Francis Bacon, quando l'arte perde le forme nell’oscurità

Francis Bacon, quando l'arte perde le forme nell’oscurità

Francis Bacon ha ritratto soprattutto corpi martoriati e afflitti da una sofferenza straziante. Nei quadri del pittore irlandese ritroviamo tutta la sua vita. Bacon, infatti, era oscuro tanto nell’anima quanto nelle sue tele: ossessioni e talento nevrotico. Dalle sue esperienze scaturì una forza tragica, quasi orrorifica, che gli ha permesso di diventare uno degli artisti più oscuri e geniali del ‘900. In mostra a Roma, sino al 23 febbraio, al Chiostro del Bramante, con opere della TATE Gallery.

Francis Bacon, ritratto dell’inquietudine

Francis Bacon nasce a Dublino nel 1909. E’ rifiutato dalla sua nobile e facoltosa famiglia perché fin da adolescente, dichiara la sua omosessualità. Come tutti i ragazzi irrequieti inizia a viaggiare. Si trasferisce a Londra per completare gli studi, poi a Berlino e Parigi, le sue città preferite, dove inizia a lavorare come decoratore di interni. Ma la sua vocazione artistica arriva ben presto. E’ durante la visita ad una mostra di Picasso che decide di iniziare a fare l’artista. Torna a Londra nel 1928 e affitta uno studio dove poter dipingere. All’inizio si rifà al cubismo e al surrealismo, come nell’opera Crucifixion, del 1933, una delle sue opere più note. Ma i  suoi riferimenti sono anche Velasquez, Rembrandt e Cimabue. Nel 1934, Bacon organizza una mostra a Londra, ma i critici si scagliano contro la sua arte. Bacon è impaurito da tutta questa acredine, esita a continuare, ma fortunatamente viene selezionato per la mostra Young British Painters. Da lì ha inizio il suo successo e la sua fama di artista maledetto.

Francis Bacon fotografato da John Dekin nel 1950 (Wikipedia)

Francis Bacon fotografato da John Dekin nel 1950 (Wikipedia)

Per esempio nel 1945, durante una mostra alla galleria Lefèvre di Parigi, l’opera Tre studi di figure ai piedi di una crocifissione (1944) causa enorme scandalo. Un trittico che racconta la violenza attraverso dei corpi deformati su uno sfondo arancione. Ci sono tre creature sfigurate dal dolore: quella al centro ha la bocca dilatata in un urlo, quella a sinistra ha gli occhi bendati come resa cieca dalla tragedia e quella di sinistra è piegata su se stessa.

Insomma la rappresentazione della “carne”, ispirata alle opere di Velasquez, inonda i suoi dipinti come in Uomo con cane, del 1953. “Dipinge teste, non volti” come sottolinea Gilles Deleuze in un famoso testo.

Ogni volta che vado dal macellaio penso che è straordinario che non sia io al posto dell’animale

Uomo con cane, 1953 (wikioo.org)

Uomo con cane, 1953 (wikioo.org)

In questo periodo, Bacon è oberato dai debiti. Vive a credito con i galleristi, è un alcolizzato e ha continue crisi nevrotiche. Ma non solo, gioca compulsivamente d’azzardo e frequenta il casinò di Montecarlo tra il 1946 e il 1950. La pesantezza dei suoi dipinti non ha precedenti, come tra il 1948 e il 1949, quando realizza la serie Heads. Dal 1949 al 1956 dipinge invece venticinque papi per la famosa serie Popes, in cui spicca il capolavoro Study after Vélazquez’s Portrait of Pope Innocent X, una trasposizione del celebre dipinto dell’artista spagnolo (1650), in cui il volto trasfigurato del papa è un grido che esprime l’angoscia esistenziale della società dell’epoca.

Head, 1948 (Wikipedia)

Head, 1948 (Wikipedia)

Study after Vélazquez’s Portrait of Pope Innocent X, 1953 (Wikipedia)

Study after Vélazquez’s Portrait of Pope Innocent X, 1953 (Wikipedia)

Intanto le quotazioni di Bacon aumentano, ma lui s’indebita sempre di più. Si unisce alla Marlborough Gallery, che gli promette uno stipendio e una mostra alla Tate Gallery. L’esposizione si svolge nel 1962 in un’atmosfera gelida: il giorno prima dell’apertura, George Dyer, il suo amante, si è suicidato. John Richardson, noto storico dell’arte, scrive:

Bacon lo provocava fino a ottenere un vero e proprio collasso psicologico. Dopo, nelle prime ore del mattino, quelle che preferiva per lavorare, esorcizzava i suoi sensi di colpa, la sua rabbia e il suo rimorso realizzando immagini di Dyer che, come egli stesso amava dire, miravano a colpire il nostro sistema nervoso

Dopo questa tragedia continua ad esporre nei musei più famosi con sempre maggiore fama. Una delle sue esposizioni più importanti è quella del 1975 al Metropolitan Museum di New York, una conferma clamorosa del successo di Bacon in America. Trascorre 10 giorni a New York e incontra molti artisti, tra cui Andy Wahrol e Robert Rauschenberg.

