Questi fotomontaggi mostrano le contraddizioni del mondo in cui viviamo

Questi fotomontaggi mostrano le contraddizioni del mondo in cui viviamo

Nella notte del 2 settembre 2015 un gruppo di venti persone—uomini, donne, bambini—si imbarca da Bodrum, in Turchia, per raggiungere l’isola greca di Coo, a mezz’ora di mare. Il gommone, però, può portarne soltanto otto. Tra i passeggeri c’è Alan Kurdi, un bimbo di Kobane. Dopo pochi minuti dalla partenza il gommone si rovescia.

Il corpo senza vita di Alan, portato dalle onde sulla riva, viene fotografato dalla giornalista turca Nilüfer Demir. Diventa l’immagine simbolo della crisi dei migranti. La fotografia scatena indignazione e solidarietà. Il sito della BBC scrisse in un articolo del 2 gennaio del 2016:

C’è qualcosa in quell’immagine. Dio ha acceso la luce su di essa per svegliare il mondo.

Quella luce si è presto spenta, e ci siamo dimenticati di Alan Kurdi e della nostra stessa commozione. Allora però, furono tanti gli omaggi di artisti semi sconosciuti che lavoravano attraverso i social. Tra questi c’era Kanun Hükmünde Ugurgallen, turco, che su twitter postò un fotomontaggio impressionante, in cui si contrapponeva quella tremenda realtà a quello che avrebbe potuto essere un’infanzia “normale”. Ugurgallen venne contattato da Reuters, CNN e altri network internazionali.

Il progetto di Ugurgallen (#ParalelEvrenSavaşBarış, tradotto significa “Universi paralleli guerra / pace) sfrutta questa tecnica di duplice lettura. Accostando in una sola immagine due scatti opposti. Uniti, generano un contrasto ossimorico formidabile.

Un lavoro semplice, ma potente. A volte l’accostamento è elementare, ma non per questo meno diretto. Come questo collage: a poppa un barcone stracarico di migranti, a prua uno spazioso yacht da miliardari. 

Altre volte prende in prestito foto arcinote. Come quella qui sotto. Foto simbolo della cultura occidentale: la copertina del disco dei Beatles, Abbey Road. In cui George, Paul, Ringo e John attraversano assolate strisce pedonali. Una delle copertine più famose della musica. Una fotografia, come si legge dal sito stonemusic, “riprodotta, imitata, schernita, amata e odiata”, ma mai come Ugurgallen.

Le immagini più potenti di Ugurgallen

Sul suo profilo Instagram, ma anche sull’account twitter, se ne trovano molte. Tra le maggiori per impatto emotivo ci sono sicuramente quelle che hanno come protagonisti i bambini. Non solo Alan Kurdi, come era stato fatto nel 2016. Ma anche tutte quelle bambine che in una parte del pianeta devono far fronte ogni giorno, senza tregua, a bombardamenti e guerre. E dall’altra si provano costumi di carnevale e crescono con il modello di Wonder Woman, la super-eroina indistruttibile.

O ancora bambini che, per un caso della sorte, potrebbero trovarsi a frequentare una “normale” scuola. E invece imbracciano un fucile e vanno in guerra, da soldati.

Graficamente, il limite tra le due foto non è solo evidenziato da una linea—sempre sobria ma netta. Può capitare che siano i personaggi dello scatto a dividere le due realtà. Come nel fotomontaggio qui sotto, in cui un soldato sopra un terrazzo ammira gli effetti della pace e della guerra sulla sua città. 

Questo progetto (lo si intuisce dal modo in cui Ugurgallen accosta due foto così “distanti”), non vuole soltanto limitarsi a giudicare. Ugurgallen ci mostra le contraddizioni del mondo e la vita colta nella sua interezza (anche come portatrice di morte). La vita colta in quell’equilibrio che—per ora—permette all’umanità di sopravvivere, sapendo che non è destinata a farlo a lungo. La linea di demarcazione si sta sempre più assottigliando, presto scomparirà del tutto.

Immagine tratta da Instagram