"Tutti dormono sulla collina": gli immortali epitaffi di Spoon River

Tutti, tutti ora dormono, dormono, dormono sulla collina.

Scegliere l’album migliore di Fabrizio De André è quasi impossibile. Ce n’è uno, però, che potrebbe tranquillamente mettere d’accordo tutti. “Non al denaro non all’amore né al cielo”. Il concept album del 1971, ispirato dall’opera di Edgar Lee Masters: l’Antologia di Spoon River. 

Sul retro del disco, De André, intervistato dall’indimenticata traduttrice e critica Fernanda Pivano, raccontava:

Avrò avuto diciott’anni quando ho letto Spoon River. Mi era piaciuto, forse perché in quei personaggi trovavo qualcosa di me.

Il disco è composto da nove tracce. Se si esclude la prima, intitolata “La collina” che funge da introduzione, le altre raccontano ognuna un personaggio. A ogni canzone un epitaffio, rielaborato dal cantautore genovese. I protagonisti, nella versione musicale, non hanno nomi, sono volutamente generici. Tranne il suonatore Jones, che si trova anche nell’Antologia.

Fiddler Jones, “il violinista”

[…]

In vita mia non ho mai cominciato ad arare

che subito uno mi fermava per strada

e mi portava via a ballare o a un picnic.

Sono finito con i quaranta acri;

sono finito con un violino scordato —

e una risata scordata, e migliaia di ricordi,

e non un solo rimpianto.

La bellezza di Spoon River sta soprattutto nel suo stile. Piano, delicato e proprio per questo universale. E la sua storia è unica nel panorama letterario. Edgar Lee Masters, il suo autore, è oggi conosciuto soltanto per questo libro. Le sue altre opere non sono riuscite a eguagliarne la grandezza. Come se per lui, la poesia fosse durata soltanto una stagione.

Edgar Lee nasce nel 1868 nel Kansas. Cresce nella fattoria dei nonni a Petersburg. Come molte delle persone che incontrerà e con le quali legherà, anche i nonni compariranno nell’Antologia. Con nomi diversi: saranno Lucinda e Davis Matlock.

Lucinda Matlock

[…]

Allora ho incontrato Davis.

Sposati, abbiamo vissuto insieme settant’anni,

per gioire, lavorare, allevare i dodici figli,

ne abbiamo perduti otto

prima che compissi sessant’anni.

[…]

Figli e figli degeneri,

la vita è troppo forte per voi —

ci vuole vita per amare la Vita.

A undici anni si trasferisce con la famiglia a Lewistown, bagnata dal film Spoon. La location fittizia per il suo cimitero sarà una fusione di questi luoghi dell’infanzia. Vissuti da Edgar Lee sempre con nostalgia.

Comincia a lavorare presto. Per comprarsi i libri. È il suo insegnante che lo spinge a scrivere poesie. Qualcuna viene anche pubblicata sul giornale locale. Si innamora di Margaret George, che nell’Antologia diventerà Julia Miller. La sua è una storia triste, i due si separano presto.

Julia Miller

Quella mattina litigammo,

perché lui aveva sessantacinque anni e io trenta,

e poi ero nervosa e il bambino mi pesava

e la sua nascita mi terrorizzava.

Pensai all’ultima lettera che mi aveva scritto

quella giovane anima smarrita

di cui avevo nascosto il tradimento

sposando quel vecchio.

Poi presi la morfina e mi sedetti a leggere.

[…]

A poco più di vent’anni parte verso la grande città. Chicago. In cerca di fortuna. Si butta nel giornalismo, ma abbandona presto l’avventura per lavorare nello studio di un avvocato. Entra però nel giro letterario e culturale della città. Molto vivo a quel tempo. E riprende a scrivere poesie.

Poemetti satirici, tragedie, sonetti, qualcuno di questi componimenti viene anche pubblicato. Ormai da qualche tempo coltiva l’idea di raccontare il suo villaggio natale. Ma non sa che forma dare all’opera. Quella romanzesca non lo convince. È dopo la lettura di Elegia scritta in un cimitero campestre di Thomas Gray e gli epigrammi contenuti nell’Antologia Palatina, che Edgar Lee compone La collina e i primi epitaffi. È il 1914.

La collina

Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,

il debole di volontà, il fortebraccio, il clown,

il bevitore, l’aggressivo?