L’artista muore a Madrid nel 1992, lasciandosi alle spalle un’eredità cruda e complessa. Come la sua vita. Sul mercato, i suoi trittici sono i più popolari. Nel 2013, Three Studies of Lucian Freud (1969) è stato venduto per 142 milioni di dollari dalla casa di aste Christie’s New York, diventando per qualche tempo, l’opera più costosa al mondo.

Three Studies of Lucian Freud, 1969 (Wikipedia)

Three Studies of Lucian Freud, 1969 (Wikipedia)

Perché le opere di Bacon sono così oscure? La poetica di Bacon

Molti gli chiedevano perché imprimesse tanta violenza e angoscia nelle sue tele. Rispondeva sempre allo stesso modo: la sua arte era frutto della mera ispirazione. Dietro ai suoi mostri con la bava alla bocca e le sue visioni oniriche infernali, non c’erano significati nascosti: per Bacon la sua arte non aveva significati reconditi. L’arte di Francis Bacon era impermeabile a qualsiasi interpretazione o banalizzazione. Nei quadri di Bacon tutto nasce dal colore e soprattutto dalle tonalità scure che demarcano i personaggi ritratti o riempiono i larghi fondali da cui le figure oscure emergono. Nero e grigio sono i suoi colori preferiti, spezzati dall’arrivo improvviso di un giallo accecante o da un’arancione brillante.

Francis Bacon e le influenze nel cinema

Per Ultimo tango a Parigi, il suo autore, Bernardo Bertolucci ha attinto all’estetica di Bacon. Infatti la scenografia e i costumi sono tutti ispirati ai suoi dipinti. Il regista non l’ha mai nascosto e ha confessato che durante le riprese era solito visitare, insieme ai suoi collaboratori, la mostra al Grand Palais dedicata a Bacon. Secondo Bertolucci, l’influenza delle opere di Bacon era stata fondamentale per riprodurre nel suo film “un’allarmante sensazione di pericolo.” E proprio per questo i titoli di testa di Ultimo Tango a Parigi scorrono su due figure di Francis Bacon, un uomo e una donna. Bacon fu molto felice di questo omaggio e dell’inserimento dei suoi quadri all’interno del film.

Ovviamente non possiamo non citare il regista David Lynch che nella sua carriera si è ispirato tantissimo all’artista irlandese. Oscuro e inquieto come Bacon, “Lynch è considerato a tutti gli effetti un pittore del cinema, e nei suoi film, il tema predominante è quello dell’innocenza intrappolata in un mondo corrotto. Corpi mutilati, teste urlanti, pezzi di carne fluttuanti, ma anche persone imprigionate all’interno di uno spazio”, come ci spiega il critico Tommaso ParapiniInsomma l’estetica di Lynch esplode tragica come in un quadro di Bacon. Basta vederla in questo frame.

Per approfondire:  Celebre il giudizio di Margaret Thatcher, che un giorno si riferì a lui come “l’uomo che dipinge quei quadri orribili”. Bacon, da parte sua, si interessava poco dell’opinione altrui. Omosessuale, brillante, passionale, cinico e crudele con l’amante George Dyer e con chi non riteneva alla sua altezza. Ecco come esce Francis Bacon da Love is the devil (L’amore è il diavolo, 1999), il film biografico scritto e diretto da John Maybury, che racconta Bacon e le sue ossessioni artistiche e amorose.

Se ti capita di passare da Dublino invece, puoi visitare il suo studio all’interno della Galleria Hugh Lane. Consiste in una grande stanza, lo studio dell’artista, trasferito a Dublino nel 1998 dal precedente indirizzo di Londra. Puoi trovare esposte opere incompiute del pittore e la famosa intervista di Melvyn Bragg. Ma anche una micro galleria con materiale recuperato e vetrine in cui sono esposti gli oggetti appartenuti all’artista.

Foto cover: ADRIAN DENNIS/AFP via Getty Images