La drammatica conquista del Cervino nel 1865

La drammatica conquista del Cervino nel 1865

Il più nobile scoglio d’Europa“ come l’ha definito John Ruskin. La terza montagna più alta d’Italia: il Cervino. 4478 metri s.l.m. Un gioiello scuro, isolato e imbronciato, incastonato tra le Alpi Pennine, lungo il confine con la Svizzera

Una montagna esteticamente perfetta, quattro facce e due punte. In lingua tedesca è chiamata “Matterhorn”. In francese “Servin”. Horace-Bénédict de Saussure, tra i primi cartografi del Regno di Sardegna, nella seconda metà del ‘700, trascrive il nome sbagliato. Al posto della s iniziale mette una c. Ed ecco che nasce il Cervino.

Per anni è stata considerata una vetta impossibile da conquistare. Una delle ultime cime delle Alpi da raggiungere. Per farsi un’idea: il Monte Bianco era stato conquistato nel 1786.

I primi tentativi

Siamo in quella che è stata chiamata “fase di conquista” dell’alpinismo. Se prima l’alpinismo veniva praticato a scopi principalmente scientifici, in questa nuova fase subentra l’aspetto sportivo e competitivo. “Un alpinismo fine a se stesso”, come lo ha definito Stefano Vizio su il Post

Il primo ad avvicinarsi alla montagna è stato l’abate Amé Gorret. Accompagnato da alcune guide di Valtournenche, tra cui gli italiani Jean-Antoine e Jean-Jacques Carrel e Jean-Joseph Maquignaz

Negli anni successivi, tra il 1857 e il 1865 si contano 15 tentativi di ascesa. Tutti senza lieto fine.

La prima ascensione del Cervino

L’alpinista Edward Whymper, che aveva già provato, nel 1865 contatta l’amico e rivale Jean-Antoine Carrel per una scalata insieme. Whymper fa l’incisore e si è innamorato delle Alpi dopo un viaggio tra l’Italia e la Svizzera. È giovanissimo: ha soli 25 anni. Ma nonostante l’età ha già collezionato una bella serie di scalate. Purtroppo Carrel non può partecipare con Whymper. Ha già preso un impegno con il Club Alpino Italiano. In particolare con il suo fondatore e allora Ministro delle finanze del Regno d’Italia, Quintino Sella. Il piano del Ministro è quello di “riportare” l’Italia in cima all’Europa. La vetta del Cervino era l’unica rimasta e doveva essere conquistata da una cordata “di soli italiani”. Gli inglesi, riportano i giornali dell’epoca, “scorrazzavano troppo” sulle montagne italiane. Il gruppo guidato da Carrel, parte l’11 luglio. Seguendo la via italiana. 

Whymper, dopo il rifiuto di Carrel, torna a Zermatt, deluso dal comportamento del collega. Decide di portare a termine da solo la missione. O meglio, con altri sei uomini. Tra cui Michel Croz, la guida più brava e richiesta di Chamonix. Loro partono dal versante svizzero. Scalando la Cresta dell’Hörnli.

Sono proprio quest’ultimi ad arrivare in vetta, prima degli italiani, alle 13.40 del 14 luglio

Il mondo era ai nostri piedi e il Cervino era conquistato. Hurrà! Non si vedeva nessun’altra impronta.

Dalla vetta guardano in basso la squadra italiana guidata da Carrel. Puntini neri a centinaia di metri. Vogliono avvertirli e si mettono a urlare. Per attirare l’attenzione lanciano anche qualche pietra. A quel punto gli italiani si accorgono di essere stati preceduti. Ammettono la sconfitta e tornano a casa. Ripartiranno il 16 luglio, raggiungendo la vetta il giorno dopo.

Il disastro della discesa

Durante la discesa di Whymper e Croz avviene la tragedia. I sette, legati tutti insieme, sono posizionati con il più esperto Croz in testa. Seguito da Hadow, un ragazzo inesperto, e poi via via gli altri. Procedono tutti allo stesso passo. Ma Hadow è esausto. Non sa dove mettere i piedi. Letteralmente. Glieli mette al posto giusto Croz. Dopo un passaggio difficile e dopo aver aiutato il ragazzo per l’ennesima volta, succede il dramma. Hadow scivola da fermo e colpisce con i piedi Croz facendolo cadere. I due tirano giù gli altri. Ma al quinto la corda, logora, si spezza. E i primi quattro cadono giù per oltre mille metri di altezza. I tre superstiti aggrappati sono sconvolti. Ci mettono mezz’ora a riprendersi dallo shock. La sera rientrano a Zermatt e danno la notizia ai soccorritori.

È la prima grande tragedia dell’alpinismo moderno e il suo impatto sull’opinione pubblica è gigantesco. Tanto che in Inghilterra vogliono addirittura proibire la pratica. Definita dallo scrittore Dickens, “più folle del gioco d’azzardo“. Oggi sono tanti i libri che ne custodiscono la memoria. Un momento nella storia dell’alpinismo dalla doppia natura: straordinario per un verso e drammatico dall’altro

Per approfondire: ti consigliamo di leggere il libro di Edward Whymper, La salita del Cervino e quello di Pietro Crivellaro, La battaglia del Cervino. La vera storia della conquista. Recupera il documentario “La conquista del Cervino” di Luciano Viazzi, del 1962. E ascolta la puntata Wikiradio di Gian Luca Favetto.

Immagine di copertina di Sven Scheuermeier