Sta per essere digitalizzata la più antica biblioteca del mondo

Sta per essere digitalizzata la più antica biblioteca del mondo

Alle pendici del Monte Sinai, in Egitto, si trova il monastero di Santa Caterina. Il monastero cristiano più antico, fra quelli ancora esistenti. Al suo interno è custodita la più antica biblioteca intatta del mondo: contenente manoscritti e papiri di inestimabile valore storico e culturale.

Un patrimonio che sta per essere digitalizzato, e reso disponibile al pubblico di tutto il mondo. Grazie a un accordo fra l’associazione che gestisce il monastero—che è stato nominato nel 2002 Patrimonio dell’UNESCO—, la biblioteca della University of California, la Early Manuscripts Electronic LibraryArcadia Fund. Un fondo creato per finanziare filantropicamente progetti culturali di importanza mondiale.

Il monastero di Santa Caterina

Il monastero fu fatto sorgere nel 328 d.C., per volere di Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, nel luogo in cui—secondo le sacre scritture—Mosè parlò con Dio, sotto le spoglie del roveto ardente (Esodo 3, 1-6). Oggi il complesso è sotto la giurisdizione del patriarcato ortodosso di Gerusalemme. Inizialmente era una semplice cappella votiva, ma sotto l’imperatore Giustiniano il monastero crebbe.

L’imperatore fece creare una cinta di mura, e finanziò la realizzazione delle prime icone all’interno del monastero. Fra cui la più antica icona raffigurante il Cristo Pantocratore. Nella parte occidentale del monastero, inoltre, Giustiniano fece costruire una grande biblioteca, per conservare i manoscritti e i codici. Nel corso dei secoli, infatti, il monastero arriverà a conservare oltre quattromila documenti di grande valore.

Il monastero di Santa Caterina rappresenta la più grande collezione di codici antichi dopo la Biblioteca Apostolica Vaticana. E conserva codici e manoscritti in svariate lingue: greco, arabo, ebraico, e siriaco. Fra i documenti, inoltre, si trova anche la più antica Bibbia della storia, risalente al IV secolo.

Il patrimonio della biblioteca è inestimabile perché rappresenta una fase del paleocristianesimo di cui esistono poche altre testimonianze: quello in cui le prime comunità cristiane vennero influenzate dall’islam, e i primi testi sacri e le liturgie vennero tradotti anche in arabo.

Tra i testi considerati più importanti fra quelli presenti nella biblioteca, c’è il Syriac Sinaitic. Un testo risalente al VI secolo che traduce quattro canti del Nuovo Testamento in siriaco.

Il processo di digitalizzazione

Grazie all’ Arcadia Fund, che ha raccolto 980.000 dollari per finanziare l’operazione, tutto il patrimonio culturale della biblioteca del monastero di Santa Caterina sta finalmente per essere messo online. In modalità “open access”, quindi disponibile alla consultazione gratuita di tutti gli utenti del mondo.

Il progetto prevede la creazione di oltre 400.000 immagini digitali, e richiede l’utilizzo di speciali tecnologie per riuscire nell’impresa. Perché molti testi antichi sono stati, ovviamente, rovinati dal tempo.

Per questo è stato lanciato il Sinai Palimpsests Project. Che utilizza tecniche di imaging multispettrale avanzate per recuperare i testi cancellati dai documenti del monastero. Rendendo leggibili caratteri e testi che non lo sarebbero nemmeno a occhio nudo. Un vero e proprio miracolo scientifico.

Il progetto aprirà nuove strada di ricerca—ha dichiarato Peter Baldwin, responsabile dell’operazione—E migliorerà la comprensione della storia della regione cristiana.

Non resta che aspettare che l’intera biblioteca digitale del monastero di Santa Caterina sia disponibile online.

Immagini: Copertina