La differenza tra un giocatore di bowling professionista e noi

La differenza tra un giocatore di bowling professionista e noi

Da Buffalo ’66 di Vincent Gallo al Grande Lebowski di Joel Coen, passando per i Simpson, il bowling ha attraversato l’oceano e si è diffuso presto anche in Europa. Guardando le gesta di Jeffrey “Drugo” e gli amici Walter e Donny abbiamo iniziato ad appassionarci anche noi a quello sport “più conviviale” che agonistico.

La fortuna di questo sport ha portato anche all’istituzione di un corso di studi all’università: il bowling management. Dove si studia non soltanto come fare strike e la fisica che c’è dietro un tiro, ma come gestire il servizio clienti e le risorse umane per la propria sala da bowling.

Dopo qualche strike, magari due di fila, a quanti di noi è capitato di sentirsi dei campioni? È normale, ma dobbiamo “volare basso”, perché anche il più bravo non può assolutamente competere con un giocatore professionista. La differenza sostanziale tra noi e lui non è soltanto una questione di palla, di movenze o di allenamento. È una questione di punti di vista.

Quello che differenzia infatti un giocatore di bowling professionista da uno amatoriale è lo studio attento della pista. Non stiamo parlando dei cerchi o delle frecce che aiutano a indirizzare la palla, stiamo parlando del velo d’olio trasparente disposto sulla corsia.

A spiegarlo è il giocatore professionista Parker Bohn III intervistato dalla redazione di Vox. Parker è uno dei giocatori più titolati al mondo (gli hanno dedicato anche un videogioco) e nella sua lunga carriera ha vinto oltre tre milioni di dollari.

Ma partiamo dal principio: ogni pista da bowling deve essere sottoposta a una periodica manutenzione per evitare che si rovini, peggiorando la qualità del tiro. Si chiama “condizionamento”, ed è il momento in cui la pista viene lavata, asciugata e ricoperta da un velo d’olio più o meno viscoso. Conoscere come su ogni asse (sono 39) è disposto l’olio è fondamentale per eseguire lo strike.

Come sicuramente saprai, se ci hai giocato almeno una volta, per farlo bisogna “uncinare” con la propria palla il primo birillo e il secondo, o a destra o a sinistra. Così, con la giusta potenza, cadranno anche gli altri dietro la piramide.

Quella zona viene chiamata il “pocket”. Per realizzarlo è fondamentale conoscere la disposizione dell’olio. La più o meno concentrazione di olio darà una minore o una maggiore trazione alla palla. Nella parte finale della pista, quando l’olio non c’è più, la palla inizierà invece a muoversi verso l’interno per l’attrito. Bisogna calcolare precisamente il momento giusto per realizzare lo strike.

Durante i tornei le piste dei professionisti si differenziano proprio in questo (il condizionamento può essere lungo, tutta la pista è oliata, o corto). Il diverso condizionamento spinge il giocatore a cambiare strategia, lavorando di più o di meno sull’effetto che si dà alla boccia.

Ma in fondo tutto questo non ci riguarda… perché le piste del quartiere dove giochiamo sono fatte apposta per aiutarci: c’è più olio al centro così da attrarre maggiormente la palla. E a meno che il tiro non sia fatto proprio male, la boccia anche se lanciata verso l’esterno prima di arrivare ai birilli riprende in parte il giro e torna verso il centro.

Immagine via Flickr