Ecco com'erano in origine le statue greche e romane

Ecco com'erano in origine le statue greche e romane

Siamo abituati ad ammirare e studiare le statue di marmo romane e greche nel loro bianco latteo: è così che conosciamo da sempre questi reperti, fin da quando, durante il Rinascimento, furono rinvenuti i primi esemplari. Ma la realtà è che in origine le statue erano colorate.

Per diverso tempo si è creduto che gli scultori greci e romani avessero lasciato le loro opere bianche per una precisa scelta artistica: un modo per evocare candorepulizia e una bellezza eterea. E fu lo storico dell’arte Johann Joachim Winckelmann a teorizzarlo, nel diciottesimo secolo.

Grazie a degli scavi più approfonditi, però, alcuni reperti mostrarono chiari segni di una pigmentazione cromatica sopra il marmo. Segno che i greci e i romani erano abituati a colorare le statue dopo averle scolpite.

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Da oltre vent’anni l’archeologo Vinzenz Brinkmann porta avanti un progetto artistico-storico mirato a sfatare le normali credenze sulle statue greche e romane: grazie a dei calchi di gesso ha ricreato delle copie delle varie opere artistiche, e le ha colorate utilizzando gli stessi pigmenti—soprattutto polveri minerali piuttosto costose e rare—che utilizzavano gli antichi greci e gli antichi romani.

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Per capire come fosse la colorazione originale, l’archeologo ha svolto studi approfonditi, durati anni, cercando di restituire alle statue il loro antico splendore. Quando non è riuscito a risalire alla probabile colorazione di alcune opere, le ha lasciate bianche.

Le sue mostre hanno fatto letteralmente il giro del mondo, suscitando reazioni piuttosto entusiaste: quando ha visitato Atene, poi, Brinkmann ne ha approfittato per esporre alcune delle sue creazioni sull’Acropoli.

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