Come si scatta una fotografia con la regola dei terzi

Come si scatta una fotografia con la regola dei terzi

Se ti sei occupato, anche brevemente, di progetti grafici o di fotografia ti sarai imbattuto presto o tardi nella cosiddetta “regola dei terzi“.

Prima di spiegarla, un esempio. La foto sotto, una salina nella savana in Namibia, mostra un’applicazione pedissequa della regola dei terzi.

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Vediamo perché. La regola dei terzi è molto semplice: in pratica si tratta di costruire (immaginare) una griglia, che nelle macchine digitali tra l’altro è possibile sovrapporre all’inquadratura nel mirino. Tracciando due linee orizzontali e due verticali—equidistanti—si ottiene una scomposizione dell’immagine in 9 riquadri identici. I punti di intersezione tra le linee sono dei “punti chiave”: quelli su cui l’occhio si concentra maggiormente.

Di qui, i due consigli tipici sull’applicazione della regola dei terzi. Si ritiene che: posizionato il soggetto in corrispondenza dei punti chiave, la fotografia sprigioni più tensione, provocando l’interesse dell’osservatore; un soggetto posto al di fuori del riquadro centrale renda la fotografia più originale.

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La regola dei terzi in pittura

La regola dei terzi è nata in ambito pittorico. Il primo a scriverne è stato probabilmente il pittore e antiquario inglese John Thomas Smith nel 1797. Questi riteneva utile, interessante e generalmente piacevole che il cielo in un dipinto occupasse due terzi oppure un terzo dell’immagine. E che fosse saggio spezzare o nascondere linee orizzontali continue facendole incrociare con figure, oggetti. Tutto sommato, il tempo gli ha dato ragione: ancora oggi si segue spesso questo criterio visivo.

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La valorosa Téméraire (1838), famoso quadro di William Turner che vedi qui sopra, sembra esser stato dipinto seguendo proprio la regola dei terzi. Passeggiata sulla scogliera di Pourville di Claude Monet, dipinto più di quarant’anni dopo, ha una composizione affine ma con i rapporti fra cielo e mare invertiti.

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La regola dei terzi in fotografia

Oggi, comunque, riferendoci alla regola dei terzi pensiamo soprattutto alla fotografia. L’utilità di questo criterio della composizione visiva si nota soprattutto nella fotografia naturalistica e nella fotografia paesaggistica. Grandi maestri della fotografia ne hanno fatto uso. Quando c’è da posizionare un soggetto in un paesaggio naturale sconfinato, di solito lo si colloca in un “punto chiave”, come nella foto sotto (in cui sono molto importanti anche le linee oblique).

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Anche moltissimi ritratti a figura intera sfruttano la regola dei terzi.

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E, ovviamente, molti primi piani. È proprio la figura umana, spesso, l’incaricata a trasmettere movimento all’interno dell’immagine.

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Due grandi fotografi e la regola dei terzi

Vediamo ora un grande fotografo del Novecento alle prese con la regola dei terzi. Quella che vedi qui sotto è una composizione più volte sfruttata da Henri Cartier-Bresson. Tutti i particolari sono meticolosamente studiati: l’orizzonte è sul primo terzo della foto; l’albero del filare in primo piano poggia su una delle linee di demarcazione verticale. Inoltre, in corrispondenza di uno dei punti chiave il tronco dell’albero in primo piano lascia posto alla chioma.

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Scegliamo ora la fotografia di un maestro contemporaneo. Un ritratto di Steve McCurry che fa al caso nostro. Anche qui, la composizione è studiata maniacalmente: noterai le linee orizzontali e verticali degli scalini di pietra, il volto del soggetto e il piede teso del bambino che giacciono sulla stessa linea, il viso dell’uomo appena reclinato aldilà di uno dei punti chiave (è un espediente antico: guarda questo quadro di Vermeer).

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La regola dei terzi garantisce belle foto?

Naturalmente, la regola dei terzi non è inderogabile. Il soggetto non deve per forza trovarsi relativamente ai margini. Anzi, talvolta vale proprio la pena di collocarlo sfacciatamente al centro. Come mostra un’altra fotografia dello stesso McCurry.

Two Monks at Red Fort, Delhi, Indiafinal print_milan

Inoltre, non garantisce belle foto. Una foto fedele al canone non è per forza interessante. Una tenda da campeggio illuminata sotto il cielo notturno è certamente un soggetto suggestivo. Ma di foto insipide come quella qui sotto, ordinate e osservanti la regola, ne trovi migliaia, tutte simili, su internet.

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Talvolta, invece, le fotografie più avvincenti sono proprio quelle in cui apparentemente non si capisce nulla. Come molti scatti del grande fotografo indiano Raghubir Singh, che sembrano seguire un loro personale criterio. Costruendosi le proprie regole.

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