La Volpe e l'Uva: come Esopo ha fondato le favole morali

La Volpe e l'Uva: come Esopo ha fondato le favole morali

Ormai forse è un’abitudine in disuso, ma fino a poco tempo fa i bambini di tutto il mondo, prima di dormire, volevano ascoltare la favola della buonanotte. Quindi una buona raccolta di favole era un’ottima soluzione per i genitori. Ce ne sono di ogni tipo e formato. Forse le fiabe più famose sono quelle di Hans Christian Andersen, ma il primo favoliere della storia è stato un autore dell’antica Grecia. Esopo.

Le sue favole hanno avuto un impatto enorme sulla cultura occidentale. Sono infatti sue tutte quelle favole che hanno gettato i canoni dei racconti a sfondo morale. Come nella fiaba La volpe e l’uva. E infatti è considerato il vero e proprio iniziatore del genere favola, e la sua raccolta Favole di Esopo è ancora oggi una delle raccolte di fiabe per bambini più vendute e apprezzate del mondo.

Una volpe affamata, come vide dei grappoli d’uva che pendevano da una vite, desiderò afferrarli ma non ne fu in grado. Allontanandosi però disse fra sé: “Sono acerbi”. Così anche alcuni tra gli uomini, che per incapacità non riescono a superare le difficoltà, accusano le circostanze.

La volpe e l’uva – Esopo

La vita

Della biografia di Esopo si sa molto poco. Piccoli riferimenti contenuti nelle opere di autori successivi, come Aristofane, Plutarco e Platone. Durante il Medioevo, poi, circolò una Vita di Esopo, che raccoglieva i racconti popolari sulla sua figura. Ma in realtà nessuna di queste fonti è approfondita, e riesce a ricostruire effettivamente la vita dell’autore. Si prestano soprattutto a ricostruire il personaggio.

Oggi molti studiosi ritengono che Esopo—nato approssimativamente attorno al 620 a.C e morto nel 564 a.C— giunse in Grecia da schiavo. Con tutta probabilità proveniva da un paese africano. Questa teoria è supportata da diversi dettagli. Lo stile di Esopo, infatti, era tutto basato sull’umanizzazione degli animali. Una tecnica narrativa molto diffusa nell’Africa del tempo, e non in Grecia. Inoltre, alcuni degli animali da lui utilizzati nelle sue storie erano presenti soltanto in Africa.

Dopo essere stato liberato dall’uomo che lo aveva acquistato—un nobile dell’isola di Samo—Esopo iniziò a viaggiare per tutta la Grecia e a raccontare le sue fiabe. Componendone continuamente di nuove.

Oltre alle fiabe, però, teneva spesso discorsi di ordine politico nelle piazze. E si inimicava spesso la classe politica delle città che visitava. Quando non anche la popolazione stessa.

E fu proprio a causa della sua lingua troppo acida, che Esopo—secondo le ricostruzioni—trovò la morte. Il popolo di Delfi, infatti, dopo aver ascoltato uno dei suoi discorsi sprezzanti e sarcastici, pare che lo aggredì inferocita. Uccidendolo.

Le favole di Esopo

Dell’opera di Esopo ci sono rimaste 358 fiabe, così come riportate nell’edizione classica. Seguono tutte lo stesso iter narrativo: sono storie brevi, che espongono questioni di ordine morale. Ed elogiano i valori morali degli uomini tramite esempi divertenti ed esplicativi. Mettendo in discussione in vizi più diffusi degli uomini: egoismo, avidità, invidia, pigrizia.

Le sue sono letteralmente le fiabe fondative: tutti i modelli successivi, di qualsiasi autore, mutuano da uno schema creato da Esopo. Alcune delle sue opere sono diventate così famose, da essere diventate dei veri e propri proverbi. Basti pensare alla fiaba La formica e la cicala, quando vogliamo riferirci al concetto di prevenire i problemi e non abbandonarsi alla pigrizia.

Nelle sue fiabe c’è sempre una tensione emotiva—anche se didascalica—dovuta a un insegnamento pratico, e un intreccio basato su un deterrente morale. Alla fine della storia, si capisce sempre che non solo i valori morali sono da perseguire perché giusti, ma anche perché rappresentano il modo migliore di vivere una vita pacifica e soddisfacente.

Nella fiaba Al lupo! Al Lupo!, ad esempio—in cui un giovane pastore guascone si diverte a creare falsi allarmi sull’arrivo di lupo che attacca il gregge—i bambini imparano una lezione fondamentale: chi mente con frequenza, perde ogni tipo di credibilità. E si troverà di fronte a questo problema solo quando sarà troppo tardi per rimediare.

E questo avviene in tutte le sue fiabe. Che per questo sono diventate parte integrante della nostra cultura: basta rammentare i titoli, e subito chiunque ha presente di cosa si stia parlando: Il topo di città e il topo di campagnaLa lepre e la tartaruga, Il leone e il topolino ecc ecc.

Tutte queste fiabe insegnano qualcosa: ad essere onesti, coraggiosi, compassionevoli. La grandezza delle favole di Esopo, insomma, sta nel tradurre in modo semplice alcuni dei concetti più profondi dell’esistenza.

Immagini: Copertina via Wikimedia Commons