"Solo chi tenta l'assurdo, raggiunge l'impossibile": l'arte di Escher, l'ordine che vince sul caos

Negli ultimi anni Escher ha goduto di una grande fama con mostre ed eventi a lui dedicati.
Il suo nome è stato associato soprattutto alle incisioni su legno e alle litografie di inchiostro nero, con soggetti surreali. Costruzioni che sfidano la gravità, motivi geometrici che si trasformano in forme via via differenti e animali che si tramutano in altri animali: tutto questo è il mondo straniante di Escher.

Nelle mie opere cerco di rendere testimonianza del fatto che viviamo in un mondo bello e ordinato e non in un caos senza regole come a volte può sembrare.

Escher racconta così la sua visione dell’arte.
Pochi anni prima, nel 1961, la prestigiosa rivista americana Scientific American, punto di riferimento del mondo accademico, pubblica un articolo sull’arte matematica di Escher, mettendo una sua opera in copertina.
Da dove nasce questo legame indissolubile di Escher tra l’arte e la scienza?
Escher all’inizio della sua carriera, quando arriva in Italia, è suggestionato dalla bellezza e dalla varietà del paesaggio e stampa le sue prime illusioni visive, trasformando le forme geometriche in pesci, uccelli o altri strani animali.
Poi, nel 1936, durante un viaggio in Spagna, all’Alhambra, scopre che gli arabi decoravano superfici con forme geometriche che possono replicarsi all’infinito, ed è una vera e propria illuminazione.
Le forme pure della natura, come i cristalli, lo colpiscono al punto tale da affermare: “la loro perfezione toglie il fiato e la bellezza e l’ordine dei corpi regolari sono irresistibili, hanno qualcosa di divino, o perlomeno nulla di umano.”
Escher quindi riconosce la purezza della geometria e della matematica e la applica alle sue litografie. E così i concetti matematici possono essere visualizzati, segnale inequivocabile che per una volta tanto, arte e scienza arrivano a parlare la stessa lingua.

Le opere di Escher sono molto amate dagli scienziati e dai matematici che apprezzano il suo uso di poliedri, di distorsioni geometriche e interpretazioni originali di concetti scientifici, volute per ottenere effetti paradossali. Come gli animali che si rincorrono e che si inseguono fuori e dentro al foglio, mani che si disegnano da sole e prospettive incredibili di case sottosopra. Sono i temi e i soggetti più ricorrenti nei disegni di Escher, un’artista che ha racchiuso la surrealtà in un mondo matematico.

La vita di Escher

Maurits Cornelis Escher nasce a Leeuwarden, in Olanda, il 17 giugno 1898. E’ un bambino timido e riservato, mediocre negli studi ma fortemente dotato in disegno.
Terminati gli studi, Escher inizia a viaggiare, soprattutto in Italia dove visita varie regioni. Tra queste la Toscana e la Costiera Amalfitana. Quello amalfitano fu per Escher un soggiorno proficuo, non solo dal punto di vista artistico, ma anche dal punto di vista sentimentale.
Nel 1923 il pittore incontra a Ravello, Jetta Umiker, l’amore della sua vita. Jetta è la figlia di un banchiere svizzero che, dopo aver consolidato la sua fama a Mosca, è costretto a fuggire dalla Russia in seguito alla rivoluzione del 1917. I due si sposano il 12 giugno 1924 in Toscana e il loro amore è coronato dalla nascita di tre figli.

Le opere più famose di Escher

Oltre alle già citate litografie, vogliamo ricordare due opere fondamentali create dall’artista. Innanzitutto la mano con sfera riflettente (Autoritratto allo specchio), che mostra allo spettatore la dualità intrinseca tra reale e irreale—su cui ha sempre giocato l’autore— attraverso una riproduzione distorta della realtà su una superficie sferica e riflettente.

Poi, su questa linea di pensiero, l’opera Case di Scale – Relatività, che raffigura una dimora con diverse combinazioni di scalinate sottosopra e molteplici prospettive.

Escher e il territorio italiano

Tra il 1925 e il 1935, Escher, la moglie e il loro primogenito, si stabiliscono a Roma, in un’elegante dimora in via Poerio 122, nel quartiere Monteverde. Al terzo piano ci sono i loro appartamenti e al quarto, in una specie di torretta, l’atelier dell’artista.

La villetta gialla della famiglia Escher è ancora lì e la puoi vedere dall’esterno. Vivendo in Italia tra gli anni ’20 e ’30 del 1900, Escher subisce il teso clima politico. Nel 1935, per non vedere il figlio George diventare un Piccolo Balilla, come prevedeva la legge fascista, lascia il Paese e si trasferisce prima in Svizzera e infine in Olanda, dove muore il 27 marzo 1972.

Escher visse anche in Abruzzo. Come racconta Bruno Ernst, amico e biografo dell’artista olandese, nel libro Lo specchio magico (Taschen editore, 1978), Escher soggiorna per qualche tempo nella comunità di Castrovalva, una frazione di Anversa degli Abruzzi, nell’Aquilano.
Il paesino è reso celebre da un suo disegno ed è oggi meta di escursionisti e appassionati d’arte che cercano e ritrovano qui, l’antico fascino collinare che attirò l’artista. La litografia Castrovalva si trova ora al Museum of Art di Washington. Escher disegnerà poi altri paesi d’Abruzzo, ma il “nido d’aquila” come lo chiamava, rimane il suo primo amore e molti critici affermano che il prestigio dell’artista sia cominciato proprio con questa litografia, il capolavoro del suo periodo paesaggista.

Per approfondire: capitolo a parte sono le curiosità legate controcultura musicale e cinematografica che hanno toccato Escher. Nonostante la complessità del suo lavoro, Escher è diventato popolarissimo anche tra i musicisti. La xilografia Relatività del 1953 è utilizzata per l’album (non ufficiale) dei Pink Floyd, On The Run – The Live Biography Volume Three.

Anche Mick Jagger lo contattò per chiedergli di illustrare la copertina dell’album Let it bleed, ma Escher si rifiutò. All’artista olandese, schivo e riservato, non era piaciuta la lettera di Jagger che esordiva con un “Ciao Maurits”. “Sono il signor M. C. Escher“, rispose. E chiuse lì la trattativa.
Al confine tra mondo musicale e cinematografico, è da ricordare la pellicola del 1986 del regista Jim Henson, Labyrinth, un film fantastico, ambientato in un mondo onirico popolato da gnomi e folletti. In questo film David Bowie veste i panni di Jareth, Re dei Goblin. Nel film compaiono numerose citazioni della produzione di Escher, come la sfera dei sogni, tanto bramata dal re Jareth – Bowie e, soprattutto, il suo castello multidimensionale con le celebri scale create dall’artista olandese. O ancora il manifesto del film che richiama chiaramente Mano con sfera riflettente (Autoritratto allo specchio). La sua arte ha inevitabilmente influenzato anche altri film. Riferimenti chiari alle sue opere – soprattutto a Case di scale – si trovano nella saga di Harry Potter, con le rampe fatate di Hogwarts, e in Una notte al museo III, con un’intera sequenza girata dentro al quadro.

Copertina: Escher, Concavo e convesso (particolare), litografia, 1955, via Wikipedia