In questa animazione digitale l’arte di Bosch prende vita

In questa animazione digitale l’arte di Bosch prende vita

In occasione del cinquecentesimo anniversario della morte di Hieronymus Bosch (1450-1516), le iniziative per ricordare il suo genio si sono moltiplicate. Soprattutto al Museo del Prado di Madrid, dove ha trovato fissa dimora l’opera più importante dell’artista olandese: Il Giardino delle delizie.

Nello specifico, il dipinto è un trittico olio su tela, grande 220×389 cm, che secondo diversi studi sarebbe stato realizzato da Hieronymus Bosch nel decennio tra il 1480 e il 1490. Il tempo impiegato è comprensibile non appena si ha la possibilità di osservare la complessità dell’opera. D’altra parte, i suoi mille dettagli rappresenterebbero l’umanità nella sua interezza, attraverso alcune scene bibliche, tema ricorrente nel medioevo.

Secondo le ipotesi più accreditate, il trittico dovrebbe essere letto da sinistra verso destra. Nel pannello di sinistra, è descritto l’incontro nel giardino dell’Eden tra Adamo ed Eva. Nel pannello centrale—il più imponente—migliaia di figure di individui nudi, alberi da frutto e animali fantastici irrompono nella scena. Infine, il pannello di destra è una rappresentazione dell’inferno.

La storia narrata nel quadro sembra rientrare tra le “derive del peccato” descritte in molti quadri dell’epoca. Ma le congetture sul pannello centrale abbondano tutt’ora. Si tratta del paradiso perduto? È una descrizione della dissolutezza umana? Un insegnamento morale?

Per quanto non si sia ancora trovata dopo 500 anni una risposta certa, un team di giovani creativi ha comunque cercato di reinterpretare proprio il pannello centrale dell’opera. Si tratta del gruppo di artisti dello Studio Smack che ha realizzato l’opera in occasione della mostra New Delights.

L’esposizione, in corso al Moti Museum di Breda, punta a indagare come Il Giardino delle delizie abbia influito sull’operato degli artisti contemporanei e non. Lo si può notare nell’irriverente animazione digitale qui sopra che fonde l’estetica ante litteram di Bosh alle tecniche digitali del nostro tempo.

Immagine via Wikipedia