Elio Petri, l'autore

Elio Petri, l'autore "scomodo" del cinema politico italiano

In E tu chi eri? (1973), un libro di interviste sull’infanzia a 26 celebrità intellettuali, Dacia Maraini intervistò anche Elio Petri, l’autore di uno dei 100 thriller più belli di sempre: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.

D. Puoi dire di aver avuto un’infanzia felice?
R. Nessuno può avere un’infanzia felice.
D. E perché?
R. C’è la felicità della scoperta della vita, sì. Ma è guastata dalla repressione. I bambini andrebbero lasciati liberi di fare quello che vogliono. Si può insegnare loro a portare calze e scarpe, a pulirsi il naso, a non mettersi le dita in bocca, cioè dare loro una coscienza scientifica del proprio corpo. Ma per il resto bisognerebbe lasciarli liberi. Cosa che la società non fa. Soprattutto quando il rapporto con la natura investe il sesso. Qualunque inibizione in questo campo è sbagliata ed è fonte di infelicità.

Insomma, forse aveva ragione Leonardo Sciascia quando, intervenendo nella polemica sul film di Petri del 1976, Todo Modo, scrisse:

Elio Petri non scherza.

Nonostante varie testimonianze—come questo ricordo di Morricone—confermino esattamente il contrario, i film del regista romano ci lasciano sempre con questa impressione: Petri non scherza.

Oggi Elio Petri è considerato incontestabilmente un “maestro” del cinema politico italiano. Grande quanto lo sono altri protagonisti della sua “costellazione” filmica, come Mastroianni e Tognazzi, Salvo Randone, il sodale Gian Maria Volonté, ed Ennio Morricone (fondamentali anche lo sceneggiatore Ugo Pirro e il direttore della fotografia Luigi Kuveiller).

Elio Petri, un autore “scomodo”

Mentre lavorava, tuttavia, fu spesso vituperato: era un autore scomodo e in molti lo criticarono. Senza recuperare il contesto, non si capirebbe perché abbia ricevuto critiche dure da sinistra un regista che sosteneva:

Si è fissato tra il pubblico ed i film un rapporto da vittima a carnefice in cui a turno si scambiano i due ruoli. A mano a mano che lo spettatore medio si annichilisce nei suoi rapporti di produzione, aumenta la sua esigenza di vedere tutto allo stesso livello della sua esistenza privata: è abituato a guardare in basso e si rifiuta di sollevare lo sguardo.

Nato nel 1929 in una famiglia umile—il padre è un artigiano marchigiano—Elio Petri a vent’anni è militante di sezione del Partito Comunista e inizia a fare critica cinematografica su L’Unità e sulla rivista “Città aperta”. Nel 1960 gira il suo primo film grazie all’amicizia con Mastroianni. Del 1962 il primo dei suoi capolavori, I giorni contati, su uno stagnaio che smette di lavorare per vivere, troppo tardi e inutilmente, “la propria vita”.

Le idee di Petri all’inizio della carriera: considera ancora importante il neorealismo, non per lo stile o la poetica, ma per lo spirito di ricerca che ha trasmesso. Considera ineludibile la lettura di Sartre, infatti girerà Le mani sporche. Sa che il cinema è anzitutto spettacolo e industria, include però tra i suoi compiti il provocare e l’affrontare il rapporto individuo-società. Crede pure che la censura politica, nel cinema, sia un fatto insormontabile: lo sperimenterà negli anni seguenti.

Born this Day: Elio Petri

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La “trilogia della nevrosi” di Elio Petri

Nel 1965 gira un film di fantascienza da recuperare assolutamente: La decima vittima. Del 1967 è A ciascuno il suo, con Gian Maria Volonté. Nel 1968—tra le contestazioni al Festival di Venezia e l’occupazione del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma—gira Un tranquillo posto di campagna. Poi escono i film più famosi di Petri, dedicati ai suoi principali “temi”—il potere, la repressione, l’alienazione—enormemente valorizzati dalla collaborazione con Volonté.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto è il primo. Il capo della polizia criminale ammazza l’amante, lascia indizi compromettenti, chiama la polizia. E, promosso intanto a capo della polizia politica, “sfida” implicitamente gli inquirenti, cioè i sottoposti, a smentire la sua presunzione di intangibilità.

Il tema di “Indagine” è un tema attinente all’autoritarismo. Io lo paragono a un veleno, a un veleno che serpeggia nel cuore, nello spirito dell’uomo, nelle nostre psicologie.

La “nevrosi del potere” nasce anche, come mostrano vari flashback, a causa della repressione sessuale: uno dei “pensieri fissi” del cinema di Petri.

La classe operaia va in paradiso

Lulù, incallito cottimista con due famiglie da mantenere, perde un dito e cambia completamente atteggiamento verso la fabbrica di cui era l’operaio più produttivo. Sostiene lo sciopero a oltranza. Viene licenziato. Riassunto solo grazie alla contrattazione del sindacato che aveva criticato, finisce di nuovo in catena di montaggio.

Il film, che parte da una crisi individuale di un operaio “non consapevole”, e non presenta il lavoro come un valore “escatologico”, fu considerato un’opera inattendibile sulla classe operaia ma anche sul movimento studentesco, e il giudizio intransigente di Goffredo Fofi ha influito a lungo, perfino sul dizionario Mereghetti.

Jean-Marie Straub, parlando della “Classe operaia”, disse che film così vanno bruciati. lo raccontai quella che era lo storia di tutti. Di come in questa società non si possa vivere che nell’alienazione. Il rapporto del tempo esistenziale con quello produttivo, in un operaio, è evidentemente il lato più drammatico della sua giornata. e io mi occupai soprattutto di quello.

Anche l’ultimo sperimentale capitolo della trilogia, La proprietà non è più un furto, fu rifiutato dalla critica.

Todo Modo, l’interpretazione più incredibile di Gian Maria Volonté

Le ultime opere di Elio Petri si fanno più “teatrali”. Tanto che, dirà il regista nel 1982, Todo Modo è quasi un mistero. Il film è la traduzione forzata del romanzo di Sciascia. Omicidi e indagine durante un ritiro spirituale di politici democristiani sono il pretesto per la denuncia di un sistema e delle connessioni fra politica e Chiesa. È un film sulfureo e inquietante che si chiude con la morte del personaggio del Presidente (ricalcato su Aldo Moro) interpretato da Volonté. Cosa che dal 1978 ha di fatto cancellato il film. Restaurato e ripubblicato solo recentemente.

Qui una biografia più dettagliata. Qui gli scritti sul cinema di Elio Petri e tutti i suoi 11 film da regista.

Immagine: Copertina