Federico Fellini, guida al regista

Federico Fellini, guida al regista "che non aveva niente da dire, ma sapeva come dirlo"

“Non avevo mai pensato da ragazzo che avrei fatto il regista cinematografico. Avevo le idee molto confuse, sapevo che non avrei fatto il medico come desiderava mio padre, o il cardinale come voleva mia madre. L’ho delusa”.

È difficile trovare il centro nell’universo di Federico Fellini. E così anche un inizio o una fine. Per raccontarlo, attraverso i suoi film e le sue parole, si può usare un ordine cronologico certo. Ma sembra quasi di non rendere giustizia alla sua originalità e stravaganza. Preferiamo seguire un ordine tematico, parzialissimo è vero, ma più espressivo. Ne può uscire soltanto una guida destrutturatafelliniana si potrebbe dire.

L’universo di Fellini

Fellini si definiva “un artigiano che non ha niente da dire, ma sa come dirlo”. Questa mancanza di contenuti ha sortito l’effetto contrario. I suoi film sono il banco di prova, ancora oggi, di tantissimi critici e amanti del cinema. Sono stati scritti fiumi di pagine sulle sue opere, sia quando sono uscite al cinema che oggi che sono entrate a far parte del patrimonio culturale di un Paese.

Basti pensare all’aggettivo felliniano che indica una quantità di caratteristiche praticamente infinite, anche se non sempre precise. Un termine talmente vasto che a volte può significare due opposti.

Visionario, ironico, barocco, eccessivo, stravagante, grottesco, mistico, straniante, nostalgico. La Treccani lo definisce così: “Con riferimento alle particolari atmosfere, situazioni, personaggi dei suoi film, caratterizzati da un forte autobiografismo, dalla rievocazione della vita di provincia con toni grotteschi e caricaturali, da visioni oniriche di grande suggestione”.

Consapevole di questa ricchezza espressiva lo era anche Federico stesso, che riassumeva, spiritosamente, la sua biografia in pochissime parole. “Sono nato, sono venuto a Roma, mi sono sposato e sono entrato in Cinecittà. Non c’è altro”. La frase è citata da Gian Piero Brunetta nella sua Guida alla storia del cinema italiano.

L’autobiografismo di Fellini

Come per la citazione presa dalla Treccani sopra, ciò che distingue il cinema felliniano è il forte autobiografismo. Ma in realtà la sua biografia è quella di un bugiardo. Lo spiega bene lui stesso, parlando della sua città natale, Rimini.

Sono molto più vere le cose che non mi sono accadute, che mi sono inventate. Così è successo per la città dove sono nato, Rimini. Rimini quello vero dove ho passato la mia esistenza di ragazzetto e di studente si è quasi allontanato per lasciar posto a Rimini, alla città, al paese, dei film in cui ne ho parlato. I Vitelloni, Amarcord. Mi sembra ora che queste due sovracostruzioni, di una Rimini completamente ricostruita, appartengano molto di più alla mia vita che la Rimini topograficamente accertabile. Insomma, sono un gran bugiardo.

La sua, come l’ha definita Anton Giulio Mancino, è una fantabiografia, costruita pezzo per pezzo, dalle infinite collaborazioni con altri grandi artisti del novecento italiano. Impossibili da catalogare in un unico articolo, e da elencare per forza di cose in maniera approssimativa.

Con Pasolini, con Rossellini (per il quale collaborerà alle sceneggiature di Roma città aperta e Paisà), con Germi, con Fabrizi, Maccari, Flaiano, Pinelli, Rota, ma anche nel mondo del fumetto con Milo Manara e Andrea Pazienza, e in quello della poesia, con Tonino Guerra. Oltre ad aver diretto i più grandi, come Mastroianni, Magnani, Sutherland, Ekberg e molti altri.

Federico Fellini e i premi internazionali

I film di Fellini non hanno bisogno di presentazioni. Accanto ai lavori più alti dell’arte cinematografica, come Amarcord, La strada, I vitelloni, Le notti di Cabiria, 8½ ce ne sono altri che è impossibile definire minori. Come Lo sceicco Bianco (con un grande Alberto Sordi), Satyricon, Roma, Casanova, E la nave va, Ginger e Fred e La voce della Luna (con Paolo Villaggio), del 1990.

Più che capolavori singoli, nel caso di Fellini verrebbe da definirli tutti dei tasselli che vanno a comporre un capolavoro più grande che è il cinema stesso di Federico.

Non è azzardato fare un discorso del genere, visto che Federico è il regista italiano (insieme a Vittorio de Sica) più noto e apprezzato al mondo. Il regista di Rimini ha infatti conquistato premi Oscar per La stradaLe notti di Cabiria (che andò a ritirare l’amata moglie e attrice Giulietta Masina), 8½ e Amarcord. Oltre al preziosissimo Oscar alla carriera vinto nel 1993, l’anno della sua scomparsa. Lui stesso definiva la statuetta come “il premio che sul piano internazionale ha il maggior valore, il riconoscimento più favoloso, più leggendario, a cui tutti quanti puntano.” Senza dimenticare la Palma d’oro per La Dolce Vita nel 1960 e il Leone d’oro alla carriera nel 1985.

Oggi i film di Fellini sono in cima a tutte le classifiche stilate dai magazine di cinema e dai registi internazionali. Come abbiamo visto nella lista dell’Hollywood reporter.

Linguaggio felliniano

Una delle critiche più forti che per anni, e ancora oggi, si fa al cinema di Fellini è l’essere troppo concentrato su di sé. Talmente tanto, verrebbe da dire, che tra i suoi film preferiti è riuscito a mettere anche una sua pellicola. Ma quel modo di raccontare il mondo esterno attraverso il mondo dell’io, è diventato un marchio di fabbrica per moltissimi registi che sono venuti dopo. Come Bertolucci, Argento, Petri, Bellocchio.

Il fatto di non aver mai fatto film apertamente politici (come andava di moda in quegli anni) poi è un altro trucco dell’illusionista di Rimini. Tutti i suoi film sono film politici. La politica, in Fellini, risiede nel tipo di società che i suoi film mettono in scena.

La bellezza del cinema di Fellini sta proprio in questa sua sfuggevolezza. Nell’aver dato tanto materiale ai critici, ai sociologi, agli intellettuali, ma non essersi mai arreso a un’unica interpretazione. Uno dei suoi motti preferiti era quello di Lao Tse: “Appena ti fabbrichi un pensiero, ridici sopra”. È forse questa l’unica chiave di lettura valida del suo cinema.

Se vuoi approfondire l’argomento tra il molto materiale a disposizione, noi ti consigliamo il libro Fare un film scritto dallo stesso Federico Fellini; la biografia di Tullio Kezich, Fellini, e I clowns curato da Renzo Renzi.

Immagine via Wikipedia