L'amore e la violenza: il grande cinema di Rainer Werner Fassbinder

L'amore e la violenza: il grande cinema di Rainer Werner Fassbinder

Each man kills the thing he loves, ogni uomo uccide ciò che ama, recita la Ballata del carcere di Reading di Oscar Wilde cantata da Janne Moreau in Querelle, l’ultimo capolavoro di Rainer Werner Fassbinder. Quasi un testamento: la sopraffazione in amore è infatti il tema centrale di molti film del regista tedesco.

Tutto quello che ho fatto è il risultato di un’esperienza vissuta.

Un’esperienza bruciante in cui la vita si fonde col cinema, quella di Fassbinder, che in tredici anni di carriera furibonda e scandalosa—dal 1969 al 1982, quando morì a soli 37 anni—realizzò almeno 30 film. Contando anche i numerosi sceneggiati televisivi arriviamo a oltre 40 film.

Così tante cose fatte in così poco tempo da una personalità così complessa, nel clima di rinnovamento del cinema tedesco cui parteciparono anche Wenders, Herzog, Reitz, e in un momento cruciale e contraddittorio della storia del paese—il trentennio della RDT—rende difficile offrire una visione d’insieme dell’opera di questo regista provocatore e un po’ tirannico.

Un regista che ci offre tanti profili diversi da cui iniziare a conoscerlo, se non abbiamo mai visto un suo film. Ci sono i gangster-movie del 1969-70 che omaggiano il cinema di genere e la Nouvelle Vague di Godard e Truffaut. C’è la trilogia delle donne nella Repubblica Federale Tedesca: Il Matrimonio di Maria Braun, Veronika Voss, Lola. Ci sono i grandi melodrammi, come Effi Briest. C’è Berlin Alexanderplatz, una delle miniserie più impegnative ma più belle di sempre, ambientata negli anni ’20, che dopo 13 episodi realistici precipita in un folle epilogo onirico. E ci sono i film al di là del proprio tempo, come Querelle, presentato postumo in concorso a Venezia 1982, dove fu “difeso” soltanto da Marcel Carné, presidente della giuria: “che la si deplori o no, avrà un giorno il suo posto nella storia del cinema”.

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"It isn't easy to accept that suffering can also be beautiful." Rainer Werner Fassbinder Dead by 37, openly bisexual, constantly controversial: Rainer Werner Fassbinder was arguably post-war Germany’s greatest filmmaker. A fearless artist who knew no taboos, he combined scathing social criticism with profound psychological insight. After failing to get into film school he turned instead to the theatre, rapidly winning renown as a radical, innovative writer-director. With ferocious energy, though minimal resources, he started to make films, building a loyal team of actors and technicians drawn from the theatre (his first 10 features were made in less than two years). An insatiable film addict from early childhood, Fassbinder drew inspiration from the French New Wave and, later, from the Hollywood melodramas of Douglas Sirk and others. But what emerged from his dazzling fusion of style and content was a powerful, personal vision of people imprisoned by social constraints and their own contradictory desires. Provocative, poignant, darkly witty: these are films that could change your life. – BFI . . . #RainerWernerFassbinder #Fassbinder #Berlinale2018 #cinearte #cinephile #wmagazine #EuroCult #cinephilecommunity #arthouse #Filmstruck #interviewmagazine #arthousefilm #venicefilmfestival #BFI #filmbuff #cannes2018 #BAFTA #AnOthermagazine #filmmaker #cinematic #filmisnotdead #experimentalcinema

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“Il diritto del più forte”: l’amore e la violenza secondo Fassbinder

La carriera di Fassbinder inizia col fallimento dell’esame di ammissione alla scuola di cinema di Berlino, nel 1964. Quindi a diciannove anni il già cinefilo Fassbinder, che aveva frequentato la scuola steineriana, abbandonò gli studi e si avvicinò al teatro. Il suo primo testo non viene mai rappresentato: nel 2000 François Ozon ne farà un film, Gocce d’acqua su pietre roventi

Fonda un gruppo teatrale, l’Antiteater. Conosce l’attrice Hanna Schygulla. Nel 1969 gira il primo film, “L’amore è più freddo della morte”. L’analisi spietata dei sentimenti, gli squilibri e i rapporti di potere all’interno delle relazioni, il sadismo e il masochismo nei rapporti d’amore: sono questi per stessa ammissione di Fassbinder, l’argomento fondamentale del suo cinema.

