Guarda il documentario su Jeff Koons, uno degli artisti più quotati al mondo

Guarda il documentario su Jeff Koons, uno degli artisti più quotati al mondo

“La mia arte non ha a che fare con il lusso, con il consumismo o con il materialismo, come sostengono in molti, ma con l’intensità. Gli oggetti senza l’uomo non sono nulla. Io mostro la magnificenza dell’energia, le sue eccitanti possibilità. L’arte ha portato trascendenza nella mia vita, ha espanso i miei parametri, e voglio espandere i parametri dello spettatore, trasmettere cosa significa sentirsi vivi. Per essere un artista devi essere generoso”.

Questo che hai appena letto è un estratto di un’intervista rilasciata qualche tempo fa al Corriere della Sera da Jeff Koons, uno degli artisti americani e contemporanei più quotati dei nostri tempi. Solo per darti un’idea: nel novembre 2013 il suo “Balloon Dog” di colore arancio—scultura a forma di cane alta tre metri che sembra un palloncino gonfiabile—è stato venduto a 58,4 milioni di dollari all’asta tenutasi da Christie’s, a New York.

Per le sue creazioni, Jeff Koons  utilizza da sempre vari materiali e diverse tecniche. Dagli aspirapolvere nelle teche ai palloni da basket galleggianti, dalle ceramiche ai balloons di acciaio inossidabile alla serie fotografica Made in Heaven, l’incessante e particolare produzione di Koons ha fatto sì che diversi critici l’abbiano più volte indicato come il naturale erede di Andy Warhol.

A voler essere esatti, però, la notorietà dell’artista americano è cresciuta anche grazie ad altrettanti critici che lo hanno biasimato per il suo lavoro definendolo “kitsch”—ovvero di cattivo gusto, grossolano, appariscente. Ed è proprio da questo punto che parte un bellissimo documentario di otto minuti che riassume in breve i lavori più famosi di Koons.

A commissionare il documentario è stato il MOCA di Los Angeles, mentre a scriverlo e a dirigerlo il regista Oscar Boyson. Inoltre, se presti attenzione, noterai che la voce narrante appartiene a una grande attrice: stiamo parlando di Scarlett Johansson. All’inizio del video, la musa di Woody Allen parte elencando tutti i materiali utilizzati da Koons, per poi passare agli aggettivi più utilizzati negli anni per descrivere le sue opere. L’ultimo della lista? “kitsch”, per l’appunto.

Arrivati a questo punto viene introdotto Jeff Koons, il quale risponde in maniera definitiva, educata e asciutta ai suoi detrattori. “Kitsch è una parola a cui non credo per nulla”, afferma come se non ci fossero margini per una replica. Anche se, in effetti, il cantante Pharrell Williams, presente nel video, spiega che, in un certo senso, “[noi artisti] abbiamo bisogno degli hater”.

Inoltre, sempre nel documentario, Scarlett Johansson dà gli unici cenni biografici utili sull’artista per capire da dove sia nata in lui la passione per l’arte “destabilizzante”: nato nel 1955 a York, Pennsylvania, Koons osserva per anni il lavoro di decoratore d’interni del padre, grazie al quale impara a “capire come un ambiente possa manipolare le emozioni di un individuo”. Poi, imparati tutti gli insegnamenti possibili, Koons nel 1976 si trasferisce a New York, dove inizia la sua ascesa verso il successo.

Tra le curiosità inserite nel video, infine, è da citare la parte in cui Scarlett Johansson cita i diversi artisti del passato—come Manet, Masaccio, Bernini—che hanno ispirato Koons, per sottolineare quanto “la sua arte sia un mix di tutto ciò che di bello abbiate mai visto”, tra passato e presente, antico e contemporaneo. Basti pensare per esempio alla statua in cera della cantate Lady Gaga che compare sulla copertina dell’album ArtPop, in cui vi sono dei riferimenti alla “Nascita di Venere” di Botticelli.

La copertina si vede dal minuto 3:14. Per vedere altre opere di Jeff Koons, visita il suo sito.

Immagini | Copertina