Da Fargo alla Ballata di Buster Scruggs : il cinema cult dei fratelli Coen

Da Fargo alla Ballata di Buster Scruggs : il cinema cult dei fratelli Coen

La critica cinematografica, per lungo tempo, ha considerato il cinema di genere come un’area inferiore rispetto al cinema impegnato politicamente, o al cinema autoriale. Una branca del cinema deputata all’intrattenimento, e con poco potenziale artistico. Ma nel corso del tempo ci sono stati molti registi in grado di ribaltare questa concezione, come ad esempio Quentin Tarantino o i fratelli Coen.

Joel ed Ethan Coen, infatti, hanno sempre portato avanti progetti che avevano poco in comune con l’idea di raffinatezza cinematografica. Ma hanno sempre adottato stilemi che li hanno resi comunque film cult, e molto apprezzati tecnicamente dalla critica. Basti pensare a Fargo, o a Il grande Lebowski. Il loro cinema è una commistione di stili e tecniche che vanno spesso in controtendenza rispetto alle mode,  ma che è valsa ai fratelli la bellezza di quattro premi Oscar.

Visto che il prossimo 16 novembre uscirà su Netflix il loro ultimo lavoro—La ballata di Buster Scruggs—abbiamo pensato di realizzare una piccola guida alla loro carriera.

Gli esordi dei fratelli Coen

Cresciuti a St. Louis Park, un sobborgo di Minneapolis, in una famiglia di accademici di origine ebrea—la madre era docente di storia, e il padre di economia—la grande passione dei fratelli Coen, fin dall’infanzia, è sempre stata quella del cinema. Passavano interi pomeriggi in una piccola sala cinematografica vicino alla loro casa. Divorando insieme un’infinità di film. E la loro camera era tappezzata dai poster dei loro preferiti.

Una volta finito il college Joel, il fratello minore, decise di iscriversi alla facoltà di cinematografia. E convinse in seguito Ethan, che invece aveva in mente di specializzarsi in filosofia, a sperimentare insieme i primi corti amatoriali. Una volta terminati gli studi, i due cominciarono a lavorare come aiuto registi. E al contempo come sceneggiatori.

Nel 1982 affiancarono il regista esordiente Sam Raimi nella realizzazione di un classico dell’horror americano: La casa. E il successo di questa collaborazione li spinse a ritenersi finalmente pronti per affrontare il loro primo lungometraggio ufficiale. Due anni dopo, infatti, firmarono la loro prima regia condivisa: Sangue Facile. Un thriller noir che riscosse un buon successo. E che venne presentato e premiato al Sundance Film Festival.

Questo primo successo li accreditò fin da subito—almeno in ambito underground—come promettenti giovani registi. E i loro film successivi confermarono il loro talento.

Le opere

Nei 15 anni che seguirono, infatti, infilarono una serie di film diventati veri e propri cult: Arizona Junior (1987), Crocevia della morte (1990), Mister Hula Hoop (1994), Fargo (1996), e Il grande Lebowski (1998).

Non esiste un vero e proprio filo conduttore a livello di tematiche o genere fra questi film. Alcuni sono thriller drammatici (Fargo), altri sono gangster movie (Crocevia della morte), altri ancora commedie (Mister Hula Hoop, Il grande Lebowski). Quelli che li accomuna, è semplicemente il registro stilistico dei fratelli Coen: la composizione raffinata delle inquadrature e della gestione del tempo, la cura nei dettagli delle scenografie, la caratterizzazione dei personaggi e il ritmo dei dialoghi.

Dopo questa prima fase della loro carriera, i fratelli Coen andarono incontro a un periodo controverso: i loro film, vista la fama che si erano creati, generavano sempre grande attesa nel pubblico e nella critica. Ma l’esito del loro lavoro è sempre stato valutato a fasi alterne: a volte grandi successi—Prima ti sposo, poi ti rovino (2003), con cui esordirono nella commedia romantica—a volte fiaschi clamorosi (come ad esempio avvenuto con Ladykillers nel 2004).

E questo ciclo di successi e insuccessi—almeno a livello di critica—si è ripetuto più volte durante gli anni Duemila. A volte film cult—Non è un paese per vecchi (2007), a volte opere non riuscite (Burn After Reading – A prova di spia del 2008).

Negli ultimi anni, però, i fratelli Coen hanno nuovamente trovato una certa stabilità produttiva. Gli ultimi film, infatti—da Il Grinta (2010) a A proposito di Davis (2013), fino ad Ave, Cesare! (2016)—sono stati tutti ben accolti e candidati ai premi più prestigiosi. Per questo c’è molta attesa per la loro ultima fatica, La ballata di Buster Scruggs. 

Stile

Come dicevamo, il tratto distintivo delle opere dei fratello Coen, è sicuramente lo stile. Non si sono mai focalizzati su generi precisi, né hanno mai tentato di seguire filoni cinematografici prestabiliti, ricercando il successo derivante dal consenso di critica o di pubblico. Ad ogni nuovo film, hanno sempre rischiato: ma seguendo il proprio metodo.

Ogni opera viene seguita dall’inizio alla fine. I Coen scrivono i soggetti dei loro film, li sceneggiano, li girano, e infine li montano. E ogni passaggio viene condiviso alla pari: anche se spesso solo uno dei due appare nei titoli di coda in qualità di regista, ogni film è stato progettato e realizzato in collaborazione totale.

Osservando in modo organico la loro produzione, possiamo dire che la loro concezione del cinema è fondamentalmente di stampo classico. Per i Coen ogni genere ha una sua dignità, se mantiene fede al suo intento narrativo. Per questo i Coen hanno sempre rigettato l’etichetta di “registi autoriali”: l’avanguardia fine a se stessa si allontana dal fine ultimo del cinema, ovvero raccontare storie.

Nonostante questa visione “finalistica” della settima arte, però, i loro film sono sempre stati tecnicamente ammirevoli. Lo si nota nella fotografia, e nell’uso della macchina da presa. L’opera dei Coen, insomma, coniuga la tecnica del cinema impegnato e d’avanguardia, ai generi più classici e tradizionali.

Immagini: Copertina via Wikimedia Commons – foto di Georges Biard