Éric Rohmer: uno dei grandi maestri della Nouvelle Vague

Éric Rohmer: uno dei grandi maestri della Nouvelle Vague

Sul finire degli anni Cinquanta, in Francia, si affacciò una nuova generazione di cineasti. Che intendevano rivoluzionare i canoni della cinematografia, perché non si rispecchiavano più nelle fredde dinamiche documentaristiche del cinema francese. Nacque così la Nouvelle Vague. Il movimento che lanciò grandi registi come Jean-Luc GodardFrançois TruffautJacques Rivette ed Éric Rohmer.

Per Rohmer il cinema doveva “scoprire” la realtà, non soltanto metterla in mostra. Il suo è un cinema genuino—in cui spesso non si fa uso della colonna sonora per affidarsi ai suoni naturali della vita quotidiana—e che tenta di scandagliare la realtà della vita. È stato uno dei registi francesi più importanti del Novecento, e con le sue sperimentazioni ha lanciato una serie di canoni imitati da molti suoi successori.

L’infanzia

Jean Marie Maurice Schérer—vero nome di Éric Rohmer—nasce nel piccolo comune di Tulle, nella regione del Limosino, il 21 marzo 1920. Proveniente da una famiglia ebraica di origine alsaziana, conduce un’infanzia tranquilla. I genitori, della media borghesia, lo spingono verso studi classici, e auspicano per lui una carriera accademica.

Dopo la laurea in lettere, Rohmer decide di trasferirsi a Parigi, che in quegli anni è il centro culturale del mondo. Qui inizia a insegnare in un liceo, e nel tempo libero si dedica alla scrittura. Prima di diventare un regista il sogno di Rohmer era quello di inseguire la gloria letteraria. Nel 1946 pubblica il suo primo romanzo: Élisabeth.

Il cinema

Nella capitale il giovane, però, affina un interesse che lo ha sempre animato fin da bambino: quello per la cinematografia. Dal 1947 fino al 1951, infatti, partecipa come moderatore e direttore al Cine Club del Quartiere latino di rue Danton. In cui si fanno proiezioni di avanguardia, e dove si studia l’evoluzione del cinema contemporaneo. Qui ha modo di conoscere alcuni giovani aspiranti registi molto talentuosi, come Jean-Luc Godard e Jacques Rivette.

Inizia a collaborare come critico letterario con varie riviste, ed è proprio per firmare i suoi articoli che conia lo pseudonimo di Éric Rohmer. Nel 1950 fonda La Gazette du cinéma (che poi confluirà nella rivista Cahiers du cinéma), che diventerà il punto di riferimento dell’avanguardia della Nouvelle Vague.

Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta molti collaboratori famosi di Cahiers du cinéma esordiscono alla regia. E fra questi c’è anche Rohmer. Che nel 1959 gira il lungometraggio Il segno del leone. Il film, però, non ottiene grande successo, e quindi il regista decide di virare verso il corto cinematografico. Da qui in poi saranno solo successi, e grande sperimentazione, fino alla morte. Avvenuta l’11 gennaio 2010.

Sei racconti morali

I 23 film realizzati da Rohmer, si possono suddividere in tre grandi cicli narrativi. I Sei racconti morali, le Commedie e proverbi, e i Racconti della quattro stagioni.

Il primo ciclo narrativo contiene sei film diretti dal regista fra il 1961 e il 1972. Che sono: La fornaia di MonceauLa carriera di Suzanne, La mia notte con MaudLa collezionista, Il ginocchio di Claire e L’amore il pomeriggio. L’aggettivo “morale” per descrivere questo ciclo sta a indicare l’intenzione di analizzare l’animo dei protagonisti: il regista vuole scandagliare l’animo dei suoi personaggi, e metterne in scena le verità.

Tutti e sei i film si basano su un protagonista maschile—artisti, scrittori, intellettuali—che viene posto di fronte a una scelta di tipo morale. Nel primo corto, il protagonista deve scegliere quale sentimento d’amore seguire nella relazione con due donne, in La mia notte con Maud invece il protagonista deve combattere contro la sua arretratezza culturale in fatto di relazioni amorose, in L’amore il pomeriggio il problema morale che si pone di fronte è la prospettiva del tradimento dopo la gravidanza della moglie del protagonista.

Commedie e proverbi

Il secondo ciclo narrativo di Rohmer è Commedie e proverbi. Anche in questo caso, i film che fanno parte del ciclo sono sei. La moglie dell’aviatoreIl bel matrimonioPauline alla spiaggiaLe notti della luna pienaIl raggio verde e L’amico della mia amica

Il secondo ciclo, a differenza del primo, ha come protagoniste delle donne. Sono le voci narranti di avventure che si scontrano con il lato più oscuro e turpe della vita quotidiana. E differentemente dai protagonisti maschili precedenti, queste donne non fanno parte della classe intellettuale. Sono impiegate, studentesse, donne che abitano il quotidiano, e non il mondo della “teoria”. E infatti, in contrasto alle “scelte” dei Sei racconti morali, in questo ciclo le protagoniste si trovano di fronte a veri e propri problemi. Mettono in mostra la realtà e la durezza quotidiana.

Racconti delle quattro stagioni

Una volta finito il secondo ciclo, però, Rohmer decise di tornare alle origini. E aprì un nuovo ciclo introspettivo, più filosofico, e lo strutturò attorno alle quattro stagioni principali. Che rappresentano i quattro momenti della vita: infanzia, giovinezza, età adulta e vecchiaia. Il ciclo, infatti, viene definito Racconti delle quattro stagioni. E ne fanno parte: Racconto di primavera, Racconto d’invernoRacconto d’estateRacconto d’autunno

Sono delle riflessioni narrate, in cui i protagonisti mettono in scena l’interazione umana con la vita e i suoi momenti. Attraverso la complessità della vita quotidiana, ma anche con lo scontro con la natura.

Lo stile di Éric Rohmer

In quasi tutti i suoi film, Rohmer utilizza la tecnica della voce narrante. Questo lo fa sia per inserire lo spettatore nella complessità del pensiero dei suoi protagonisti, sia per ampliare e documentare le scelte e i problemi a cui li mette di fronte.

La sua trasposizione della realtà è sempre cercata e rimarcata: una delle sue scelte stilistiche più famose—l’assenza quasi totale di colonna sonora per privilegiare i suoni reali—serve a calare le sue storie nel quotidiano, e a non edulcorarle con la distorsione narrativa.

E questo si nota anche nelle riprese: difficilmente nei film del regista francese ci si trova di fronte a un montaggio artificioso e sincopato. Con inquadrature composte e raffinate. Il ritmo che vuole comunicare con le riprese è lento, flemmatico, e le inquadrature sono sempre durature e stabili. Sempre per rendere un senso di quotidianità e realtà. Non filtrando la narrazione con la costruzione del regista.

Per questo nel suo stile non è importante soltanto il rapporto che lo spettatore ha con i pensieri e i problemi dei protagonisti, ma anche con gli agenti atmosferici e i fenomeni naturali. In questo modo, Rohmer vuole evidenziare il rapporto diretto che l’uomo ha con gli aspetti sconosciuti ma reali della propria esistenza.

Per approfondire

Per conoscere meglio questo autore, il nostro consiglio è di seguire il corso dei suoi cicli narrativi in modo fedele e consecutivo. Quindi ripercorrere i tre cicli principali della sua opera in ordine cronologico. Per apprezzare non soltanto lo sviluppo stilistico della sua carriera ma anche per poter constatare lo sviluppo sistematico e filosofico dei suoi film.

Immagini: Copertina