La filosofia pop: quando Matrix e Deleuze si incontrano

La filosofia pop: quando Matrix e Deleuze si incontrano

Per molti la filosofia è una delle discipline più complesse da affrontare. Perché fa uso di terminologie molto tecniche, per affrontare temi spesso sfuggenti e astratti. Appare spesso come una materia che non ha molti contatti con la realtà, e quindi viene considerata poco concreta. È da questi ostacoli, che nasce l’idea di una filosofia pop.

Durante gli anni Settanta, Gilles Deleuze e Pierre-Félix Guattari sognavano un’analisi filosofica che mutuasse dalla cultura pop. In modo da creare una connessione fra cultura di massa e cultura alta. Ne scaturì un fenomeno che nel corso del tempo ha subito diversi cambiamenti, ma che conserva degli epigoni ancora oggi.

La nascita della filosofia pop

Deleuze era rimasto molto affascinato dal modo in cui la musica pop degli anni Sessanta—in particolare il rock—aveva creato il sostrato ideologico dei movimenti giovanili e delle rivolte studentesche negli Stati Uniti e del Maggio Francese.

Aveva cominciato a riflettere sull’impatto educativo della cultura di massa. Fino a quel momento la distinzione fra cultura pop e cultura alta era sempre stata invalicabile. Ma nel saggio sul capitalismo L’anti-Edipo, Deleuze e Guattari cominciarono a teorizzare una nuova via. Utilizzare il linguaggio e gli stilemi della cultura pop, per trasmettere messaggi alti e complessi. Un esperimento già tentato in parte nella letteratura dai postmodernisti.

Secondo Deleuze le potenzialità della filosofia pop erano enormi. Perché aveva l’opportunità di coinvolgere in modo decisivo la fascia demografica più ricettiva della popolazione: i giovani.

Non c’è niente da spiegare, niente da interpretare, niente da comprendere. È una specie di connessione elettrica.

In questo senso la prima filosofia pop lo era soltanto dal punto di vista formale. Intendeva utilizzare i mezzi della cultura popolare per le proprie dissertazioni. Nel corso del tempo, invece, questa visione iniziale si è ribaltata.

Dalle opere filosofiche per profani, alle opere pop per iniziati

Nonostante il saggio di Deleuze e Guattari avesse avuto un grande successo, la loro idea non era stata seguita fino in fondo. E nel corso del decennio successivo la filosofia pop cadde nel dimenticatoio. A cavallo fra gli anni Novanta e gli anni Duemila, però, la “pop philosophie” riaccese un grande dibattito. Ma lo fece in un periodo in cui il panorama culturale era profondamente cambiato.

I nuovi filosofi non si trovavano più in un mondo in cui la cultura popolare rappresentava un settore a tenuta stagna rispetto alla cultura alta. I due mondi si contaminavano a vicenda, in modo quasi incontrollato. Agli inizi degli anni Novanta, ad esempio, lo scrittore americano David Foster Wallace aveva scritto un lungo saggio—E unibus pluram: gli scrittori americani e la televisione, contenuto nella raccolta Tennis, tv, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più—in cui aveva analizzato il modo in cui la cultura televisiva stava cambiando l’approccio degli scrittori alla letteratura.

La nuova tendenza era allora non più spiegare la filosofia attraverso il linguaggio della cultura pop, ma spiegare la cultura pop attraverso il linguaggio della filosofia. Non, quindi, delle opere pensate per facilitare la filosofia ai profani: ma opere complesse riservate a un pubblico colto con cui si analizzavano gli aspetti più salienti e importanti dei prodotti pop. Come si può comprendere da questo video, in cui il professor Simone Regazzoni spiega come si è evoluta la filosofia pop.

Opere di filosofia pop

Concludiamo la nostra analisi con alcune opere di filosofia che, oltre al già citato L’anti-Edipo, possono risultare molto interessanti per gli appassionati . Nel 2004, ad esempio, un gruppo di studiosi e filosofi ha realizzato una raccolta di saggi sulla metafisica e la filosofia contenuta nella trilogia cinematografica Matrix. Il cui titolo è Dentro la matrice. Filosofia, scienza e spiritualità in Matrix

Ma forse le opere di filosofia pop più interessanti degli ultimi anni sono quelle di Slavoj Žižek. Un filosofo sloveno diventato molto famoso dopo le manifestazioni di Occupy Wall Street. L’opera completa di Žižek è molto complessa—è un grande studioso di marxismo, idealismo tedesco e psicanalisi lacaniana—ma qualche anno fa ha realizzato un documentario filosofico molto divertente e accessibile insieme alla regista Sophie Fiennes. Guida perversa all’ideologia cerca di spiegare le derive assurde e dannose che ha assunto il capitalismo occidentale attraverso l’analisi dei film più famosi di Hollywood. Come Lo Squalo, Fight Club e i film di Batman.

Immagini: Copertina