Dieci tra i più bei finali della storia della letteratura

Dieci tra i più bei finali della storia della letteratura

Ci sono lettori che quando arrivano all’ultima pagina di un romanzo prendono qualsiasi cosa a portata di mano (biglietti dell’autobus, post-it, scontrini…) per coprire le ultime righe e svelarle una alla volta; ce ne sono altri che appena comprano un libro, dopo aver letto l’incipit, passano subito al finale.

Qualunque tipo di lettore tu sia, lo devi ammettere: le ultime battute di un romanzo non sono uguali alle altre. È una specie di saluto (prima di ritrovarsi) a quel compagno che ci ha portato, pagina dopo pagina, per qualche ora da qualche altra parte. Dopo averle lette, dopo aver chiuso il libro, se saremo fortunati la nostra temperatura del corpo sarà salita o scesa di un grado e quelle parole ce le ricorderemo per molto tempo.

In questa lista abbiamo raccolto alcuni tra i più bei finali dei libri che, personalmente, abbiamo amato di più. Inutile dire che sono presenti spoiler.

Fëdor Dostoevskij, Delitto e Castigo, 1866

Ma a questo punto ha ormai inizio una nuova storia, la storia del graduale rinnovamento dell’uomo, la storia della sua graduale rigenerazione, del graduale passaggio da un mondo all’altro, dell’incontro con una realtà nuova, fino a quel momento completamente sconosciuta. Questo potrebbe costituire l’argomento di un nuovo racconto, ma intanto il nostro è finito.

Louis-Ferdindand Céline, Viaggio al termine della notte, 1932

Lontano, il rimorchiatore ha fischiato; il suo richiamo ha passato il ponte, ancora un’arcata, un’altra, la chiusa, un altro ponte, lontano, più lontano… Chiama a sé tutte le chiatte del fiume tutte, e la città intera, e il cielo e la campagna, e noi, tutto si portava via, anche la Senna, tutto, che non se ne parli più.

Johann Wolfgang von Goethe, Le affinità elettive, 1809

Uno vicino all’altra, riposano insieme gli amanti. Aleggia pace sulle loro tombe, e dalla volta li guardano figure d’angeli serene, d’arcana affinità: e che momento felice, quando un giorno si ridesteranno insieme.

Umberto Eco, Il nome della rosa, 1980

Fa freddo nello scriptorium, il pollice mi duole. Lascio questa scrittura, non so per chi, non più intorno a che cosa: stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.

Italo Svevo, La coscienza di Zeno, 1923

Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.

Franz Kafka, Il processo, 1925

Con gli occhi ormai spenti K. vide ancora come i signori, guancia a guancia davanti al suo volto, spiavano l’attimo risolutivo. — Come un cane! —disse, e fu come se la vergogna gli dovesse sopravvivere.

Anthony Burgess, Arancia meccanica, 1962

Ma voi, O fratelli miei, ricordatevi qualche volta di me che fui il piccolo Alex vostro. Amen. E tutta quella sguana.

J. D. Salinger, Il giovane Holden, 1951

È buffo. Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti.

Bret Easton Ellis, American Psycho, 1991

…dopo di che sospiro, mi stringo nelle spalle e sospiro di nuovo, e sopra una delle porte mascherate da tende di velluto rosso di Harry’s vedo un cartello e sul cartello dello stesso colore delle tende c’è scritto QUESTA NON È L’USCITA.

Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare, 1952

In cima alla strada, nella capanna, il vecchio si era riaddormentato. Dormiva ancora bocconi e il ragazzo gli sedeva accanto e lo guardava. Il vecchio sognava i leoni.

Immagine via Flickr