Come sfruttare la

Come sfruttare la "luce radente" per realizzare belle fotografie

La luce che, da qualsiasi fonte di illuminazione provenga, forma un angolo acuto con l’orizzonte, è detta luce radente. È, ad esempio, la luce del sole nelle primissime ore del mattino o durante la cosiddetta magic hour poco prima del tramonto. Ed è utilissima in fotografia. Ti sarà capitato osservare o scattare fotografie in condizioni di luce radente. I risultati sono affascinanti: l’illuminazione radente accentua i rilievi. Sottolinea le pieghe. Fa risaltare la grana delle superfici. Permette di giocare con le ombre e con i contrasti netti.

Una luce molto radente la superficie, ovviamente da una fonte artificiale, è anche una tecnica diagnostica nel campo dei beni culturali: permette di esaminare lo stato di conservazione di un dipinto prima di un restauro. O di indagare l’opera per ottenere informazioni sulla tecnica dell’artista. Grazie all’indagine a luce radente si è scoperto, ad esempio, che Caravaggio non faceva disegni preparatori, ma tracciava solo delle linee guida sull’imprimatura (dal periodo napoletano neanche più quelle). E a proposito di Caravaggio, il grande fascino di molte sue scene deriva proprio dal fatto che, nello studio, illuminava i modelli con lanterne solo lateralmente: insomma, a luce radente.

Abbiamo accennato prima agli orari dell’alba e del tramonto, in cui la luce “accarezza” le cose. Ma la luce radente si ottiene anche fotografando nelle ore centrali di una giornata senza nuvole, con una luce dura. Comunque, le ombre si allungano, la differenza fra aree chiare e scure si accentua, il colore si fa più caldo. E in condizioni di luce dura, poi, i colori si fanno anche più saturi, il che può rendere la fotografia ancora più espressiva.

La luce radente: l’ideale nella fotografia di paesaggio

La luce radente è l’illuminazione ideale per le foto di paesaggio. Poiché proietta ombre laterali, la cui evidenza grafica contribuisce alla composizione dello scatto. Ed evidenzia il profilo anche dei più piccoli rilievi. Come puoi vedere nella foto qui sotto scattata in Val d’Orcia.

È una buona foto scattata con la luce giusta, che, anche se si appiattisce un po’ nella parte alta, può essere presa a esempio di come la luce radente permetta di enfatizzare le diagonali, di rendere più vibrante il gioco cromatico, di accentuare il chiaroscuro e di aumentare la nitidezza della vegetazione in primo piano. Scattata in un altro momento, la stessa foto sarebbe stata davvero anonima.

In genere, nelle foto di paesaggio con luce radente, si consiglia una leggera sottoesposizione per “addensare” l’immagine e saturare i colori. Attenzione però, in questo caso, a non perdere in dettaglio per colpa di un tempo di scatto troppo lento, che genererebbe micromosso.

La luce radente nel ritratto

Per le stesse funzioni che la rendono ideale nella fotografia di paesaggio, nei ritratti la luce radente può essere controproducente. Rivela infatti e “accarezza” le forme del soggetto. La luce radente, come in un dipinto di Caravaggio o di Rembrandt (nei suoi ritratti l’illuminazione è laterale e dall’alto), può evidenziare eccessivamente il profilo degli zigomi, le imperfezioni della pelle, creare un’ombra laterale del naso. Naturalmente tutto dipende dal nostro scopo nella circostanza specifica: da quanta “drammaticità” vogliamo dare al ritratto.

In molti casi, si può compensare il contrasto facendo sì che la luce attraversi un materiale traslucido (ovviamente fuori campo). I fotografi utilizzano un pannello riflettente, che può essere sostituito benissimo da oggetti casalinghi come una tenda bianca, o, ancora meglio, un lenzuolo. In questo modo il contrasto risulta attenuato, e le ombre si ingentiliscono.

Insomma, se vuoi esplorare le possibilità della luce radente, è consigliabile iniziare con i paesaggi, ma  non sei obbligato a fermarti lì: puoi giocare anche con il ritratto. E, perché no, con la natura morta.

Immagine: Copertina