Fred Vargas e il commissario Adamsberg: la rivoluzione del romanzo giallo

Fred Vargas e il commissario Adamsberg: la rivoluzione del romanzo giallo

Fino a pochi anni fa i protagonisti dei romanzi gialli di grande successo—almeno dalla comparsa di Sherlock Holmes—avevano caratteristiche comuni piuttosto ridondanti. Erano uomini e donne votati alla logica più ferrea: che giungevano alla soluzione dei loro casi attraverso una meticolosa analisi degli indizi. Con l’arrivo del commissario Adamsberg invece—il personaggio creato da Fred Vargas—le cose sono cambiate.

Nel 1991 uscì L’uomo dei cerchi azzurri: il primo romanzo del ciclo di Jean-Baptiste Adamsberg. Un romanzo giallo che aveva pochissimi lati in comune con i normali canoni del genere. Perché ribaltava l’intero impianto logico nel procedere della soluzione del caso.

Chi è Fred Vargas

Nata a Parigi il 7 giugno 1957, Vargas viene da una famiglia di artisti. Il padre era uno scrittore surrealista, e la sorella una pittrice. Nonostante questo, però, per molto tempo la Vargas—il cui vero nome è Frédérique Audouin-Rouzeaunon aveva avuto alcuno stimolo a coltivare il proprio lato artistico.

Laureata in Archeozoologia, e ricercatrice presso il CNRS, Vargas comincia a scrivere solo alla fine degli anni Ottanta. Nel 1986, infatti, pubblica il romanzo giallo Les Jeux de l’amour et de la mort. Ma è solo all’inizio degli anni Novanta, con il ciclo del commissario Adamsberg che riesce a creare una formula che cambierà il mondo del giallo.

I suoi romanzi gialli, al di là dei plot, sono molto particolari. Perché l’utilizzo del linguaggio, e la caratterizzazione interiore dei personaggi, è molto sviluppata rispetto ai canoni di un genere in cui è sempre la trama ad avere la meglio.

Nel corso degli anni è diventata, però, una delle autrici più apprezzate del genere. Scrivendo 14 romanzi, due raccolte di racconti, e una graphic novel.

Il ciclo del commissario Adamsberg

Nel 1991, Vargas pubblicò il primo episodio del ciclo del commissario Adamsberg. Che è andata avanti e adesso conta nove romanzi. Che hanno letteralmente stravolto il mercato editoriale del genere giallo.

I casi che la Vargas si inventa sono sempre molto complessi. E richiedono l’intervento di un investigatore che abbia la capacità di ragionare in modo diverso. Leggende sui lupi mannari, epidemie fittizie di peste, serial killer che si divertono a creare indovinelli privi di senso: l’autrice è molto brava a strutturare storie coinvolgenti e mai banali. A cui affianca sempre la profondità dei suoi personaggi.

Ma quello che innerva veramente i romanzi di questo ciclo—L’uomo dei cerchi azzurri (1991), L’uomo a rovescio (1999)Parti in fretta e non tornare (2001), Sotto i venti di Nettuno (2004), Nei boschi eterni (2006), Un luogo incerto (2008), La cavalcata dei morti (2011), Tempi glaciali (2015)Il morso della reclusa (2017)è soprattutto il metodo investigativo del suo protagonista.

Il metodo investigativo di Adamsberg

Il personaggio principale, Jean-Baptiste Adamsberg, è un detective molto particolare. Per attitudine estremamente stravagante e disordinato, il suo modo di condurre le indagini non ha niente in comune con le normali tecniche di investigazione.

Chiamato “lo spalatore di nuvole“, infatti, Adamsberg ha un modo piuttosto singolare di risolvere i suoi casi. Affidarsi totalmente al pensiero illogico. Sembra sempre sommerso dalla confusione e dai dubbi mentre assorbe gli indizi che i casi gli si presentano davanti. Fino a che le vicende non assumono un’atmosfera totalmente magmatica e indecifrabile anche per il lettore. Ed è proprio in questi momenti, grazie al suo intuito quasi onirico, che Adamsberg vede la soluzione dell’enigma. Che raggiunge tramite un tipo di ragionamento che spesso non ha niente di consequenziale, ma è solo frutto di immaginazione e intuizione. E quasi sempre regala spunti geniali, che stupiscono chi legge.

Questa tecnica narrativa è stata molto apprezzata, fin dal primo romanzo, proprio perché non lascia spazio di comprensione al lettore, fino al termine del romanzo. I classici romanzi gialli spesso fanno un uso talmente smodato della logica e dell’incastro fra gli indizi, da lasciare parecchio spazio all’intuito dei lettori. Un lettore affezionato di romanzi gialli sarà spesso portato a comprendere che piega sta prendendo la storia ancor prima che il mistero cominci a dipanarsi per i protagonisti.

La più grande dote di Adamsberg invece non è la logica, ma l’empatia. Sognatore, e sensibile, riesce a mettersi in relazione immaginifica con le persone che lo circondano e con i killer a cui sta dando la caccia. E questo gli suggerisce delle linee di pensiero che il ragionamento logico non potrebbe fornirgli. Anche quando tutti gli indizi portano verso una determinata soluzione, lui continua a perseverare con il suo metodo senza regole.

Consigli per approfondire

Oltre ai romanzi di questo ciclo—da leggere rigorosamente in ordine cronologico—ti consigliamo anche un’altra serie creata dalla Vargas. La Trilogia de I Tre Evangelisti. Formata da Chi è morto alzi la mano (1995), Un po’ più in là sulla destra (1996), Io sono il Tenebroso (1997). 

Immagini: Copertina