La più grande fotografa vittoriana: Julia Margaret Cameron

La più grande fotografa vittoriana: Julia Margaret Cameron

Più di 1200 scatti dal 1863 in poi, in appena undici anni di amatoriale “carriera”. È il lascito di Julia Margaret Cameron, la signora inglese che prese una disciplina appena nata, la fotografia, piegandola a un proprio eccentrico e quasi squilibrato ideale di bellezza. Vediamo perché le sue opere appaiono ancora sperimentali 150 anni più tardi.

Chi era Julia Margaret Cameron

Nata a Calcutta nel 1815, figlia di un ufficiale della Compagnia delle Indie Orientali, Julia Margaret Pattle studiò in Francia, per poi tornare in India. Lì sposò, nel 1838, il giurista e riformista Charles Hay Cameron, 20 anni più vecchio di lei. La coppia ebbe sei figli e ne adottò altri sei. All’età di 48 anni ricevette in regalo da una delle figlie una macchina fotografica. Iniziò a “giocare” con l’apparecchio. Faceva tutto da sé, compreso lo sviluppo ovviamente. Finché nel 1864 produsse la prima stampa di cui poté dirsi soddisfatta, che intitolò My first success. È il ritratto sfocato di una bambina orfana di otto anni, che viveva nell’Isola di Wight, dove i Cameron avevano acquistato una proprietà. Un primo piano ammorbidito dal pesante effetto flou: è il momento incipiente di una concezione personale e un poco kitsch dell’estetica fotografica.

I ritratti di Julia Margaret Cameron

La fotografia era nata da poco. Chi rifiutava l’identificazione fra arte ed esattezza, come Charles Baudelaire, la detestava. La fotografia, d’altronde, era un mezzo minaccioso per gli artisti che facevano dell’aderenza appunto “fotografica” alla realtà un carattere distintivo del proprio stile: come i preraffaelliti inglesi. Il tratto originale di Julia Margaret Cameron fu quello di riprendere dai preraffaelliti—molti dei quali, come Millais e Burne-Jones, erano suoi amici— immagini impregnate di misticismo. Ma, allo stesso tempo, di rinunciare alla precisione. L’imperfezione, la sfocatura, sono tratti distintivi, modernissimi, di Cameron.

La quale realizzò soltanto ritratti. Specialmente i cosiddetti fancy portraits, immaginari ritratti di personaggi storici, biblici, mitologici, per impersonare i quali Cameron metteva in posa amici, parenti, domestici. Troviamo perciò nella sua produzione tanti cherubini, musicisti ispirati dalle muse, personaggi del ciclo arturiano, numerose Beatrice Cenci.

A Cameron, aristocratica, prozia di Virginia Woolf, era connaturale l’amicizia con personalità inglesi del tempo suo. Era affascinata dal concetto stesso di “celebrità”. A queste è dedicato un folto gruppo di ritratti realistici. Il più importante è senz’altro Charles Darwin.

La “divina arte della fotografia”

La devozione di Cameron alla “divina arte della fotografia”, come la chiamava le guadagnò gran fama. “Senza alcun aiuto né istruzione, questa signora è riuscita a spalancare un campo della fotografia rimasto finora una terra incognita“, si leggeva nel 1865 in un fascicolo del London News.

Inutile ricordare che la disciplina era appannaggio dei soli uomini. Anche solo la fatica necessaria al trasporto dell’attrezzatura vi teneva lontane, o ve le faceva tenere da altri, le donne. Ciò che stupiva di Cameron, oltre alla determinazione mostrata nel far tutto da sé e nel perseguire una concezione personale dell’immagine, era il procedimento di sviluppo analogico: quello della lastra a collodio umido.

Buona manualità, conoscenza dei prodotti chimici e grande rapidità erano necessarie. Quella di Cameron era una fotografia domestica: il procedimento al collodio umido infatti richiede lo sviluppo immediato della lastra di vetro dopo l’esposizione. Quando il supporto fotosensibile è appunto ancora “umido”. C’è dunque bisogno di una camera oscura, anche portatile, nelle vicinanze del luogo dello scatto. Il tutto deve essere fatto nel giro di un quarto d’ora.

Truly divine! #juliamargaretcameron

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Il procedimento, soggetto a imprevisti, nel caso di Cameron ha generato, nel prodotto finale, “difetti” quali sbavature, strisciate, perfino impronte digitali. Secondo Marta Weiss, curatrice presso il Victoria and Albert Museum di Londra, questi “difetti” sono una qualità distintiva delle immagini di Cameron. Molto affascinanti per un pubblico contemporaneo, poiché rivelano nelle foto la natura di “oggetti fatti a mano”.

Il Getty Museum custodisce moltissime fotografie di Cameron. Dalla libreria virtuale del museo puoi scaricare gratuitamente l’unico catalogo ragionato esistente dell’intera produzione dell’artista.

Immagini: Copertina