"L'arte appartiene all'eternità": Egon Schiele, il genio tormentato dell'arte viennese

L’arte non può essere moderna, l’arte appartiene all’eternità.

Il 2018 è il centenario della morte di Egon Schiele, il geniale e—per dirla con un termine molto inflazionato oggi—provocatore pittore austriaco. È passato un secolo, eppure i suoi dipinti di nudi generano lo stesso effetto.

Nel dicembre dell’anno scorso, in occasione di due mostre tenute a Vienna in onore dei suoi due grandi pittori, Klimt e Schiele, erano stati affissi in giro per l’Europa i cartelloni pubblicitari con le tele più famose. A Londra sono state però ritenute “inadatte”.

Nel 1912 Egon Schiele, come ricorda il giornalista Francesco Maselli sulle pagine de Il Foglio, “fu condannato e incarcerato per oltraggio alla morale e un suo dipinto bruciato in pubblico per ordine della magistratura”.

Più di un secolo dopo, il direttore della fondazione Hartung-Bergman, Thomas Schlesser, ha dovuto ricordare che:

Si censura soltanto ciò di cui si teme la forza che sia espressiva, sociale o politica; è quindi l’occasione per ricordare che gli artisti prendevano dei rischi per l’emancipazione delle coscienze.

O per dirla con le parole di Schiele:

Nessuna opera d’arte erotica è una porcheria, quand’è artisticamente rilevante; diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è un porco.

egon schiele

Agonia, 1912. Via

Egon Schiele, la nascita di un genio

Nato il 12 giugno del 1890, alla stazione dei treni di Tulln (il padre era capostazione, morirà di sifilide nel 1905)—un piccolo centro vicino Vienna—è però nella capitale austriaca che Egon muove i suoi primi passi.

Vienna alla fine dell’Ottocento (e lo sarà fino ai primi anni del secolo successivo) è una città viva, luogo di incontro di culture diverse e di movimenti indipendentisti. Il clima sociale e la situazione politica ne fanno un centro ideale dove artisti da tutta Europa si incontrano e si confrontano.

Ma dopo la morte del padre—cruciale nel percorso artistico e identitario del figlio— Egon viene affidato allo zio. Con la madre non ha un buon rapporto. All’inizio si pensa per lui una carriera nelle ferrovie. Poi, guardando i suoi primi disegni, lo zio decide di assecondare la sua vena artistica.

Egon Schiele

Autoritratto con testa abbassata, 1912. Via

Entra all’Accademia di belle arti di Vienna nel 1906 soltanto per abbandonarla tre anni dopo. Preferisce studiare da solo, sul campo e frequentare i cafè, in uno dei quali incontra Gustav Klimt. Il primo momento importante della sua carriera. Tra i due si instaura un rapporto di amicizia con qualche punta di costruttiva rivalità.

Klimt, già affermato, aiuterà il suo “favorito” a trovare i modelli per i suoi quadri e i mecenati. Lo segue economicamente fino al suo debutto, alla Wiener Werkstätte. È il 1908. Schiele morirà precisamente dieci anni dopo. Di lui rimangono oggi circa trecento dipinti e più di tremila disegni su carta.

L’espressionismo di Schiele

Fin dalle sue prime mostre, di Schiele stupisce il suo forte spirito anti-accademico. Il suo stile si codifica come espressionista. Corrente cui darà il via anche con il contributo di Kokoschka.

A un primo sguardo si mostra, in tutta la sua potenza, la sua ossessione erotica. Il disfacimento, la distorsione dei corpi esprimono l’angoscia del suo autore, e per estensione la tragica dimensione esistenziale dell’uomo. Come ha scritto Ilaria Urbinelli su Artwave:

La sua personalissima autonomia artistica […] la trovò sulla rotta di collisione tra spazio e tempo, tra impulso di eros (vita) e di thanatos (morte): è proprio nell’intreccio di questi due elementi che l’artista ricercava l’ intensa somma delle proprie emozioni, la profondità di un sentimento totale.

Straordinario è soprattutto l’uso che fa Schiele del colore, non naturalistico. Sono tanti i giudizi positivi sulle sue opere, ma tanti anche quelli negativi. Quella tensione emotiva, sessuale, anche in un solo sguardo è per qualcuno insostenibile. Il suo nome, nonostante la giovanissima età, affianca, nelle mostre di quegli anni, quello di altri mostri sacri dell’arte moderna. Munch, Matisse, Gauguin e van Gogh.

L'abbraccio, 1912. Via

L’abbraccio, 1917. Via

Su una superficie ruvida e scabra, Schiele mostra senza falsi pudori, un erotismo scevro di moralismi e senza gioia, dove protagoniste sono fanciulle dal volto infantile e dall’atteggiamento deliberatamente impudico, donne dominate da una sessualità disinibita e urlata nel silenzio della loro anima.

Schiele predilige le figure femminili, anche infantili. La sorella Gerti, l’amata Wally, la moglie Edith. Le modelle sono soprattutto le donne della sua vita, breve ma molto intensa.

La condanna per pornografia e la morte

Proprio durante la relazione con Wally—siamo nel 1912—i due si trasferiscono poco lontano da Vienna, nel piccolo centro di Neulengbach. Qui la coppia trova un ambiente ostile che disapprova la sua condotta disinibita. Un ufficiale di marina accusa Egon di aver sedotto e rapito la figlia, non ancora quattordicenne. L’artista viene arrestato e imprigionato per un breve periodo. Al processo viene accusato però per le sue opere, ritenute pornografiche. Forse questo il vero motivo dell’arresto. Alcune verrano impietosamente bruciate.

Egon Schiele

Il mulino, 1916. Via

Turbato da quell’esperienza—rimane traccia nel suo importante Diario del carcere, ricco di riflessioni sull’arte—torna a Vienna. Ma il mondo sta cambiando. Lo scoppio della Prima guerra mondale (crollo politico e sociale rappresentato magnificamente nella tela, “Il mulino”), lo costringe al fronte, anche se avrà il permesso di continuare a dipingere. Nell’aprile del 1918, dopo la morte di Klimt, Schiele diventa il pittore più importante di tutta l’Austria. Ha solo 28 anni. Li avrà per sempre. Colpito dall’influenza spagnola.

Dove vedere i quadri di Schiele

Ovviamente a Vienna: esposti alla Österreichische Galerie Belvedere (qui si trovano alcune delle sue tele più belle, L’abbraccio e La famiglia), accanto ai dipinti di Klimt e Kokoschka. Ma soprattutto al Leopold Museum, dove si trova la più grande collezione di Schiele. Su wikiart puoi invece consultare una ricca collezione digitalizzata di più di 280 quadri del genio austriaco.

Madre con due bambini, 1911. Via

Madre con due bambini, 1915. Via

Immagine di copertina | Ragazza con calze grigie, 1917