Chi era Dolcino, l'eretico del Nome della Rosa che sognava una società egualitaria

Chi era Dolcino, l'eretico del Nome della Rosa che sognava una società egualitaria

Nel giallo storico Il Nome della rosa, capolavoro di Umberto Eco, pagine significative—anche per il narratore Adso da Melk, un giovane ansioso di conoscere la linea che divide il bene dal male—sono dedicate alla setta ereticale dei dolciniani.

Il nome deriva da Fra Dolcino da Novara, che la capeggiava. E che morì arso vivo, impenitente, nel 1307. In sintesi, Dolcino rifiutava la gerarchia ecclesiastica, aveva instaurato un modello di società egualitaria e predicava il sacerdozio universale dei (e delle) credenti.

Se ne parliamo oggi, è perché il personaggio appare nella recente miniserie Rai tratta dal Nome della Rosa. Che—a differenza del libro e del film del 1986—ha dedicato parecchio spazio all’uomo e alla compagna Margherita da Trento. Qui di seguito, proveremo quindi a ripercorrere la storia dei dolciniani e del loro sogno di una società egualitaria.

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Nel XII secolo nell'Europa cristiana l’eresia, che da secoli sembrava scomparsa, riapparve in forme nuove e con forti connotati politici e sociali. Tra gli eresiarchi medievali Dolcino è indubbiamente uno dei più noti, anche grazie al contributo che i dolciniani svolgono nella trama de “Il nome della rosa”. Per saperne di più su Fra Dolcino e sui Dolciniani leggi l'articolo, link in bio ? @fattiperlastoria #fattiperlastoria #storiaecultura #historic #historical #dietroadognifotounastoria #historynotes #historytoday #knowyourhistory #historynerd #instahistory #historylover #historygram #todayinhistory #storia #history #scienzestoriche #riprendiamocilastoria #fradolcino #dolciniani #ilnomedellarosa #storiamedievale #medioevo

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Dolcino e Margherita vollero mettere in pratica i precetti degli apostolici. Permettendo al fedele di stabilire un rapporto diretto con Dio. Sposando le istanze delle popolazioni povere della zona del Garda—dove si svolgeva la sua predicazione—vessate dai feudatari vescovi-conti. E istituendo un modello di società in cui la donna era molto emancipata, in una comunità di fratres e sorores. Il cuore delle teorie dei dolciniani era dunque nell’abolizione delle gerarchie ecclesiastiche (Dolcino profetizzava la fine del papato). E nell’abolizione del feudalesimo.

La fine di Fra Dolcino, “prefigurata” da Dante Alighieri

L’ortodossia cattolica si è “formata” nei secoli in un continuo rapporto con le eresie, riassorbite o soppresse—come per i dolciniani, contro i quali fu bandita una crociata. Isolandosi in fortificazioni rudimentali sulle alpi biellesi, il gruppo si difese anche con la violenza. E fino all’ultimo.

Circa venti anni prima Dante aveva dedicato a Dolcino, ancora vivo, due terzine del canto XXVIII dell’Inferno (seminatori di discordia). In quel passo, Maometto affida a Dante un messaggio per l’eretico.

Or di’ a fra Dolcin dunque che s’armi,

tu che forse vedra’ il sole in breve,

s’ello non vuol qui tosto seguitarmi,

sì di vivanda, che stretta di neve

non rechi la vittoria al Noarese,

ch’altrimenti acquistar non saria leve.

Un consiglio, da parte del principe delle eresie—tale era Maometto per la cristianità medievale—ai dolciniani asserragliati sul monte Rubello per non farsi catturare dai crociati (il “Noarese” delle terzine dantesche). Che si provvedano di vettovaglie, dice, affinché le vie bloccate dalla neve non li costringano alla resa per fame.

Poiché il descensus ad Inferos è ambientato a fine marzo 1300, Dante, come ogni tanto accade nella Commedia, “profetizza” ex post. Nella realtà infatti accadde proprio che nell’ultimo anno di resistenza (1306-1307) un inverno rigidissimo obbligò i dolciniani, ridotti a nutrirsi dei cadaveri dei compagni morti, alla resa. Tutti furono uccisi sul posto, tranne Dolcino, Margherita, e il luogotenente Longino Cattaneo. Il 1 giugno 1307 Dolcino morì sul rogo. Per aver predicato la pace e l’amore tra gli uomini, come recita una targa commemorativa a Vercelli.

Fra Dolcino nel Nome della Rosa di Umberto Eco

Il nome della Rosa di Umberto Eco, ambientato nel 1327, ha riportato all’attenzione popolare la storia di questo affascinante predicatore. Eco, mostrando grande equilibrio fra ricerca dell’intrattenimento e fedeltà alla storia, fa un uso cauto e intelligente della figura. La sua vicenda è narrata lungamente al giovane protagonista Adso da un altro frate (nel capitolo “Dopo compieta” della “Terza Giornata”).  

Il frate racconta di Dolcino sotto una luce negativa: Dolcino offendeva irrimediabilmente il sacerdozio, anche a causa della sua vicinanza a Margherita, dunque la fine sul rogo era stata giusta.

‘Infine’, stava dicendomi Ubertino, ‘la marca dell’eresia la trovi sempre nella superbia. A un certo momento Dolcino si era nominato capo supremo della congregazione apostolica. E aveva eletto tra i suoi luogotenenti persino una donna’.

Una prospettiva che non convince Adso, e fa sorgere nella sua mente molte domande morali. Domande sul legame tra ortodossia religiosa e privilegi dei potenti. Sulla somiglianza delle idee di Dolcino con quelle, stimabili, dei francescani spirituali. Sull’assurdità e l’orrore della tortura.

Quando il frate termina il racconto, Adso, confuso, non può fare a meno di chiedergli: “Ma allora, come si riconosce l’amore buono?”

Il mito di Fra Dolcino fino ai nostri giorni

Evocata molte volte in epoche successive, la figura di Dolcino è ricordata in opere letterarie, da Marcel Schwob (che lo include in Vite Immaginarie) ai Wu Ming—­nella raccolta di storie per bambini Cantalamappa c’è anche l’episodio “Dolcino e Margherita”. L’eresiarca è stato considerato un simbolo da alcuni promotori del socialismo italiano all’inizio del ‘900. Un grande obelisco collocato sul monte Rebello, distrutto in epoca fascista, è stato riedificato, più piccolo, negli anni ’70. Nello stesso periodo, proprio come “protosocialista” lo celebrarono Dario Fo e Franca Rame nella Giullarata di Bonifacio VIII in Mistero Buffo.

Qui Il nome della Rosa di Umberto Eco. Per approfondire: Derive/Approdi ha pubblicato, a cura del Centro Studi Dolciniani, il libro Fra Dolcino e gli Apostolici tra eresia, rivolte e roghi. Il libro Maledetto Fra Dolcino introduce alle figure di Dolcino e Margherita. E si concentra poi sulle polemiche relative all’edificazione dell’obelisco sul Monte Rubello. Qui la voce dell’Enciclopedia Dantesca dedicata a Dolcino. La traduzione integrale del Manuale dell’Inquisitore di Bernardo Gui è una lettura molto interessante.

Immagini: Copertina