Edvard Munch, guida all’artista dell’Urlo

Edvard Munch, guida all’artista dell’Urlo

Riconosciuto come uno dei maggiori esponenti dell’espressionismo, l’artista norvegese Edvard Munch è passato alla storia soprattutto per un’opera: L’Urlo. Realizzato alla fine della seconda metà dell’Ottocento in quattro versioni diverse—di cui la più nota è conservata attualmente alla Galleria nazionale di Oslo—il dipinto racconta di un’angoscia interiore e soprattutto interiorizzata dall’artista durante tutta la sua intera esistenza.

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Il malessere interiore, che Munch si trascinerà dietro per tutta la vita, deriva dalle sue esperienze personali e soprattutto familiari. Nato a Løten nel 1863 nella fattoria di famiglia, l’artista norvegese è il secondo di cinque figli. Durante i primi anni di vita, però, deve subito affrontare due grandi perdite: la morte della madre ammalatasi di tubercolosi prima, quella della sorella Sophie poi.

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Sophie era la sorella a cui Munch era maggiormente legato. Ed è proprio nel momento in cui gli viene a mancare la sua confidente, capisce che la pittura a cui lo spinge Karen—la sorella maggiore che aveva preso nel frattempo le veci della madre—è davvero l’unico modo per esorcizzare la propria tristezza. Così nel 1885 realizza “La fanciulla malata, opera in cui fa colare del diluente sulla vernice per rendere il tutto opaco come un pianto.

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Dopo aver lasciato gli studi di ingegneria che il padre voleva intraprendesse e frequentato gli ambienti bohémien di Oslo, grazie alle sue opere da esordiente Munch vince una borsa di studio che lo porta a trasferirsi a Parigi. Lì, giunge la notizia della morte del padre che lo porta ad abusare sempre più dell’alcol a ogni ora del giorno.

Al di là dei tormenti interiori, l’artista norvegese riesce comunque a raggiungere la fama. È il 1891, l’anno del “Caso Munch”. Accade tutto a Belino, quando dopo essere stato invitato a esporre, Munch viene allontanato e le sue opere ritirate dagli accademici perché troppo distanti dal senso estetico vigente.

Nel frattempo, dopo aver avuto una relazione con una donna spostata, Munch inizia a intrecciare una relazione tormentata con Tulla Larsen, una ricca ereditiera. Durante una forte lite, il pittore però perderà un dito a causa di un colpo di pistola.

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Nei primi anni del Novecento i problemi di alcolismo di Munch sono arrivati al limite. Così, dopo le pressioni del suo medico e degli amici più fidati, il pittore norvegese decide di ritirarsi in una villa un po’ appartata nei dintorni di Oslo.

Solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1927, i familiari riescono ad accedere nell’ala della casa in cui Munch non faceva mai accedere gli ospiti. Dentro vi trovano stipati 1008 dipinti, 4443 disegni, 378 litografie e oltre quindicimila stampe che oggi sono conservate all’interno del Munch Museum.

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