Edward Hopper, il pittore che racconta la solitudine americana

Edward Hopper, il pittore che racconta la solitudine americana

Edward Hopper è considerato uno dei maggiori pittori realisti americani ed è universalmente riconosciuto per avere dipinto la solitudine del ‘900. I suoi quadri dai colori pastosi e bui, descrivono spesso paesaggi metropolitani deserti, case private e locali pubblici, con esseri umani statici e bloccati nella tela, quasi imprigionati nel quotidiano. Un realismo che comunica allo spettatore un forte senso di inquietudine metafisica.

A proposito della sua pittura metafisica, lo scrittore francese André Breton, padre spirituale del surrealismolo accostava a Giorgio de Chirico per le sue scene immerse nel silenzio e nella luce artificiale. Le figure umane rappresentate sono tutte drammaticamente estranee e si nota una grande incomunicabilità tra i soggetti.

Hopper, il “pittore che sapeva dipingere il silenzio”

Hopper sapeva dipingere il silenzio e infatti la sua opera più riconoscibile è Nighthawks, I nottambuli del 1942, dove è dipinto un locale nel pieno della notte, in una strada deserta, probabilmente a Manhattan. All’interno alcuni clienti. Non c’è alcuna interazione tra i protagonisti, ciascuno di loro è immerso nei propri pensieri, nessuno di loro parla e nessuno si guarda, come a simboleggiare un atteggiamento di profonda solitudine. Un altro elemento che definisce questo sentimento è l’ambiente dove sono collocati. Sembra che i protagonisti siano inseriti in un acquario urbano, una cella di vetro, senza nemmeno una porta da cui uscire.

Le opere di Hopper e la sua fortuna

Hopper non amava che le sue opere fossero relegate al tema della solitudine come asse portante della sua arte. “Questa storia della solitudine è esageratadiceva all’amico Brian O’Doherty, tuttavia nei suoi dipinti newyorkesi il disagio degli esseri umani si fa sentire molto forte. Come in un altro quadro un po’ sinistro: Finestre di notte, Night Windows, del 1929. Il dipinto raffigura un piano alto di un palazzo, con tre aperture, che danno su una stanza illuminata. All’interno si intravede una figura e nell’insieme è palpabile una forte sensazione di inquietudine, data anche dal fatto che è notte.

Il voyeurismo di Hopper

Un disagio dato anche dal fatto che Hopper dipinge osservando dentro le case e i locali, in una sorta di atto voyeuristico, quasi a voler violare la privacy dei suoi soggetti. Ecco cosa caratterizza le grandi metropoli: il fatto che anche al chiuso si è sempre alla mercé dello sguardo altrui un po’ come nel film di Alfred Hitchcock dello stesso periodo delle sue opere, La finestra sul cortile, dove il protagonista spia i vicini dalla finestra in maniera quasi ossessiva.

Hopper e la psicanalisi: il tema del doppio

Nella luce fredda dei quadri di Hopper, si intravede tutto il male di vivere. C’è forse un bagliore di speranza in qualche suo dipinto come Chop Suey, il dipinto ad olio del 1929, che ritrae due donne sedute in un ristorante cinese. Al centro della composizione, una di fronte all’altra, due donne conversano in una scena apparentemente ordinaria in cui però alcuni studiosi hanno voluto vedere trapelare l’inquietudine del doppelgänger, nel rispecchiarsi delle due donne vestite in modo molto simile.
Il tema del doppio è un concetto che fa parte di molte culture e tradizioni: dalla cultura esoterica e psicanalitica (come il mito di Narciso collegato al disturbo narcisistico di personalità), fino alla tradizione letteraria di autori come Pirandello con Il fu mattia Pascal, oppure Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde e così via.

Nei quadri di Hopper, hanno avuto sempre molto spazio le figure femminili. Cupe anch’esse e cariche di significato simbolico, pensierose, con lo sguardo perso, seminude e malinconiche, trasmettono attesa e riflessioni profonde. Anche quando sono illuminate dai raggi del sole che sembra essere l’unico motivo di conforto, come nel dipinto qui sotto, Sole di mattina del 1952.

Una dimensione psicoanalitica che ha sempre fatto parte delle intenzioni dell’artista, proteso alla ricerca all’analisi interiore dei suoi soggetti femminili.

View this post on Instagram

#EdwardHopper’s ‘Cape Cod Morning’ (1950).

A post shared by Teo Dimov (@teodimov) on

Per approfondire: se vuoi vedere una photogallery del pittore, puoi vedere qui tutte le opere di Hopper. Per ammirare i quadri dal vivo devi invece andare a New York. Al Whitney Museum of American Art per esempio, dove si trova la sua raccolta principale. Anche il MoMa custodisce molti pezzi. Il Metropolitan vanta circa 30 tele, di cui si segnalano i classici paesaggi del New England.

Cover: Wikipedia