Chi era Enzo Tortora. Uno degli autori televisivi più amati d’Italia

Chi era Enzo Tortora. Uno degli autori televisivi più amati d’Italia

Il 20 febbraio 1987, Enzo Tortora ritorna in televisione. Il pubblico di Portobello lo accoglie con una lunga e commovente standing ovation. Il suo calvario era iniziato un venerdì di giugno di quattro anni prima. Tortora pronuncia un discorso che rimarrà nel cuore di milioni di telespettatori. Il cui attacco ci sembra il caso di riportare per intero.

“Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete. Molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e questo non lo dimenticherò mai. E questo ‘grazie’ a questa cara e buona gente dovete consentirmi di dirlo. L’ho detto, e un’altra cosa aggiungo: io sono anche per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi. Sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta”.

Il 25 ottobre scorso davanti Montecitorio, a Roma, è stato organizzato un presidio, per tornare a chiedere il risarcimento per l’ingiusta detenzione di Tortora, uno dei più clamorosi esempi di malagiustizia del nostro Paese. Per raccontare il “caso Tortora” a chi in quegli anni non c’era o a chi non vuole dimenticare una delle pagine più tristi e buie della nostra televisione, dobbiamo cominciare dall’inizio, dall’ascesa al successo di uno dei presentatori più amati del nostro Paese.

Nato a Genova nel ’28, da due genitori napoletani, muove i primi passi nello spettacolo collaborando con la storica compagnia teatrale della sua città: “La Compagnia goliardica Mario Baistrocchi”. Prima di entrare nella RAI, a soli ventitré anni, lavora per alcuni spettacoli con il concittadino Paolo Villaggio.

Il suo debutto in video è datato 1956, quando lavora al fianco di Silvana Pampanini, come valletto prima e diventando conduttore poi, nello spettacolo Primo applauso. Da quel momento gli verranno affidati anche altri programmi come TelematchCampanile sera e Voci e volti della fortuna.

Tra i suoi programmi più rivoluzionari c’è sicuramente la Domenica Sportiva che dal febbraio 1965 al 1969 grazie anche al lavoro del regista Gianni Serra ritrova lustro. Diventerà uno degli appuntamenti più amati dagli sportivi italiani. A quel punto il nome di Enzo Tortora è nell’olimpo dei più grandi, con Mike Bongiorno, Corrado e Pippo Baudo.

Un personaggio controcorrente

Se da una parte Enzo diventa una delle figure più importanti della RAI dall’altra mantiene sempre la propria indipendenza e integrità. Tanto che alla fine degli anni Sessanta viene addirittura licenziato per aver rilasciato un’intervista a Oggi. Sul settimanale definiva la RAI “un jet colossale pilotato da un gruppo di boy scout che si divertono a giocare con i comandi”.

Ricomincia a lavorare dalle televisioni private e scrive per alcuni giornali. Lavora per la prima tv via cavo della storia, Telebiella, diventandone anche vice presidente. Intellettuale controcorrente, diviene amico del commissario di polizia Luigi Calabresi, prendendo le sue difese sul caso della misteriosa morte di Giuseppe Pinelli.

Portobello: il programma più visto

Tortora ritorna in RAI soltanto nel 1976. Dal 1977 conduce Portobello. Partito come programma di seconda serata, viene presto spostato in prima. Batte il record di share, avvicinandosi alla soglia dei 26 milioni di spettatori. Tra i momenti più attesi della trasmissione c’è quello del pappagallo. Uno spettatore preso a caso dal pubblico deve far pronunciare correttamente il nome del programma all’animale. Il successo è dovuto alla sua semplicità e al fatto che finalmente partecipava attivamente la gente comune. Vera protagonista di Portobello. 

Il caso Tortora

Il 17 giugno 1983 Tortora viene arrestato con l’accusa di traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico. Le accuse erano state mosse da alcuni pregiudicati di quella che era nota come la Nuova Camorra Organizzata. Ma quali erano le prove oggettive per un’accusa così grave?

Molto poche. Un’agendina trovata nell’abitazione di uno dei camorristi, con su scritto a penna il nome di Tortora con un numero di telefono. (Sia il nome che il numero di telefono, in seguito a una perizia calligrafica, si accertò che non appartenevano a Tortora bensì a un tale Tortona.)

E l’unico contatto accertato tra Tortora e il camorrista: una lettera che il presentatore aveva inviato al detenuto in carcere per scusarsi di aver smarrito dei centrini realizzati nel penitenziario per un’asta di beneficenza a Portobello.

L’impatto mediatico

L’impatto della vicenda sui media è devastante. La RAI, riferisce lo storico Grasso in Storia della televisione italiana: “mandò ininterrottamente e senza pietà le immagini del conduttore ammanettato”. Iniziarono a girare falsi scoop, creati dai suoi colleghi giornalisti. Tra chi lo difende c’è Enzo Biagi che invierà anche una lettera aperta al Presidente della Repubblica Sandro Pertini. “Vicende come quella che ha portato in carcere Enzo Tortora possono accadere a chiunque. E questo mi fa paura”.

Il grande scrittore Leonardo Sciascia riassume su El País, in un articolo del 5 maggio 1987, quello che allora stava succedendo in Italia, tra chi lo difendeva e chi lo accusava.

La divisione non avviene sulla conoscenza degli elementi processuali a carico dell’imputato o a suo favore, ma per impressioni di simpatia o antipatia. […] Il caso Tortora è in questo senso esemplare: coloro che detestavano i programmi televisivi condotti da lui, desideravano fosse condannato; coloro che invece a quei programmi erano affezionati, lo volevano assolto. 

Un destino simile a quello che successe con Walter Chiari. Tortora sconta sette mesi di carcere e arresti domiciliari prima di venire assolto dalla Corte d’appello di Napoli. In aula, con estrema compostezza, coraggio e dignità, Tortora chiude il suo discorso ai giudici con un grido: “Sono innocente. Lo grido da tre anni, lo gridano le carte, lo gridano i fatti che sono emersi da questo dibattimento! Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi!”

Immagine via Wikipedia