"Il simile conosce il simile": il gioco di Amore e Odio nel pensiero di Empedocle

A Empedocle, leggendario maestro della filosofia antica nella schiera dei cosiddetti “fisici pluralisti”, è dedicato un capitolo delle splendide Vite immaginarie del simbolista Marcel Schwob. Inizia così.

Nessuno sa quale fu la sua nascita, né come venne sulla terra. Apparve presso le rive dorate del fiume Acragas, nella bella città di Agrigento. […] I suoi discepoli assicurano che […] era già passato per quattro esistenze nel nostro mondo, e che era stato pianta, pesce, uccello e fanciulla. […] Li sbalordiva cantando loro della volta divina, fatta di cristallo. Della massa di fuoco che noi chiamiamo sole. E dell’amore, che tutto contiene, simile a una vasta sfera. […]  Tutti gli esseri, diceva, non sono che pezzi distaccati di questa sfera d’amore dove s’insinuò l’odio. E ciò che noi chiamiamo amore è il desiderio di unirci e di fonderci e di confonderci, come eravamo un tempo, in seno al dio globulare che la discordia ha spezzato.

Cosa è l’archè, il principio primo da cui tutte le cose traggono origine, e in cui si dissolvono? Risposero per primi i filosofi ionici. Per Talete era l’acqua, per Anassimadro, un principio illimitato. Per Anassimene era l’aria, per Eraclito, il fuoco.

In seguito, dopo la svolta decisiva impressa da Parmenide alla filosofia, i cosiddetti fisici pluralisti—cioè Empedocle, Anassagora, Leucippo e Democrito—cercarono una sintesi fra Eraclito e Parmenide nella loro indagine sulla natura. Accettando l’idea dell’incessante divenire eracliteo. Ma ammettendo anche una pluralità di principi, a cui attribuirono i caratteri dell’essere definiti da Parmenide.  Vedremo, nel caso di Empedocle, quale affascinante visione del cosmo sorga da questa sintesi.

Fuoco, aria, terra, acqua: le “radici” di tutte le cose secondo Empedocle

Di Empedocle, il poeta-filosofo e personaggio leggendario che si credeva fosse anche un taumaturgo in grado di debellare le malattie, andato incontro alla morte gettandosi nella bocca dell’Etna, ci restano due poemi in molti frammenti (o due sezioni di una sola opera, secondo alcuni). “Sulla natura” e “Purificazioni”.

Vissuto ad Akragas nell’attuale territorio di Agrigento, di lui si ignora anche l’anno della nascita. Interpretando le fonti, si può collocare all’inizio del V secolo a. C. Poco dopo Anassagora e poco prima di Democrito.

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?? Tempio della Concordia, Valle dei Templi di Agrigento, Sicilia. Il tempio della Concordia, innalzato nel 430 a.C., è un esempio di stile dorico nella sua forma più matura. Non si sa a quale divinità fosse dedicato. Il nome Concordia con cui è universalmente conosciuto è, in realtà, frutto di un’interpretazione fantasiosa dello storico del XVI secolo Tommaso Fazello che trovò presso l’edificio un’iscrizione latina con questa parola. Il tempio è del tipo perìptero esastilo, cioè con un giro di colonne attorno alla cella e sei colonne in facciata. Le colonne sui lati lunghi sono 13. Il naos è un’unica stanza vuota, preceduta da due scale a chiocciola che portano al sottotetto. Le colonne non sono né troppo massicce, né troppo slanciate: hanno le proporzioni giuste per dare al tempio un senso di solidità e perfezione eterna. ??????????????? ?? Temple of Concordia, Valley of the Temples in Agrigento, Sicily. The temple of Concordia, raised in 430 BC, is an example of Doric style in its most mature form. It is not known to which divinity was dedicated. The name Concordia with which it is universally known is, in fact, the result of an imaginative interpretation of the sixteenth century historian Tommaso Fazello who found at the building a Latin inscription with this word. The temple is an exastle peripteral, that is a structure with a circle of columns around the naòs and six columns in the façade. The columns on the long sides are 13. The naos is a single empty room, preceded by two spiral staircases leading to the attic. The columns are neither too massive nor too slender: they have the right proportions to give the temple a sense of solidity and eternal perfection. ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ?? ? Photo by @ypsylon ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? #Sicilia #valledeitempli #akragas #valleyofthetemples #Agrigento #tempiogreco #dorictemple #greektemple #temple #architecture #tempiodorico #antiqua_archeologia ? #column #greekarchitecture #archeologiagreca #archaeology #archeologia #archeology #greekarcheology #heritage #worldheritage #unesco #beniculturali #masterpiece

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Come gli altri due “pluralisti” Empedocle si distanziò dagli ionici, riconoscendo una pluralità di elementi alla base del divenire. Inoltre, rifiutando una visione monista, si distanziò anche da Parmenide. Rifacendosi però al suo rigore logico e alla sua nozione dell’essere.

Anche per Empedocle, infatti, “ciò che è”, è eterno. Ciò che gli uomini chiamano “nascita” è mescolanza di cose indistruttibili che già sono. “Morte” è separazione di quelle cose che, disgiunte, non vanno però nel nulla. Come spiegare allora il ciclo di origine, trasformazione e morte delle cose che sono?

