Gli straordinari consigli di William Faulkner a ogni aspirante scrittore

Gli straordinari consigli di William Faulkner a ogni aspirante scrittore

Un postino svogliatissimo, un poeta un po’ maldestro, un alcolista tenace, e un grandissimo scrittore che—tra voci narranti che si intrecciano, tempi narrativi che saltano, plot lontanissimi ma giustapposti—dà filo da torcere al lettore impaziente: William Faulkner, premiato col Nobel nel 1949 (il discorso di accettazione è bellissimo), sicuramente non credeva che la scrittura si potesse imparare.

Non da un “maestro” che te la insegni, perlomeno. Eppure lui stesso tenne alcune interessantissime lezioni presso l’Università della Virginia nel biennio 1957-1958. Qui ci sono le trascrizioni e le registrazioni di quegli incontri con gli studenti. Un archivio in cui si può anche cercare per parola chiave. Da questo archivio, e da una lunga intervista per Paris Review del 1956, abbiamo raccolto 6 consigli di William Faulkner agli aspiranti scrittori. L’autore di “L’urlo e il furore” e “Palme Selvagge”, più che offrire tips a degli aspiranti, si diffonde in splendide opinioni d’autore sulla scrittura. Non pochi appassionati di letteratura vi si riconosceranno.

Prendere dagli altri scrittori è ok

E come potrebbe non esserlo? Da una lezione del 25 febbraio 1957:

Penso che uno scrittore sia interamente amorale. Uno scrittore prende qualsiasi cosa gli serva, ovunque gli serva, e lo fa con franchezza, onestamente. Poiché egli stesso spera che ciò che fa sia tanto buono che chi verrà dopo di lui se ne “approprierà” a sua volta. E lui glielo lascerebbe fare di buon grado, così come i migliori fra quelli che l’hanno preceduto sarebbero—egli crede—felici del fatto che lui si “appropria” di ciò che di buono hanno fatto loro.

Insomma, anche, o forse soprattutto gli scrittori con una fortissima voce propria, sono a modo loro imitatori di voci. Sarebbe d’accordo Cormac McCarthy, che diceva in un’intervista del 1992books are made out of books, perciò “un romanzo dipende da tutti i romanzi che sono stati scritti“. Da uno studio dei suoi archivi, infatti, è emerso che nei suoi romanzi ci sono citazioni testuali da Céline a Eraclito a Emily Dickinson, ma nessuno se n’è mai accorto.

La storia conta più dello stile

Dalla lezione del 24 aprile 1958

Credo che la storia conduca il suo proprio stile in buona parte. Uno scrittore non ha bisogno di preoccuparsi troppo dello stile. Se pensa troppo allo stile, finirà per scrivere preziose vuotaggini—seppure non prive di senso.  Saranno piuttosto eleganti, seducenti per l’orecchio. Ma dentro non ci sarà molto.

La storia è già lì, sostiene Faulkner, quando l’autore conosce il personaggio. Lo sente vivere.

Lo scrittore migliore è insaziabile

In una intervista della Paris Review del 1956, Faulkner risponde così alla domanda “Esiste una qualsiasi ricetta da seguire per riuscire a diventare buon romanziere?”

99% talento, 99% disciplina, 99% duro lavoro. [Un buon romanziere] Non deve mai accontentarsi di quel che fa. Non è mai buono come potrebbe essere. Sogna, e punta in alto, sempre più di quanto credi di poter fare. Fregatene di essere semplicemente meglio di contemporanei o predecessori. Prova a essere meglio di te stesso. Un artista è una creatura spinta dai demoni.

A proposito di “formule” per scrivere. In diverse lezioni raccomanda (nel senso che lui fa così) di smettere di scrivere prima di sentirsi esaurito. Di terminare cioè una “sessione” di scrittura quando le energie ci sono e si è soddisfatti. Sarà più agevole riprendere da lì. Anche Hemingway dava un consiglio simile agli aspiranti scrittori.

Uno scrittore deve essere un lettore

Leggi, leggi e ancora leggi. Leggi qualsiasi cosa. Spazzatura. I classici. Libri belli e libri discutibili. E cerca di capire come sono fatti. Esattamente come farebbe un falegname apprendista che studi il lavoro di un esperto. Leggi! E assorbirai.

In molte lezioni Faulkner ricorda che da giovane leggeva qualsiasi cosa su cui potesse mettere le mani. Dunque lo scrittore, oltre (e prima) che amorale (ricorda il primo dei consigli) è un lettore vorace. Questo genere di lettore, secondo lui, ricorda senza doversi preoccupare di “memorizzare”. Mette da parte tutto.

L’immaginazione è esperienza

Per Faulkner la curiosità verso gli altri esseri umani è il primo dei requisiti di chi intenda scrivere. Molte volte Faulkner discute sull’importanza dell’esperienza per uno scrittore, tuttavia questa è solo uno dei tre “serbatoi” (immagine ricorrente nei suoi discorsi) dello scrittore: esperienza, osservazione, immaginazione. Tuttavia, prima del rubinetto c’è una valvola miscelatrice che confonde il contenuto dei serbatoi.

Lo scrittore stesso non può mai dire quanta parte di ciò che ha fatto era immaginazione, quanta osservazione, quanta esperienza. Non se ne sarebbe neanche potuto preoccupare, perché per lui non è così importante. Se quel che dice sembra reale e veritiero, da dove provenga, e quanta parte ne provenga, per lui non fa differenza.

L’autore non conta: conta l’opera

Ancora dall’intervista per Paris Review:

Se io non esistessi, qualcun altro avrebbe scritto le cose che ho scritto io, che hanno scritto Hemingway, Dostoevskij, tutti quanti. Sono importanti Amleto, e Sogno di una notte di mezza estate: non chi li scrisse, ma il fatto che qualcuno li abbia scritti. L’artista non conta niente. Solo ciò che crea è importante.

Qui trovi tutte le registrazioni e le trascrizioni delle lezioni di William Faulkner alla University of Virginia fra il 1957 e il 1958. Qui un articolo molto appassionato dello scrittore Nicola Lagioia, e qui tutti i libri di William Faulkner.

Immagine: Copertina