I bellissimi scatti di Lewis Hine, il padre della fotografia sociale

I bellissimi scatti di Lewis Hine, il padre della fotografia sociale

La fotografia di stile documentario può avere un ruolo importante nel suggerire o indirizzare i mutamenti sociali. Uno dei primi a rendersene conto, facendo dell’obiettivo uno strumento politico, è stato l’americano Lewis Wickes Hine. Il quale cercò di praticare per tutta la vita una fotografia onesta e responsabilizzante.

Le fotografie non possono mentire, ma i bugiardi possono fotografare.

Tutti conoscono qualche sua foto. A volte senza neanche sapere chi ne sia l’autore. I grandi scatti di Lewis Hine, infatti, fuori dal loro contesto, suggeriscono spesso un’epica del lavoro. Che ci colpisce, ma mette in ombra la sistematicità con cui Hine perseguì quella che oggi può essere considerata una fotografia “d’arte”, ma che è stata concepita, anzitutto, come fotografia di denuncia.

Chi era Lewis Hine

Nacque nel 1874, in una cittadina delle campagne del Wisconsin. Morto prematuramente il padre, lavorò in fabbrica per pagarsi gli studi universitari. Dopo aver frequentato, tra le altre, la Columbia University, all’inizio del secolo XX divenne insegnante a New York.

Inizialmente, insegnante di botanica, incitava gli allievi a utilizzare la macchina fotografica per implementare la documentazione di studio. Perciò organizzava spesso “uscite di classe” a Central Park. L’idea di una fotografia al servizio del sociale lo colse in una di queste uscite. All’incontro, sulla punta meridionale di Manhattan, degli immigrati che approdavano dopo il transito a Ellis Island.

Di lì a poco il progressista Hine avrebbe abbandonato l’insegnamento. Dedicandosi a una fotografia di documentazione che comportò anche ampi spostamenti, nel corso della vita. Le baraccopoli cittadine. Il lavoro minorile nei campi e nelle fabbriche.

George Barbee, 13 anni, Kentucky, 1916. Via

George Barbee, 13 anni, Kentucky, 1916. Via

E poi gli operai e le macchine. I cantieri, come quello dell’Empire State Building, iniziato nel 1929. Fino alla morte, avvenuta nel 1940, in povertà, a 66 anni, la macchina di Hine, spesso su commissione, rimuginò su un unico tema fondamentale: il lavoro.

Bambino che consegna i giornali, New Jersey, 1912. Via

Ragazzo che consegna i giornali, New Jersey, 1912. Via

Verità e bellezza nella fotografia di Lewis Hine

Le foto di Hine, a causa delle macchine dell’epoca, sono tutte in posa. E sono tutte molto belle. Secondo il grande fotografo Robert Adams—che ne parla nel libro “La bellezza in fotografia“—Hine riuscì a risolvere “in un equilibrio perfetto” una sorta di dialettica interna al lavoro del fotografo primo Novecento impegnato nel sociale. Quella fra la “verità” del documento, e la bellezza della composizione.

Laura Petty, 6 anni, raccoglitrice di bacche. Maryland, 1909. Via

Laura Petty, 6 anni, raccoglitrice di bacche. Maryland, 1909. Via

Una situazione che porterebbe al rischio di una contraddizione. Ma Hine, secondo Adams:

voleva mostrare il male per indurre la protesta, e il bene per farne tesoro. Prese singolarmente, alcune immagini che possono sembrare allora persino contraddittorie. E le ragazze stanche, in piedi di fronte alle macchine filatrici delle fabbriche di tessuti, risultano belle, come le fotografie di cui sono parte. Eppure proviamo immensa gratitudine per queste immagini paradossali […]. Da giovani, pensiamo a un’arte che si confronti con i fatti amari, perché crediamo che il male possa essere sconfitto affrontandolo. Invecchiando, e cominciando a dubitare di questa possibilità, vorremmo che l’arte non si limitasse a confermare la pena della nostra disillusione. In immagini come quelle di Hine sono contemplati entrambi gli aspetti. Le fotografie esprimono la necessità di un cambiamento. Ma insieme sembrano suggerire che questo bisogno non sia la cosa più importante che possa dirsi della vita.

Le indagini fotografiche di Lewis Hine

L’indagine di Hine è sempre approfondita. Il primo lavoro di documentazione importante riguarda gli immigrati europei che transitavano a Ellis Island, di cui realizzò molti ritratti.

In questa serie ci sono anche molti ritratti di immigrati italiani. Come quello che vedi qui sotto. Un prezioso repertorio che ci ricorda un passo davvero importante della storia del nostro paese.

Lewis Hine #lewishine

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Dal 1907, fotografo ufficiale del National Child Labor Committee, documentò il lavoro minorile in difesa dei diritti dei bambini. I padroni non vedevano certo di buon grado le sue intrusioni: spesso Hine dovette intrufolarsi di nascosto, o fingersi qualcun altro.

Durante la Prima guerra mondiale, riprese il lavoro della Croce Rossa in Europa. Negli anni seguenti si dedicò all’indagine del rapporto—cui al tempo guardava con fiducia— tra l’operaio e le macchine: il risultato fu il reportage “Men at Work”.

Dal 1929, su commissione, documentò la costruzione dell’Empire State Building. Da questo lavoro provengono i suoi scatti forse più celebri. Come quello intitolato “Icarus”: un giovane operaio appeso a un tirante sembra sospeso fra le nuvole. La terra ferma,  l’Hudson, Manhattan, sono lontani.

Photography by Lewis Hine

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Il suo ultimo lavoro importante, come fotografo ufficiale del National Research Project, sarà ancora una volta dedicato al mondo del lavoro.

L’editore Abscondita ha pubblicato Men at work e Kids at work in una bellissima edizione. Questo invece è un catalogo che raccoglie le fotografie più belle di Hine. Di prossima uscita, un libro con tutte le foto per il National Research Project. Qui invece, a prezzo contenuto, il solo Men at work. Una selezione di foto si trova anche su Wikipedia.

Immagini: Copertina