Fuoco, aria, terra, acqua sono i quattro elementi primordiali (sta qui il “pluralismo”)—nel lessico di Empedocle sono radici (ριζώματα)—che divengono tutto ciò che è, mescolandosi, e ne realizzano la morte, separandosi. I quattro principi sono indicati con i nomi di quattro divinità. Due celesti e due terrestri:

Senti prima i quattro nomi che sono le radici di tutto: / lo smagliante Zeus ed Era altrice, ed Adoneo / e Nestis, che inonda di lacrime la vasca umana.

I teonimi Adoneo e Nestis indicano Ade e probabilmente Persefone. Il congegno del divenire, da cui procede la molteplicità del reale, risponde al gioco di due principi ulteriori, Amore e Odio. L’azione dell’uno, a volte indicato col nome di Afrodite, avvince. Quella dell’altro, attraverso la contesa, separa.

L’eterno gioco di Amore e Odio: il cosmo secondo Empedocle

I cicli cosmici hanno, diciamo così, due vertici. E in ogni ciclo il cosmo si forma e si distrugge due volte. Amore, nel suo stato di assoluta pienezza è uno Sfero illimitato (ἀπείρων), pre-cosmico, di cui le quattro radici, cioè i quattro elementi originari, sono “membri”.

Ma da ogni parte è / uguale a se stesso, e / ovunque senza confini, / lo sfero rotondo che / gioisce di avvolgente / solitudine.

La penetrazione dell’Odio nello Sfero separa i membri e dà origine al cosmo. Ma a causa della progressiva affermazione dell’Odio il caos aumenta. E, nel momento della massima efficacia della contesa—quando i quattro principi o membri sono completamente separati—le cose si dissolvono. L’impulso dell’Amore lentamente torna a riunirli, formando nuovamente il cosmo. Che sarà distrutto ancora, quando—per il troppo forte impulso della concordia—di nuovo le cose si annienteranno nello Sfero illimitato. E così via all’infinito.

Per Empedocle, quindi, le cose acquistano individualità—e gli esseri viventi una polarità sessuale—nel momento di massimo equilibro di Amore e Odio in entrambe le “direzioni” del ciclo. Quando sono cioè “equidistanti” dall’unione totale o dalla separazione totale.

E doppio è l’avvento dei corpi mortali, e doppia la loro defezione. / Difatti il concorso di tutti gli elementi lo produce e lo distrugge, / e poi di nuovo, quando i corpi ricrescono, lacerato s’invola. / Così non finiscono mai questi elementi che si permutano di continuo, / a volte concorrendo tutti quanti nell’uno per la concordia, / a volte poi dalla disfida dell’astio ciascuno per vie distinte trasportato.

Amore e Odio dunque, entrambi necessari, non sono principi etici assimilabili a bene e male. Attraverso di loro Empedocle ricerca le leggi del divenire. Quel divenire di cui, a differenza di Parmenide che considerava illusori gli enti del nostro mondo, secondo Empedocle possiamo avere conoscenza.

I quattro elementi di Empedocle. Via

I quattro elementi di Empedocle. Via.

“Il simile conosce il simile”: la conoscenza secondo Empedocle

Oltre a elaborare una cosmogonia, come abbiamo visto, Empedocle cercò di spiegare molti fatti e fenomeni. L’origine di piante e animali. La fisiologia umana. La respirazione. La luce e la visione, di cui, ritenendo che la luce fuoriuscisse dagli occhi colpendo gli oggetti, ha offerto la prima teoria. Ma soprattutto Empedocle considerò il problema gnoseologico.

La sua teoria della conoscenza muove dalla certezza che delle quattro radici dell’essere, come abbiamo visto, è composto ogni ente. Attraverso uno scambio di effluvi che i pori, presenti in tutte le cose, rilasciano e ricevono, il simile conosce il simile. Secondo una teoria per cui non c’è differenza fra sensazione, percezione e conoscenza.

Con la terra infatti vediamo la terra. L’acqua con l’acqua. Con l’aria l’aria divina. E poi col fuoco il fuoco distruttore. Con l’amore l’amore, e la contesa con la contesa funesta.

Empedocle contro il mangiare carne: siamo tutti fatti della stessa materia

Empedocle era un seguace dell’orfismo. Credeva perciò nella trasmigrazione delle anime da un corpo all’altro, dopo la morte. Vale a dire, credeva nella metempsicosi—di cui si parlava già nelle Upanishad—il cui processo, per l’anima, sarebbe terminato, secondo la dottrina orfica, in una definitiva emancipazione dalla materia che la ospitava: cioè dal corpo, che, come riferisce Platone in un passo del Cratilo, per gli orfici era “tomba” dell’anima, secondo l’equivalenza σῶμα=σῆμα.

È questa una delle ragioni per cui Empedocle si scagliava contro i sacrifici. E giudicava un’empietà mangiare carne di altri animali. Poiché essi si trovavano nella stessa catena spirituale degli umani. E partecipavano al ciclo della trasmigrazione.

Inoltre, i caratteri stessi del pensiero di Empedocle—per cui, ad esempio, Il pensiero umano è identificato con il sangue che scorre—lo portavano in direzione del vegetarianesimo. Basta pensare alle “somiglianze” delle quattro radici in tutti gli esseri, o alla sua cosmogonia, per cui dallo Sfero illimitato dell’Amore, prima dell’irruzione della contesa, provengono tutti gli esseri viventi che saranno.

L’edizione di riferimento per le opere di Empedocle è sicuramente Poema fisico e lustrale a cura di C. Gavallotti. Da affiancare alla lettura del volume Bompiani dedicato ai Presocratici. Un’ottima introduzione ai presocratici è il volume Carocci a loro dedicato da Giovanni Casertano.

Immagine: Copertina