Cinque miti della storia antica da sfatare

Cinque miti della storia antica da sfatare

Esistono storie “provenienti dall’antichità” che in molti diamo per assodate, ma che probabilmente o per certo sono semplicemente dei falsi miti su antichi greci e romani. Per capire quali sono gli “errori storici” ancora diffusi, abbiamo cercato di fare un po’ d’ordine su alcune ricostruzioni di eventi che sono stati col tempo contaminati da leggende o imprecisioni. Ecco i casi più significativi.

CESARE NON PRONUNCIÒ MAI LA FRASE “TU QUOQUE, BRUTE, FILI MI!”

La “celebra frase” che avrebbe pronunciato Gaio Giulio Cesare al politico Bruto nel momento del suo assassinio sarebbe rintracciabile solo in uno scritto di Svetonio. E non sarebbe neanche del tutto esatto: nel testo redatto 150 anni dopo il fatto di cronaca avvenuto nel senato romano, si riporta che Cesare la pronunciò in greco—“καὶ σύ, τέκνον” (anche tu, figlio).

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In questa storia, due cose non tornano. Innanzitutto Bruto non era figlio di Cesare, né era stato adottato—nonostante i due avessero inizialmente un buon rapporto. Poi è davvero improbabile che Cesare abbia pronunciato quelle parole in greco, poi riformulate in latino.

LA MORTE DI CLEOPATRA

In un certo senso, la storia di Cleopatra è diventata talmente famosa da confondersi col mito. Pare che le imprecisioni sulla biografia dell’ultima regina d’Egitto iniziarono a circolare già qualche decennio dopo la sua morte, quando Plutarco scrisse che a ucciderla fu il morso di un aspide.

Non sappiamo quanto il grande filosofo avesse dimestichezza con le specie di rettili squamati, ma ciò che non torna nel racconto è proprio la scelta del serpente. Per due motivi: innanzitutto perché l’aspide non vive in nord Africa; poi perché il suo morso induce in un’agonia di diverse ore che in nessun racconto su Cleopatra è rintracciabile. Quindi, molto più probabilmente, a uccidere Cleopatra fu il morso di un echide carenato.

Ma aldilà di questi tecnicismi, Plutarco aveva tracciato un esatto profilo delle caratteristiche di Cleopatra, che poi sono state romanzate successivamente nei quadri del Rinascimento o romanzate nei film. Per farla breve: Cleopatra non era proprio bellissima ma era una donna acuta, intelligentissima e molto colta; era di origini macedoni; e soprattutto si chiamava Cleopatra VII.

LE STATUE GRECHE E ROMANE NON ERANO COME SI PRESENTANO OGGI

Sebbene i libri di testo ci abbiano abituati all’idea che le statue greche e romane si presentino con colori marmorei o bronzei, non è esattamente così. O, almeno, non lo era: una volta finita l’opera, infatti, gli artisti del passato erano soliti dipingere ogni singolo dettaglio—occhi, mani, volto e via discorrendo.

La domanda, quindi, sorge spontanea: perché nessuno se n’è mai accorto per diversi secoli? In sostanza, l’errore di valutazione deriva dal fatto che tutte le prime statue a essere state ritrovate erano completamente bianche, in quanto dopo centinaia di anni la pittura in condizioni atmosferiche non idonee sparisce irrimediabilmente a occhio nudo.

Questo errore di valutazione, trasformatosi ben presto in un falso storico, ha fatto sì che grandi artisti come Michelangelo o Canova lasciassero le loro sculture “al naturale” per emulare i classici del passato. Oggi grazie alla lotta condotta dallo storico dell’arte tedesco Johann Joachim Winckelmann e alla tecnologia dei raggi ultravioletti, invece, sappiamo per certo che gli artisti greci e romani si dilettavano a dipingere le loro sculture una volta scolpite.

NON È DETTO CHE CARTAGINE SIA STATA COSPARSA DI SALE

La battaglia di Cartagine costituì il confronto finale della terza guerra punica tra la città fenicia di Cartagine in Africa e la Repubblica romana. L’assedio della città durò due anni e terminò nel 146 a.C. con il saccheggio e la completa distruzione della città fenicia.

Questa premessa è tutta documentata, ma in nessun testo proveniente dall’antichità è mai stato scritto che subito dopo la città fenicia venne cosparsa di sale per rendere infertile il terreno. Sembra piuttosto una diceria moderna, soprattutto perché non c’è un precedente o un caso analogo in tutta la storia dell’antica Roma che possa rendere plausibile questa storia.

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LA STRAGE DI ERODE FORSE NON È MAI AVVENUTA

Sebbene la Chiesa dia per certo l’episodio della “Strage di Erode” inserito nel Vangelo di Matteo, gli studiosi hanno sempre messo in discussione l’accaduto per la mancanza di altre fonti. Al di là della veridicità dell’evento, la storia carica di significato è comunque impressionante: racconta del re Erode che ordina di uccidere tutti i neonati maschi nati a Betlemme perché impaurito da una profezia che tra quest’ultimi indicava il suo successore.

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