Dieci tra i più begli incipit della storia della letteratura

Dieci tra i più begli incipit della storia della letteratura

Quando si è in libreria, senza idee, e si sta cercando un libro (da leggere davvero) ci si affida spesso ad alcuni fattori che possano semplificare la scelta. Se scegliamo un libro “sul momento” possiamo seguire il nome di un autore o un’autrice che conosciamo (sinonimo di qualità), quello di una casa editrice o anche, scelta assai più azzardata, decidere in base alla copertina.

Un altro potrebbe essere quello di sfogliarlo e cercare un passo decisivo che ci faccia innamorare. Generalmente l’incipit è quello che, inevitabilmente, si trasforma nel passo più decisivo (trovandosi all’inizio). Anche quello finale, ma lì il rischio è che si possa rovinare il libro (oppure no).

Nella storia della letteratura, con il tempo, si è andato sempre più diffondendo un vero e proprio culto per gli incipit dei libri. Ogni lettore ovviamente ha una classifica personale, noi abbiamo voluto fare una lista di dieci libri. Buona lettura.

Albert Camus, Lo straniero, 1942

Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: “Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti”. Questo non dice nulla: è stato forse ieri.

Vladimir Nabokov, Lolita, 1955

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti.

James Joyce, Ulisse, 1922

Solenne e paffuto, Buck Mulligan comparve dall’alto delle scale, portando un bacile di schiuma su cui erano posati in croce uno specchio e un rasoio. Una vestaglia gialla, discinta, gli levitava delicatamente dietro, al soffio della mite aria mattutina. Levò alto il bacile e intonò: “Introibo ad altare Dei“.

Marcel Proust, Dalla parte di Swann, 1913

Per molto tempo, mi sono coricato presto la sera. A volte, appena spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano così in fretta che nemmeno avevo il tempo di dire a me stesso: «M’addormento»

Philip Roth, Lamento di Portnoy, 1967

Mi era così profondamente radicata nella coscienza, che penso di aver creduto per tutto il primo anno scolastico che ognuna delle mie insegnanti fosse mia madre travestita.

Lev Tolstoj, Anna Karenina, 1877

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.

F.Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby, 1925

Negli anni più vulnerabili della giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente.

Truman Capote, A sangue freddo, 1965

Il villaggio di Holcomb si trova sulle alte pianure di grano del Kansas occidentale, una zona desolata che nel resto dello stato viene definita “laggiù”.

Gabriel Garcia Màrquez, Cent’anni di solitudine, 1967

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.

Immagine via Flickr