La vecchia Parigi di Eugène Atget, il padre della street photography

La vecchia Parigi di Eugène Atget, il padre della street photography

Quando Berenice Abbott, la fotografa allieva di Man Ray, s’incaponì a voler prevenire dalla dispersione le migliaia di fotografie di Eugène Atget, da lei incontrato—e splendidamente ritratto—nel 1925 a Parigi, questi non era certo ritenuto fra i “fondatori” dell’arte fotografica.

L’oscuro Atget era piuttosto considerato un archivista. La registrazione visiva dell’assetto urbano della Parigi prebellica, infatti, era stato il suo lavoro. Ma la caparbietà della Abbott nel diffondere l’opera del “Balzac della fotografia” (parole sue) che aveva stregato i surrealisti, lo renderà noto all’America e al resto del mondo. Henri Cartier-Bresson e Walker Evans, per citare solo due nomi, ne sarebbero stati decisamente influenzati.

Eugène Atget - Angolo rue Valette e il Panthéon, 1925

Eugène Atget – Angolo rue Valette e il Panthéon, 1925. Via

Attraverso Abbott anche Walter Benjamin conoscerà Atget e nella sua Piccola storia della fotografia del 1931 scriverà di lui. Come avrebbe potuto, l’autore dei “Passages” di Parigi, resistere al richiamo delle migliaia di stampe in cui era stato “salvato” ogni angolo della città che, tanto per il fotografo quanto per il critico, rappresentava il centro del mondo? Benjamin scrisse:

Atget era un attore che, disgustato dai maneggi inerenti al suo mestiere, si tolse la maschera e poi si diede a struccare anche la realtà.

La metafora non è gratuita. Eugène Atget infatti era stato davvero un attore.

L’oscuro Eugène Atget

Nato nel 1857, orfano in tenera età, allevato dai nonni a Bordeaux, Eugène Atget, dopo le scuole, si arruolò nella marina mercantile. Fece il mozzo per due anni, poi riuscì a farsi ammettere in Conservatorio, per studiare arte drammatica. Il che gli permise di entrare in una compagnia teatrale itinerante. Non sarebbe stata l’occupazione della sua vita. Nel 1887 l’abbandonò per un danno alle corde vocali, ma intanto, facendo l’attore, aveva conosciuto André Calmettes, grande amico e suo futuro esecutore testamentario, nonché la donna che sarebbe diventata sua moglie: Valentine Compagnon.

Eugène Atget, Rue de la Montagne-Sainte-Geneviève, 1925. Via

Eugène Atget, Rue de la Montagne-Sainte-Geneviève, 1925. Via

Dopo aver tentato la via della pittura senza risultato, nel 1890 Atget si stabilì definitivamente a Parigi. Aveva fatto un po’ di pratica con la macchina fotografica: diventò un fotografo professionista. Il che non significava, neanche per lui, essere artista. Anzi, la targa sulla porta del suo ufficio pronunciava: “Documents pour artistes”Atget procurava fonti documentarie e iconografiche a pittori, scenografi, architetti. Vendeva le sue fotografie cittadine anche ai turisti.

Fotografo commerciale, Atget iniziò insomma a immortalare con spaventosa assiduità, soprattutto a partire dalla metà degli anni ’90, le strade di Parigi. “Mappando” soprattutto gli angoli della città distanti dalle zone nevralgiche. Un odierno fotografo flâneur deve essere conscio del fatto che qualsiasi cosa egli faccia, con uno smartphone o una vecchia macchina fotografica, probabilmente Atget l’ha fatta prima di lui.

L’ha fatto, come si può leggere nel Dizionario della fotografia Einaudi, con un ingombrante macchina di legno, a soffietto, che impressionava lastre di 18×24 cm, da cui poi venivano realizzate stampe principalmente all’albumina. Un’attrezzatura pesante, più adatta alle fotografie di posa che alle esigenze dello street photographer. Eppure Atget non se ne sarebbe mai separato.

