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Mostrare "l'anima" di un paese in fotografia: Zavattini e Strand a Luzzara

Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. Ma non è facile starci tranquillo.

Lasciamo che queste parole di La luna e i falò di Cesare Pavese ci introducano a un altro grande libro, che vogliamo ricordare oggi. Un libro uscito appena 5 anni dopo di quello. Nel 1955, per Einaudi. Grande formato (24×30 cm), poco più di 100 pagine, poco meno di 90 fotografie in b/n. Uno dei primi libri italiani di fotografia, di Paul Strand e Cesare Zavattini“Un paese”. 

Il “paese” è Luzzara, centro da qualche migliaio di abitanti dell’Emilia rossa nel 1953. Gli autori sono, ai testi, lo sceneggiatore più importante della stagione del Neorealismo, Zavattini. E, alla macchina fotografica, un campione della straight photography americana, Strand.

I due si incontrano nel 1949 e decidono di fare un libro insieme su una località specifica. Dopo varie proposte, un po’ per caso viene scelto il paese natale di Zavattini: una scoperta per il fotografo, una riscoperta per lo scrittore.

Cesare Zavattini e Paul Strand: Luzzara in fotografia

Lüsèra Strand scatterà per più di un mese. E Zavattini trascriverà “le confidenze dei miei compaesani” con pretesa di fedeltà: “mi pare di non averne quasi mai tradito lo spirito”. The family (la famiglia Lusetti), lo scatto che compare sulla copertina di “Un paese”, è uno più celebri ritratti fotografici di sempre.

Mi sono sposata a 18 anni e ho fatto 15 figli di cui 4 sono morti piccoli. Nel ’21 mio marito Lusetti venne bastonato e poi fu battuto ancora nel 1926. Non ho mai saputo il perché. […] So soltanto che è stata la causa della sua morte. Durante la guerra i miei cari figli sono stati militari in Italia, Francia, Grecia, Germania, Africa, Inghilterra. Meno il più giovane che aveva 16 anni […]. Nel ’46 eravamo tutti insieme dopo 12 anni di dolore materno. Sogno di avere una casa mia vicino a una chiesa per andarci spesso. Mio figlio Bruno dice sempre voglio lavorare la nostra terra, con le macchine, come trattori e simili. Sono 55 biolche e dividiamo il 43% a noi e il 47% al padrone.

Un ritratto, quello della famiglia Lusetti, accorato, attentamente congegnato, e non proprio spontaneo. Anche le foto, d’altronde, come i testi secondo Zavattini, sono quasi fedeli. Più di una carezza retorica avvolge tutti i personaggi e gli ambienti del reportage: le biciclette sono onnipresenti. I bambini, tutti malinconici (come la piccola Angela Secchi). L’occhio ricerca attentamente, o escogita, tracce di campagnolismo. Escludendo volutamente ogni indizio di modernità, che, forse, da qualche parte negli anni ’50 poteva esserci anche a Luzzara: un paese non completamente sperduto.

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Io voglio morire lo stesso giorno che non sono più buono di vestirmi e di svestirmi da solo.

Tutte le anime di un paese

Anche per questo motivo, comunque, “Un paese” ha guadagnato l’aura che ancora lo avvolge, di libro che ritrae un luogo “mitico”. Quasi una Spoon River fotografica italiana, e vivente. Contadini e contadine, maniscalchi, ciabattini, bambini e vedove. Le “anime” del paese ci sono tutte, e anche gli elementi inanimati sembrano averne una: stalle, campi, depositi di cappelli, empori, androni, pietre miliari.

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Faccio la terza, mi piace leggere la storia ma non voglio più studiare. D’estate mi piace nuotare nel canalino e fare i tuffi. Ho un amico che nuota nel Po che sta lontano otto chilometri. Una volta ci sono andato e mi hanno fatto vedere un uccello che fa i buchi sulle rive […]

Luzzara in fotografia è un luogo che, trasfigurato, si lascia rivisitare, sottoporre a “verifiche” successive. Pensiamo, per esempio, alla Scanno interpretata sia da Giacomelli che da Cartier-Bresson): qualcosa di simile è accaduto anche a Luzzara, dove Zavattini tornò nel 1973 insieme a un altro grande fotografo, Gianni Berengo Gardin.

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Anche quando sono vestito di domenica, se una vaccina ha bisogno devo andare nella stalla e il vestito prende l’odore dell’orina delle bestie molto facilmente, e ci sono delle ragazze che ci badano.

La prima edizione Einaudi dell’opera è molto rara, e acquistabile a caro prezzo. È esaurita, acquistabile anch’essa usata, l’edizione Alinari del 1997. Più economiche le edizioni americane. Trovi molte foto nel catalogo Un Paese, La storia e l’eredità. E, online, in un’ampia selezione all’interno di un articolo di Vice dedicato al fotolibro.

Immagini: Copertina