Ogni volta che due persone si incontrano e stabiliscono una relazione si tratta di vedere chi domina l’altro. [..] La gente non ha imparato ad amare. Il prerequisito per poter amare senza dominare l’altro è che il tuo corpo impari, dal momento in cui abbandona il ventre della madre, che può morire. Quando si accetta il fatto che la morte è una parte della vita, non la si teme più e non si ha più paura di qualsiasi altra fine ma finché si vive con la paura della morte, si reagisce in modo identico rispetto alla fine di una relazione e, come risultato, l’amore che pure esiste viene pervertito.

La paura mangia l’anima: i melodrammi di Fassbinder

Insieme a questo tema, in Fassbinder c’è un’attenzione costante per gli emarginati, un dato personale ma anche epocale—siamo all’inizio degli anni ’70. Le prostitute. Gli operai. I neri. Gli immigrati. Gli omosessuali. I delinquenti. Tutti i non integrati, e quasi solo loro, sono interessanti per Fassbinder. Di loro è importante raccontare.

I miei personaggi sono meschini perché tali sono le condizioni nelle quali vivono. Non esiste gente cattiva per natura. L’uomo in sé è buono, certamente. È tutto un problema di condizionamento.

La paura mangia l’anima (1972) è il capolavoro che consigliamo anche come punto d’accesso alla filmografia di Fassbinder. Ambientato in un periodo imprecisato di poco successivo al massacro delle Olimpiadi di Monaco ’72, è la storia dell’incontro e dell’amore problematico tra un’anziana donna delle pulizie, Emmi, e Ali, un giovane operaio marocchino. È anche uno dei film emblematici del secondo periodo di Fassbinder. Un periodo in cui, influenzato dai bellissimi melodrammi di Douglas Sirk—uno degli europei che avevano contribuito allo studio system hollywoodiano—come Secondo amore e Lo specchio della vita, l’enfant prodige del cinema tedesco realizzò dei mélo come Le lacrime amare di Petra von KantSelvaggina di passoEffi Briest—adattamento del romanzo di Theodor Fontane. E appunto La paura mangia l’anima.

Un grande narratore di donne

Le donne nuotano veramente contro le regole. […] Gli uomini recitano sempre una parte.

Fassbinder è stato un grande narratore di personaggi femminili. Qui citiamo il film da molti considerato il suo capolavoro, altro punto d’accesso ideale al cinema di Fassbinder: Il matrimonio di Maria Braun. Disincantata e sarcastica, la Maria Braun di Hannah Schygulla, che, perduto il marito—prima creduto morto, poi emigrato—cerca di impadronirsi della sua vita nella Germania del dopoguerra, è la protagonista di un film appassionante e rocambolesco, che inizia con un matrimonio celebrato di corsa sotto le bombe. 

Uno di quei film che fecero dire a John Waters che Fassbinder è “meglio della droga, dell’alcol e del sesso messi insieme”.

La biografia definitiva di Fassbinder, Un giorno è un anno è una vita, è pubblicata da Il Saggiatore. Le citazioni di Fassbinder sono tratte dal Castoro di Davide Ferrario.  Qui tutti i film di Fassbinder. Cerchi una lista dei film “essenziali” del regista? Eccone una del British Film Institute. Qui un lungo articolo retrospettivo, in inglese. 

Immagine di Copertina di Gorupdebesanez via WikimediaCommons CC BY-SA 4.0