Frammenti di un discorso amoroso, il meraviglioso e inclassificabile saggio di Roland Barthes

Frammenti di un discorso amoroso, il meraviglioso e inclassificabile saggio di Roland Barthes

Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero d’esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri.

Si può dire, senza peccare di presunzione, che nessun altro scrittore ha trattato l’amore come Roland Barthes. In Frammenti di un discorso amoroso, il critico francese ha ricomposto i “tasselli del lessico dell’innamorato”. Un’opera amata da tantissimi lettori di tutto il mondo, sempre nuovi. Affascinante e immortale anche perché sfugge alle solite classificazioni.

Non ha trama e non è un “manuale”, come ha scritto Pier Vittorio Tondelli:

Non vi dirà come comportarvi né che cosa fare per togliervi dall’affanno e dall’ingombro di un abbandono […] ma vi darà uno specchio bellissimo per riflettere, pensare, decidere, paragonare la vostra storia a quella di Werther o a un haiku giapponese.

Un’opera straordinaria come straordinario è stato il suo autore. Che oggi, a più di trent’anni dalla sua scomparsa, continua ad affascinarci.

Chi era Roland Barthes

“Demolitore di miti culturali”, ma egli stesso “mito” per molte generazioni, così l’ha definito Filippo La Porta. Nato nel 1915 in Normandia, dopo la morte del padre, si trasferisce, in ristrettezze economiche, con la madre a Parigi. Si ammala di tubercolosi ed è costretto a trascorrere un periodo di convalescenza sui Pirenei. Qui, Roland conosce, studia e ama i classici e i moderni. Si laurea in lettere antiche e insegna al liceo, negli anni della guerra. Dal ’42, fino al ’46, viene ricoverato in Svizzera per problemi di salute.

Tornato a Parigi intraprende la sua carriera di scrittore. È un linguista, un critico letterario, un semiologo. Ha un approccio nuovo alla saggistica. Con lui, questa, si fa “libera, inventiva”, come ha detto La Porta. È tra i massimi esponenti dello Strutturalismo (anche se poi ne prenderà le distanze, a rimarcare un’attitudine critica autonoma, a volte contraddittoria).

Tra i suoi testi più celebri si deve ricordare, prima di tutto, Miti d’oggi, uscito nel ’57. Raccolta di saggi in cui Barthes mischia Marx al cinema, le automobili alla poesia francese, alle patatine fritte. Ci sono poi, indispensabili, Elementi di sociologia, Critica e Verità, L’impero dei segni, S/Z, La camera chiara. Muore nel 1980.

L’opera, che insieme a Miti d’oggi, darà una certa popolarità a Barthes (“Ai ristoranti mi riservavano il posto migliore”), è Frammenti di un discorso amoroso, saggio pubblicato nel 1977.

Frammenti di un discorso amoroso

Critico colto e dalla prosa elegante, Barthes ha sempre cercato nei suoi saggi di evitare i tic intellettualistici autoreferenziali di certa critica assai diffusa in quegli anni e non solo. È riuscito a trovare un felice equilibrio formale senza sacrificare, per la comunicazione, le sue intuizione più audaci e complesse. Tra gli esiti più felici c’è, per struttura e prosa, Frammenti di un discorso amoroso. Così l’ha introdotta in un’intervista degli anni ’70 lo stesso autore:

Un tempo il discorso amoroso era considerato un discorso nobile, sublime. Ci sono stati tantissimi libri che l’hanno trattato. Oggi ci sono tantissimi libri sulla sessualità, e questa non è più veramente oscena. Ci sono dei libri, dei film, c’è una considerevole apertura. Invece, al contrario, un discorso amoroso, romantico, sembrerà una cosa talmente stravagante in certi ambienti che possiamo veramente dire che è un discorso osceno, che scandalizza. C’è un rovesciamento della situazione, è il sentimentalismo che è osceno.

Scritto, come detto, nel 1977 (in Italia uscirà due anni dopo), Frammenti di un discorso amoroso si dispiega come una “serie di istantanee”. 80 voci, ordinate alfabeticamente (si parte da “Abbraccio”, e poi “Abito”, “Adorabile”, “Affermazione”, via via fino a “Voler-prendere”) che scandiscono il “discorso che un innamorato ha in testa quando ama”. Ogni voce è accompagnata da un “frammento di discorso” che l’innamorato “tiene a se stesso attraverso tutta l’avventura amorosa”: “Nell’amorosa quiete delle tue braccia”, si legge come titolo della voce “Abbraccio”; “E lucean le stelle” in quella di “Ricordo”…

All’interno di ogni lemma si trovano costanti riferimenti letterari. Goethe, PlatoneNietzsche, Gide, Hugo, Dostoevskij, Flaubert.

“E dunque un innamorato che parla e che dice”:

E lucean le stelle

Così si apre la voce “Ricordo”. Vediamo come è strutturata a grandi linee, a mo’ di esempio per tutte le altre.

Dopo il frammento di discorso (tratto dalla Tosca di Puccini), si legge “l’argomento”:

Ricordo: Rimemorazione felice e/o straziante d’un oggetto, d’un gesto, d’una scena, legati all’essere amato, e caratterizzata dall’intrusione dell’imperfetto nella grammatica del discorso amoroso

Al punto 1, Barthes spiega questo “imperfetto” del ricordo, con le parole del Werther. La citazione dell’eroe di Goethe, sebbene sia al presente, presenta “un quadro che ha già vocazione di ricordo: l’imperfetto mormora sottovoce dietro a quel presente”.

Al punto 2, con il contributo letterario della Tosca (i riferimenti, nell’edizione italiana, sono scritti in piccolo e in verticale lungo il paragrafo che li tratta), il lemma prende corpo. Dopo aver trattato la questione dell’imperfetto, si tratta una seconda accezione del “ricordo”. Il suo essere straziante. Quel momento felice “non ritornerà mai più tale e quale”. Il ricordo allora “appaga e strazia”. E così, come sintesi del suo discorso filosofico, l’imperfetto diventa il tempo della fascinazione. Un imperfetto che sembra vivo “mentre invece non si muove”. Un “teatro del tempo” lo chiama Barthes, in cui “si ricorda pateticamente, puntualmente e non filosoficamente, discorsivamente: mi ricordo per essere infelice/felice—non per capire”. Il contrario di quello che ha fatto Marcel Proust nella sua “ricerca” del tempo perduto.

Per approfondire

Oltre a Frammenti di un discorso amoroso, nell’agevole edizione Einaudi tradotta da Renzo Guidieri; per approfondire il pensiero di Roland Barthes ti consigliamo, l’indispensabile, Miti d’oggi.

Immagine di copertina | Dettaglio de “La primavera” di Pierre Auguste Cot, 1873