I disegni iperrealistici di Antonio Finelli mostrano la potenza del tempo che passa

I disegni iperrealistici di Antonio Finelli mostrano la potenza del tempo che passa

Esistono tanti modi di vedere l’invisibile tempo che passa, uno dei più immediati, istintivi e naturali all’essere umano, è quello scritto sulla propria pelle. Le rughe, le pieghe del viso, non a caso definiti anche “i segni del tempo“, sono la nostra carta d’identità biologica, l’impronta che gli anni lasciano su di noi.

Riprodurre tutto ciò su tela non è facile ma questo artista iperrealista sembra esserci riuscito. Ultimamente ci stiamo occupando spesso di questo tipo di pittura, frutto di un lavoro e tecnica fuori dal comune. Abbiamo visto le opere di Marcello Barenghi che sembrano uscire dal foglio, abbiamo incontrato Emanuele Dascanio, il giovane artista che realizza i suoi quadri minuziosi usando le tecniche del Rinascimento e abbiamo visto il disegno di un viso schiacciato contro il vetro della cornice realizzato con più di tre miliardi di puntini.

Antonio Finelli, classe 1985, è un artista molisano che si divide per lavoro tra Campobasso e la capitale. Il suo percorso artistico lo ha iniziato al liceo, perfezionato poi all’Accademia di Belle Arti. Ha iniziato presto a girare tutta Italia e parte dell’Europa, con le sue mostre personali e collettive.

Uno dei soggetti preferiti di Finelli è la vecchiaia. Questa viene raccontata con la potenza del tratto. Il viso di una donna e di un uomo anziani sono realizzati alla perfezione anche se incompleti.

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Se alcune zone sono curate nel dettaglio altre sono semplicemente abbozzate, spesso senza chiudere una linea di un profilo, emanando una luce fortissima e bianca. Il critico Vittorio Sgarbi le ha paragonate, non a caso, a quelle incomplete del grande scultore polacco Igor Mitoraj.

I suoi strumenti di lavoro sono matite ben affilate, gomme per cancellare e lenti di ingrandimento per i dettagli. Un segno talmente pulito ed elegante che sembra uno scatto fotografico.

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Ma così incompiuti questi disegni ci suggeriscono un senso di “inquietante spaesamento”, come lo ha definito il critico Lorenzo Canova: “Il non-finito mette in crisi le sicurezze dello spettatore generando un vero e proprio cortocircuito visivo”.

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Un’altra originale intuizione di Finelli è quella di intitolare molte sue opere come “autoritratto”. L’immedesimazione dell’artista è profonda a tal punto da rivedersi riflesso in quei visi.

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“Non sono interessato a riprodurre la vecchiaia in sé attraverso il disegno e basta, quello che mi interessa è il passaggio del tempo sul nostro corpo, sulla nostra pelle”, ha detto l’artista in un’intervista: “La nostra evoluzione, la nostra metamorfosi attraverso gli anni.”

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Immagini per gentile concessione dell’autore