Di cosa hanno paura le menti più brillanti del pianeta

Di cosa hanno paura le menti più brillanti del pianeta

Ogni anno, ricercatori eminenti nei campi della fisica, della tecnologia, della biologia, e delle scienze cognitive si chiudono virtualmente in una stanza assieme a filosofi, scrittori, musicisti per rispondere a una domanda: Cosa credete che sia vero, anche se non siete in grado ancora di provarlo? Quali sono le ragioni per essere ottimisti? Qual è la vostra spiegazione preferita, per profondità, eleganza o bellezza? Quale concetto scientifico dovrebbe essere più ampiamente conosciuto? Di cosa dovremmo preoccuparci, ovvero, di cosa avete paura?

Sono alcune delle domande che, una all’anno dal 1996, la fondazione Edge pone ai migliori “cervelli” del mondo che siano disposti a dialogare. E a render note le domande che essi stessi si pongono sul futuro. Ne escono interessanti proposte per interpretare il contemporaneo, e spiragli attraverso cui guardare al futuro. All’insegna dell’auspicabile superamento delle barriere fra i saperi scientifici e umanistici. La domanda del 2017 è stata “Quale concetto scientifico dovrebbe essere più ampiamente conosciuto?” Ma la più nota, d’altronde sempre attuale, è quella del 2013: Di cosa dovremmo preoccuparci?” Prima di scoprire alcune delle risposte, un po’ di storia.

Le “domande dell’anno”

John Brockman, agente letterario di vari scienziati (anche premi Nobel), è presidente della Edge Foundation dal 1998. L’associazione, nata per promuovere il progetto della “Terza Cultura” (dall’omonimo libro di Brockman), è un’emanazione del progetto stesso. Che di fatto è una comunità. Fluida e internazionale, di personalità provenienti principalmente dal mondo della ricerca, coordinate dal fondatore. Secondo il suo propugnatore, la Terza Cultura consiste nell’attività di “quegli scienziati che sanno dire cose nuove e interessanti sul mondo e su noi stessi: che le sanno raccontare a un pubblico vasto, diffondendo la conoscenza oltre i confini angusti dell’accademia”. Presentando conoscenze “alla frontiera dei campi della biologia evoluzionistica, della genetica, dell’informatica, della psicologia e della fisica”.

via Unsplash

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Puoi giudicare tu stesso l’aderenza tra risultati e intenzioni nella vetrina della fondazione, il sito ufficiale di Edge. Dove si svolgono discussioni su problematiche cruciali. E puoi trovare tutte le domande dell’anno, con le numerose risposte, dal 1998 al 2017.

Quali concetti scientifici dovrebbero essere più conosciuti?

La domanda più recente, “quali concetti scientifici dovrebbero essere più conosciuti?”, è stata posta a più di 200 personalità. Le risposte sono divulgative, serie ma non pedanti. Brian Eno, ad esempio, ha posto l’accento sul bias di conferma. Una scelta cautelativa, legata all’atteggiamento diffidente e disincantato verso la tecnologia e il web, mostrato ultimamente dal grande musicista. Ma la sua proposta riguarda la mente, non la tecnologia: secondo Eno, tutti dovrebbero avere una maggior consapevolezza del pregiudizio di conferma, per fuoriuscire dalla “trappola mentale” e trovare lo stimolo a cambiare idea più spesso.

Il neuroscienziato Steven Pinker invece considera il secondo principio della termodinamica. La sua formulazione basata sull’entropia, per cui, in un sistema isolato, l’entropia è una funzione non decrescente nel tempo. Cioè non diminuisce mai. I sistemi non connessi con l’esterno, dunque, tendono a essere omogenei, monotoni, e insieme meno organizzati. Pinker ha dunque gioco facile nel fare di questa legge fisica una metafora con cui leggere il sociale.

Di cosa hanno paura le menti più brillanti del pianeta

Quali problemi preoccupano le menti più brillanti del pianeta? Puoi trovare tutte le 150 risposte in un libro, oltre che sul sito di Edge. Ripartiamo proprio da quella di Brian Eno. Lo preoccupa il fatto che le persone intelligenti—comprese quelle che contribuiscono a Edge—non si occupino di politica.

La maggior parte delle persone intelligenti che conosco non vuole avere niente a che fare con la politica. La scansiamo come la peste. Come la scansa pure “Edge”, in effetti. Accade perché sentiamo che nel campo della politica nulla di significativo possa verificarsi? […] Quali che siano le ragioni della nostra acquiescenza, la politica viene fatta comunque—solo, non da noi. […] Noi non facciamo politica. Ci aspettiamo che qualcun altro la faccia al posto nostro, e ci lamentiamo quando quel qualcuno la fa nel modo sbagliato.

via Unsplash

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Le bellissime osservazioni dell’informatica Ursula Martin ci invitano a non perdere l’abitudine a osservare e descrivere le cose da vicino. O ad acquisirla. Secondo la professoressa, si può iniziare con qualcosa di semplice, come una patata. Prenderla da un mucchio, osservarla bene, rimescolarla nel mucchio, ritrovarla. Osservazione e descrizione sono ferri del mestiere dello scienziato come dello scrittore.

I libri e le lettere di Darwin sono stracolmi di descrizioni accuratissime. […] Shakespeare e il suo pubblico conoscevano non solo le erbe infestanti, ma anche i loro rispettivi habitat, e la differenza fra un terreno coltivabile e un altro adibito al pascolo permanente. […] Google può regalarci un’oretta lieta nella ricerca di dati sulla fumaria officinale: ma nessuna estrazione di dati può prendere il posto dell’attenzione, della precisione profusa da Darwin e da migliaia di altri naturalisti ed ecologisti professionali o amatoriali.

Fumaria officinalis, via Wikipedia

Fumaria officinalis, via Wikipedia

Infiniti universi, e così poco tempo

Il fisico teorico Lawrence M. Krauss si concentra invece sul fatto che ci sia un numero incredibile di universi, ma che noi siamo in grado di studiare soltanto il nostro.

Grazie ai due pilastri della fisica del XX secolo, la teoria della relatività e la meccanica dei quanti, ora sappiamo che le informazioni che possiamo ottenere sull’universo sono limitate dalle nostre particolari condizioni. […] Le attuali teorie suggeriscono che il nostro universo, probabilmente, non è l’unico. […] Ma, proprio come un epidemiologo, osservando un solo paziente, poco può dire circa le cause di una certa condizione—poiché potrebbe essere impossibile conoscere cosa è normale e cosa no—se possiamo studiare solo un universo (il nostro), allora potremmo non essere in grado di stabilire empiricamente se le leggi che consideriamo fondamentali lo siano davvero, o siano accidentali.

via Unsplash

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Puoi leggere tutte le altre risposte sul sito di Edge. (Qui puoi consultare un indice, in italiano). Concludiamo con la risposta della “mente” forse più bizzarra fra quelle riunite da Edge, Terry Gilliam:

Ho smesso di rispondere alle domande. Mi limito a fluttuare su uno tsunami di accettazione di tutto quello che la vita mi manda davanti… e resto a bocca aperta come uno sciocco.

Immagini: Copertina