La “vecchia Parigi” di Eugène Atget

Sebbene ciò non gli avrebbe offerto maggior successo o denaro, dalla fine degli anni ’90 Atget accettò commissioni dalle istituzioni. La Bibliothèque historique de la ville de Paris, ad esempio, acquisì molti suoi scatti urbani. I tempi erano maturi perché sorgesse la coscienza del valore documentario del materiale di Atget. In una Parigi che stava cambiando assetto, nel 1897 era stata creata la Commission du Vieux Paris, per preservare edifici e quartieri storici della città. Lo sguardo apparentemente nostalgico di Atget pareva in linea con i programmi istituzionali.

Eugène Atget - Venditore di abat jour, rue Lepic, 1899-1900. Via

Eugène Atget – Venditore di abat jour, rue Lepic, 1899-1900. Via

Spesso, protagoniste delle foto di Atget sono le strade di Parigi. I portoni. Le insegne. Balconi. Scalinate dei palazzi e perfino balaustre. Angoli di città che palpitano pur nell’assenza di figure umane. Spazi pubblici desolati che rivelano una piccola “anima” nell’eco della presenza umana. Scrive Benjamin:

Curiosamente quasi tutte le immagini sono vuote… Sono queste le opere in cui si prefigura quella provvidenziale estraniazione tra il mondo circostante e l’uomo, che sarà il risultato della fotografia surrealista.

Effetti che oggi appaiono ancor più “artistici” (nelle scene di Atget c’è anche spazio per l’elemento casuale) si notano quando, a causa dei tempi lunghi di esposizione, compaiono figure umane—passanti, venditori ambulanti—come imbalsamate, o, al contrario, sfocate al massimo.

Eugène Atget - Vetrina in Avenue des Gobelins, 1925. Via

Eugène Atget – Vetrina in Avenue des Gobelins, 1925. Via

I manichini, le statue, l’amicizia con i surrealisti

Atget fotografava vetrine dei negozi per poi vendere le stampe ai negozianti stessi, come ricordo. I moderni hanno prestato molta attenzione a queste fotografie. Le si trova decisamente perturbanti: molte di esse hanno come soggetto dei manichini. A fine carriera invece, nel dopoguerra, libero da imposizioni per quanto concerne i soggetti, ad Atget piacque fotografare statue. A Versailles o a Saint-Cloud, nelle prime ore del mattino.

Man Ray conobbe Atget fortuitamente, nel 1925. Da quel momento il fotografo fu molto apprezzato dai surrealisti. Una sua foto appare nella copertina di un numero di La Revolution surréaliste. Eccola.

Eugène Atget - Durante l'eclissi, 1912. Via

Eugène Atget – Durante l’eclissi, 1912. Via

Fu un incontro curioso. Atget non si riteneva un autore di fotografia, e preferì che il suo nome non comparisse nella rivista. I surrealisti, d’altra parte, applicarono un’ipoteca ideologica sulle foto: Atget per loro era un maestro ingenuo, che traeva l’assurdo e il perturbante da elementi insignificanti.

Alla morte di Atget, 1927, Berenice Abbott acquistò da Calmettes il materiale contenuto nello studio del fotografo. Custodì quello che definiva un “grande arazzo della civiltà francese” fino al 1968. Da quel momento molte lastre saranno vendute al Museum of Modern Arts di New York. Se vuoi approfondire la conoscenza di Atget, sul sito del MoMA trovi quasi 2000 fotografie digitalizzate di Eugène Atget. Alcune bellissime foto sono anche sul sito del Getty Museum. Per quanto riguarda i libri, la risorsa “definitiva” è The Work of Atget, in 4 volumi (acquistabili separatamente, anche usati). Un libro fotografico fu dedicato da Berenice Abbott al suo beniamino nel 1930. “Atget Photographe de Paris“: è il libro che lesse Walter Benjamin.

Berenice Abbott - Eugene Atget, 1927. Via

Berenice Abbott – Eugène Atget, 1927. Via

Immagini: Copertina|