Émile Zola, il grande scrittore naturalista che salvò l'onore della Francia

Émile Zola, il grande scrittore naturalista che salvò l'onore della Francia

Rispetto ai suoi colleghi connazionali, come Céline (un naturalista, come lui, scrittore e scienziato) o Rimbaud (il fuoriclasse pop delle lettere francesi), Émile Zola non gode di altrettanta fortuna tra i lettori di oggi.

Eppure di romanzi ne ha scritti—se ne contano quasi una trentina. Ma è soltanto sui libri di scuola che leggiamo il suo nome, indissolubilmente legato al naturalismo. Zola è stato sì il maestro di questa corrente letteraria, ma anche un intellettuale fondamentale per la storia—e come vedremo tra poco, per l’onore—della Francia.

I primi scritti in difesa dell’impressionismo

Nato nella capitale nel 1840 (dove poi morirà nel 1902) Zola era figlio di un ingegnere veneziano e di una donna francese. Il padre muore quando Émile ha sette anni. Dal punto di vista economico emergono i primi problemi. Si guadagna da vivere lavorando per la casa editrice Hachette e scrivendo articoli di giornale. Tra i suoi primi, carichi di vigore e tempra, ci sono i testi d’arte a difesa dell’impressionismo.

Amico di Cézanne, scrive nel 1867 una difesa a Manet per dare sostegno culturale a un movimento, e ai suoi esponenti, che stava nascendo proprio in quegli anni. Senza paura di criticarne certi aspetti. Come l’estraneità ai problemi sociali e il diffuso “disimpegno politico”. Due punti fermi, invece, che formeranno la statura morale e civile dello scrittore.

Il famosissimo “J’accuse”

Un momento emblematico nella vita di Zola è legato all’Affare Dreyfus e il suo “J’accuse”. Zola sarà uno dei pochissimi intellettuali a prendere le difese del capitano ebreo. Scrive una serie di articoli che culminano in una lettera aperta al Presidente della Repubblica pubblicata il 13 gennaio 1898 sull’Aurore. “Un articolo che fa onore a tutta la Francia, totalmente pervasa da un’ondata di antisemitismo tra le più violente di tutti i tempi”, ha ricordato Daria Galateria.

Dreyfus è innocente, lo giuro. Mi gioco la vita, mi gioco l’onore. E per i miei quarant’anni, per l’autorità che questa fatica può avermi dato, giuro che Dreyfus è innocente. E per tutto ciò che ho conquistato, per il nome che mi sono fatto, per le mie opere che hanno contribuito all’espansione delle lettere francesi, giuro che Dreyfus è innocente, che tutto crolli, che le mie opere periscano se Dreyfus non è innocente. È innocente”.

I grandi romanzi naturalisti

Zola, come sappiamo dai testi liceali, è noto soprattutto come teorico del naturalismo. Un maestro anche per i nostri veristi, come Capuana. I suoi romanzi, che andrebbero per questo letti, ne sono modelli esemplari: da Teresa Raquin, forse il suo più bello, del 1868—dal quale ti consigliamo di cominciare—fino all’ultimo Justice, rimasto purtroppo incompiuto.

Il primo ciclo di Zola, il più noto, iniziato nel 1871 e che comprende venti volumi, è I Rougon-Macquart. Storia naturale e sociale di una famiglia sotto il Secondo Impero. Ad aprirlo è La fortuna dei Rougon, a cui seguono, tra gli altri, Il ventre di Parigi, L’ammazzatoio, Nanà, Germinale… Così si legge nel suo saggio Romanzo sperimentale:

Il naturalismo non mi appartiene, appartiene al secolo: agisce nella società, nelle scienze, nelle lettere e nelle arti, nella politica. È la forma della nostra età.

Per Zola tutto si doveva basare sui documenti (documentazione capillare), sull’osservazione minuziosa della società. Società raccontata con fedeltà, senza evitare la crudezza di certe scene o smarcando la “scabrosità” di alcuni dettagli. 

L’onore della Francia

Questo non è stato l’unico ciclo di romanzi pensato da Zola. Ci sono anche Le tre città, in polemica con la Chiesa cattolica, e quello incompiuto dei Quattro Evangelisti, cominciato in Inghilterra, dopo esser stato costretto a fuggire in seguito all’Affare Dreyfus e al processo che ne seguì.

Il giorno della sua fuga per depistare la polizia che gli stava addosso, entrò nella stazione di Parigi soltanto con un pigiama e un golf. Sulla mano qualche amico gli aveva appuntato alcune frasi di inglese che potevano tornargli utili, visto che lui non lo parlava. Quando tornerà a Parigi, non farà in tempo a vedere l’epilogo di quella sua grande battaglia su Dreyfus cominciata nel 1898 e mai terminata. Una battaglia che salvò la faccia di un intero Paese che si era volto a un terribile e sconvolgente antisemitismo.

Un giorno la Francia mi ringrazierà per averle salvato l’onore.

Immagine di copertina | Dettaglio del ritratto di Émile Zola realizzato da Édouard Manet, 1868