"Senza crisi non ci sono sfide": un pensiero di Einstein per il presente

Ogni crisi è sempre un’occasione per progredire. Lo ricordava Albert Einstein, l’autore delle teorie della relatività ristretta e della relatività generale, uomo eccentrico e ribelle, umanista e pacifista—celebre il suo scambio di opinioni con Freud sulle ragioni della guerra. Una delle personalità più importanti del Novecento, Einstein, e anche una delle più anticonformiste (leggi qui il suo bellissimo messaggio a Marie Curie) e controverse: si ricorda soprattutto, sotto questo aspetto, la sua contrarietà alla fisica quantistica—“Dio non gioca a dadi con l’universo”, diceva: riteneva, cioè, che se la proprietà di un oggetto può essere osservata anche senza che sia osservato l’oggetto, allora quella proprietà non può essere stata creata dall’osservazione, ma deve esistere prima di essa.

A proposito di Dio, Einstein non credeva in una divinità personale. E non dava troppa importanza a domande sul senso della vita. Per lui, un senso c’era.

Qual è il senso della vita umana, e della vita organica in generale?Rispondere a questa domanda implica comunque una religione. Mi chiederete, allora: ha senso  porla? Rispondo così: l’uomo  che  considera  priva di senso la  propria  vita  e quella  delle creature consimili non è semplicemente un disgraziato, ma quasi uno squalificato alla vita.

Einstein aveva una passione quasi fede per la conoscenza. Che, per lui, era sinonimo di antidogmatismo. E non poteva fare riferimento a un dio “a immagine dell’uomo”. La conoscenza, per Einstein, doveva tantissimo all’immaginazione (anche, e soprattutto, nel suo caso, matematica) degli anticonformisti. Che spesso vanno consapevolmente incontro all’incomprensione dei contemporanei.

Queste convinzioni, come anche la citazione sopra, si trovano nella prima raccolta di scritti non scientifici di Einstein, Mein Weltbild.

“Come io vedo il mondo”: i pensieri dell’uomo Einsten

Un’antologia pubblicata nel 1934, nello stesso anno tradotta negli Stati Uniti—dove lo scienziato si era rifugiato per non mettere più piede in Germania—col titolo “The Wolrd as I see it“, e poi diffusa anche in Inghilterra. La raccolta di scritti, considerevolmente ampliata nel 1953 per le cure di Carl Seelig, fu intitolata da noi “Come io vedo il mondo“, e ancora oggi la trovi in libreria.

Un’antologia che aveva lo scopo di far conoscere “l’uomo” Einstein. Un uomo che afferma di amare la vita semplice, che ha la democrazia come ideale, è ostile alle differenze di classe e al servizio militare obbligatorio, e che, come ogni persona ambiziosa, non considera stare bene un’ambizione.

Non  ho  mai considerato  l’agiatezza  e  la felicità  come fini in se stessi,  una  tale  base etica  la ritengo  più  adatta a un branco di porci.

Gli scritti raccolgono anche le sue riflessioni sul pacifismo, l’irrazionalismo e il nazismo. Sulla cooperazione umana e sulla lotta per combattere il dolore e l’ignoranza. Proprio affrontando questo argomento, Einstein ci offre le sue considerazioni sul concetto di “crisi”.

Einstein ci ricorda che ogni crisi è sempre un’occasione per progredire. Einstein credeva, con Schopenhauer—lo sostiene nel saggio introduttivo di “Come io vedo il mondo”—che l’uomo “può fare come vuole, ma non può volere come vuole”. Dai nostri stessi limiti deve nascere la forza di affrontare le sfide che abbiamo di fronte. Ed è proprio in momenti di grande difficoltà che spesso si riesce a tirar fuori il meglio nella ricerca di soluzioni. E si sente il bisogno di migliorare.

Le parole di Einstein: dalla crisi nascono merito, coraggio e competenza

Smettiamola di pretendere che le cose cambino, mentre noi continuiamo a fare le stesse cose.

Una crisi può essere una vera benedizione per chiunque, per le persone e per le nazioni. Perché dalle crisi scaturiscono progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorgono l’inventiva, le scoperte, le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’.

Chi attribuisce un suo fallimento alla crisi, trascura il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. Solo l’incompetenza è vera crisi. Il maggiore svantaggio di persone e nazioni è la pigrizia con cui si affronta la ricerca di una soluzione ai problemi. 

Senza crisi non ci sono sfide. E senza sfide, la vita diventa routine: una lenta agonia. Non c’è neanche merito senza crisi. È in momenti di crisi che abbiamo la possibilità di mostrare quanto di meglio c’è in noi. Senza crisi, ogni vento cede alla bonaccia. Nella crisi emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlarne significa incrementarla. Non parlarne significa esaltare il conformismo. Piuttosto, lavoriamo duro. E fermiamo, una volta per tutte, l’unica crisi davvero pericolosa e tragica: la mancanza della volontà di superarla.  

Qui “Come io vedo il mondo”.

Immagine: Copertina