Tutti, tutti ora dormono sulla collina

[…]

Dove sono Ella, Kate, Mag, Lizzie e Edith,

il tenero cuore, l’anima semplice, la chiassosa,

l’orgogliosa, la felice? —

tutte, tutte ora dormono sulla collina.

[…]

La collina viene scritta una domenica di maggio, dopo aver accompagnato alla stazione la madre, venuta a trovarlo a Chicago. La nostalgia per il suo passato è fortissima. Comincia la sua Antologia. Alcune poesie vengono pubblicate con lo pseudonimo. Poi con il suo nome vero. Nel 1916, nell’edizione definitiva se ne contano 244.

Alla pubblicazione il successo è imprevisto, ma anche lo scandalo. C’è chi lo definisce “un genio”, chi “un pornografo”.

Edgar Lee non è pronto a questo successo. Ne resta atterrito. Ma dura poco. Già alla fine degli anni Venti, dopo la guerra mondiale, cade in miseria. Il suo “realismo psicologico” non è più di moda. In Europa avanza il Simbolismo. E oltreoceano si afferma la poesia di Ezra Pound. Il “fenomeno Spoon River” viene ridimensionato. Il pubblico lo dimentica. Edgar Lee si trasferisce a New York e vive da solo al Chelsea Hotel. Quello cantato da Leonard Cohen.

Muore nel 1950 per una polmonite. La cerimonia funebre si svolge in forma solenne in un palazzo vittoriano che ricorda quello di uno dei personaggi della sua Antologia. Quello di Lambert Hutchins. Viene poi sepolto nel cimitero di Petersburg accanto alle tombe dei nonni.

Lambert Hutchins

Io ho due monumenti oltre questo obelisco di granito:

uno è la villa costruita sulla collina,

con le guglie, le finestre panoramiche, e il tetto in ardesia;

l’altro è il lungolago di Chicago,

dove ci sono gli scambi delle ferrovie,

con locomotive che fischiano e ruote che stridono

[…]

Poco prima della sua morte però, quando si diffonde anche in Europa, la poesia di Masters viene salutata come qualcosa di grandioso e unico. I suoi epitaffi raccontano “il patetico o la miseria della vita, una vita perlopiù sprecata, consumata lontano dai desideri della felicità”. Ha un respiro universale. Il grande scrittore francese Malraux dice:

Uomini e donne ai quali la morte ha mutato la vita in destino.

In Italia è grazie a Pavese che l’opera viene letta. Lo scrittore piemontese parla di una commedia umana animata “da una umiliata celebrazione dell’energia e della giovinezza di un grande passato”.

Nel marzo del 1943 esce la prima edizione per Einaudi, tradotta da Fernanda Pivano. (Che verrà anche arrestata per averlo fatto.) Da quell’anno però il successo è straordinario. Diventa uno dei libri di poesie che si legge di più in Italia.

Selah Lively, giudice

Immagina di essere alto meno di un metro e sessanta,

e di aver cominciato a lavorare come garzone di un droghiere,

studiando legge a lume di candela

fino a diventare avvocato.

[…]

e tutti gli altri giganti

che si erano fatti beffe di te, siano costretti

a dire davanti alla sbarra. “Vostro Onore” —

Bene, non pensi che sia del tutto normale

che io gli abbia reso dura la vita?

Per chi non l’avesse nella propria libreria, consigliamo di acquistarlo subito. Nell’edizione Einaudi tradotta da Fernanda Pivano, magari. Ma va bene anche in altre edizioni. Per chi l’avesse letta e invece volesse fare un approfondimento ulteriore, consigliamo La letteratura americana e altri saggi di Cesare Pavese, America Rossa e Nera di Fernanda Pivano. Nel 2006 esce anche una versione di Spoon River con immagini. Realizzata dal fotografo statunitense William WillinghtonSpoon River, ciao

Ci sembra giusto terminare con un ultimo epitaffio. Quello vero, che si trova sulla tomba di Edgar Lee Masters al cimitero di Petersburg, tratto da una sua poesia.

Domani è il mio compleanno

Buoni amici andiamo nei campi.

Dopo un po’ di passeggio, col vostro permesso

vorrei dormire. Non c’è cosa più dolce

né più benigno destino che il sonno.

Non sono che il sogno di un sonno benigno.

Andiamo a passeggio e ascoltiamo l’allodola.

 Immagine di copertina | Foto di Jon Flobrant