L'essere sempre reperibili sui social media rende i ragazzi più depressi e ansiosi

L'essere sempre reperibili sui social media rende i ragazzi più depressi e ansiosi

Gli smartphone, i computer e i tablet non sono pericolosi di per sé, ma è l’uso che se ne fa che può rivelarsi dannoso. La mole di dati che viene scambiata tra un computer e l’altro ha raggiunto dei numeri incredibili. Per fare soltanto un esempio ti basti pensare che secondo una stima recente oggi vengono inviate in Italia quasi un miliardo di mail al giorno, e in media ne riceviamo più di trenta.

Difficile separare la vita professionale dalla vita privata. Ma se per noi è più semplice riuscire a gestire entrambe le sfere, per i più giovani le cose sono molto più complesse. Da una parte sono privi degli strumenti giusti e dall’altra vivono un periodo della loro vita con sbalzi di umore che rendono difficile padroneggiare una situazione del genere.

Secondo uno studio presentato alla conferenza di Manchester del British Psychological Society essere reperibili 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 causa nei nostri ragazzi stati di depressione, ansia compromettendo anche la qualità del sonno.

I ricercatori, il dottor Heather Cleland Woods e Holly Scott dell’Università di Glasgow hanno consegnato a 467 adolescenti un questionario che riguardava il tempo che impiegavano sui social. In totale e durante le ore notturne. Successivi test hanno registrato la qualità del sonno, l’autostima, l’ansia e l’investimento emozionale che i ragazzi spendevano durante le interazioni sui social network. È stata notata un’anomala ansia che nasceva nei ragazzi dal non rispondere immediatamente a un testo o a un post su Facebook.

“L’adolescenza può essere il periodo ideale”, ha detto il dottor Woods: “per l’inizio di uno stato depressivo o ansioso. Anche una scarsa qualità del sonno può contribuire negativamente.”

Gli analisti sono convinti che parte delle ansie e delle depressioni adolescenziali possa nascere anche da qui: dall’idea di essere reperibili ogni minuto dovuto a un uso incontrollato della tecnologia.

“L’uso dei social durante il giorno” ha detto Woods: “Compromette la qualità del sonno. Ma chi ne fa uso anche la notte, invece che dormire, è a uno stadio superiore, in cui la dipendenza, e quindi l’ansia e la depressione che ne nascono, è molto forte“.

Quello che possiamo fare, come consigliato da questi ricercatori, è capire la frequenza di accessi giornalieri dei nostri ragazzi e spiegare loro quando è il momento di scollegarsi e che non stanno perdendo nulla a disconnettersi per qualche ore, anzi è un modo per ritrovare se stessi.

Immagine tratta da Flickr