Dieci consigli di Stephen King su come scrivere il primo romanzo

Dieci consigli di Stephen King su come scrivere il primo romanzo

“Io credo che siano molti ad avere, se pur in forma germinale, talento di scrittore e narratore, e che questo talento possa essere rafforzato e affinato. […] Per scrivere […] è opportuno costruire la propria cassetta degli attrezzi e poi sviluppare i muscoli necessari a portarla con sé”. Così scrive Stephen King nel suo saggio “On writing: Autobiografia di un mestiere”.

Spesso siamo tentati, per via di una tradizione più fortunata, a vedere lo scrittore, il pittore, il musicista (l’artista) come qualcuno baciato dalla sorte e dotato di genio. Se in parte questo è indiscutibilmente vero, dall’altra non bisogna ingigantirne l’influenza sul lavoro.

Scrivere, per esempio, prima che un atto geniale è mestiere. Un lavoro che viene svolto ogni giorno, per tante ore, con abitudine. Nella scrittura, anche se ognuno ha i suoi tempi e il suo stile, è sempre utile ascoltare i consigli degli scrittori affermati. Soprattutto quando provengono da uno che nella carriera ha pubblicato quasi cento libri: stiamo parlando di Stephen Edwin King. Nel suo libro/manuale sopra citato, vi sono disseminati molti consigli sul modo migliore di approcciare la scrittura, utile sopratutto a chi sta lavorando al primo romanzo: ne abbiamo voluti raccogliere dieci.

Cominciamo da quello più importante: a chi ci si deve rivolgere? Bisogna pensare al pubblico che un giorno leggerà il nostro libro? King è perentorio: “Prima scrivi per te, poi preoccupati del tuo pubblico”. “Quando scrivi una storia, la stai raccontando a te stesso; ma quando la riscrivi devi eliminare tutto ciò che non è la storia”.

A proposito di eliminare, King consiglia di evitare verbi passivi (segnale di timidezza), avverbi (“l’avverbio non è tuo amico”) specialmente dopo lui/lei disse, e le distrazioni: “Nella camera dove si scrive non dovrebbero esserci né la televisione, né i videogiochi e neanche il telefono“.

In generale, King consiglia (e non è l’unico) di non essere ossessionati dalla perfezione grammaticale. Il tuo obiettivo non è la correttezza, ma accogliere il lettore e raccontargli una storia. Per farlo, non bisogna avere fretta, ma prestare attenzione a tutte le parole che si scelgono. Un romanzo, un racconto o una trilogia, si scrivono sempre una parola alla volta.

Serve tempo, pazienza e calma, ma non esagerare, almeno all’inizio. Per una prima bozza datti una scadenza, ad esempio tre mesi, l’ideale. Per le revisioni e correzioni avrai tutto il tempo che vuoi.

Quando non si scrive, è importante leggere, leggere, leggere. Ma attenzione, leggere e non copiare. Lo stile degli altri, anche quello più accattivante e apparentemente semplice, non si può adattare a noi. Sarebbe meglio studiarlo per capire come l’autore ci è arrivato, piuttosto che appropriarsene.

E infine, ricorda: “Scrivere non c’entra niente con il fare i soldi, diventare famosi, ecc. Scrivere è magia, acqua di vita, alla pari di qualsiasi attività creativa. L’acqua è gratis. Forza, bevi, bevi e dissetati”.

Immagine via Flickr