Gli errori grammaticali più frequenti che commettiamo in italiano

Gli errori grammaticali più frequenti che commettiamo in italiano

Gli errori grammaticali sono il tormento di alunni e insegnanti, ma non solo. Fino a qualche anno fa l’italiano, e il suo buon uso, era dominio degli addetti ai lavori: insegnanti, giornalisti, scrittori ecc. Oggi tutti scriviamo e in un mondo sempre più connesso, in cui l’opinione di chiunque è potenzialmente interessante e valida, la scrittura è diventata molto più che uno strumento di comunicazione. Il modo in cui si scrive (e si parla) certifica anche la qualità e l’affidabilità delle proprie conoscenze.

L’italiano è anche una lingua viva che si presta a cambiamenti nel tempo, dovuti soprattutto al suo uso comune e corrente. Tutti possiamo arricchirla ed evolverla, basta però avere come punto fermo la consapevolezza delle forme grammaticali e delle norme.

In questa breve guida puoi trovare alcuni degli errori più comuni commessi per fretta o per poca conoscenza: per dare una rinfrescata alla memoria.

Il troncamento e l’elisione: qual è, po’

Partiamo dal temutissimo “qual è”. Con o senza l’apostrofo? Si tratta di una delle sviste più frequenti: va senza apostrofo, trattandosi di un caso di troncamento e non di elisione. Anche “qual era” è senza apostrofo. L’unico caso in cui va messo l’apostrofo è “qual’erano”, perché c’è un’elisione: “quali erano”. 

A proposito di apostrofo, attenzione a queste forme: “d’accordo” e non daccordo, “tutt’uno” e “tutt’altro” allo stesso modo.

Altro errore assai diffuso, specialmente negli ultimi anni, è il “piuttosto che” con valore disgiuntivo, cioè come “o”. Di origine settentrionale e di natura snob, il piuttosto che usato in questo modo porta a una progressiva banalizzazione fino ad azzerare la marca di preferenza che gli appartiene.

Gli accenti e gli apostrofi

Gli accenti sono uno dei capitoli più ostici della lingua italiana, spesso trascurati dopo la fine della scuola. Oggi, trovandoci a scrivere di nuovo sui social ci accorgiamo degli errori. Gli accenti, nella maggior parte dei casi, tendono a differenziare due parole che si scrivono uguali ma che hanno significati diversi all’interno del discorso: come per esempio “se” e ““, il primo indica il periodo ipotetico, il secondo è un pronome riflessivo.

Attenzione anche a “da’“, “” e “da“. Il primo, con l’apostrofo, è un imperativo, il secondo, con l’accento, si usa per l’indicativo (entrambi ovviamente del verbo dare) e l’ultimo, senza accenti, è una preposizione.

Perché” si scrive sempre con l’accento acuto. Scriverlo con il grave è un errore dettato spesso dalla pigrizia: basta mantenere premuto il tasto shift della nostra tastiera. 

Il re degli errori con l’accento è sicuramente ““. Anche qui abbiamo un caso di troncamento (poco è diventato po’) quindi va l’apostrofo e non l’accento. Colpa anche degli smartphone che per agevolare la scrittura rapida lo accettano nella versione sbagliata. 

Errori grammaticali e punteggiatura: l’uso della virgola

“Vado a mangiare, nonna!”

“Vado a mangiare nonna!”

Tra le due frasi una virgola fa la differenza, perché se la prima frase è scritta correttamente, con la virgola al posto giusto, la seconda è sbagliata. Questo perché se il primo esempio indica alla nonna che vado a mangiare, il secondo esempio indica invece che il mio piatto del giorno sarà la nonna. Ecco perché bisogna usare la testa quando si aggiunge o si toglie una virgola.

Anton Cechov, uno dei più grandi scrittori russi, in una sua novella dal titolo “il punto esclamativo” fa dire a uno dei suoi personaggi: “Non basta che i segni d’interpunzione li poniate correttamente… non basta. Bisogna porli consapevolmente! Voi mettete una virgola e dovete avere coscienza del perché la mettete”.

In una guida all’italiano andrebbe scritto a parte un libro sulla punteggiatura (Francesca Serafini lo ha fatto egregiamente). Ma prima di concludere, un paio di dritte: quando vogliamo mettere dei puntini di sospensione, non bisogna metterne a piacere: due, cinque, quattro… Ne bastano tre.

Nel caso invece della virgola, attenzione a non metterla tra il soggetto e il verbo. Per alcuni è un errore gravissimo, altri invece sono più per un uso creativo: come ad esempio Moravia che la metteva in mezzo per marcare la personalità del soggetto. Le virgole andrebbero messe rispettando alcune regole e non dove noi crediamo ci siano delle pause. D’Annunzio lo diceva già a suo tempo: “Costrutto molto virgolato è costrutto molto bacato”. 

Immagine via Flickr