"Perché la guerra?" Uno splendido scambio di lettere tra Einstein e Freud

Nel 1933 lo psicologo triestino Edoardo Weiss, insieme a Giovacchino Forzano, un uomo di teatro amico di Mussolini, e alla figlia del drammaturgo, bussarono a casa di Sigmund Freud, Berggasse 19, Vienna, nella speranza che Freud prendesse in cura la ragazza, i cui sintomi di “isteria”, secondo l’opinione del medico e del patriarca, si facevano sempre più gravi. Giovacchino Forzano rimase tanto affascinato da Freud, che gli chiese in dono un suo libro con dedica a Mussolini, da consegnare al duce. Freud scelse Perché la guerra? (Warum Krieg?), siglandolo con una frase che oggi appare totalmente ironica, ma probabilmente non lo era: “A Benito Mussolini, coi rispettosi saluti di un vecchio che nel Governante riconosce l’eroe della cultura”. “Perché la guerra” è uno scambio epistolare del 1932 sulle ragioni della guerra tra Albert Einstein e Sigmund Freud, sollecitato dalla Società delle Nazioni.

Inizia così la lettera di Einstein del 30 luglio 1932, indirizzata al “caro signor Freud”.

Una domanda appare, nella presente condizione del mondo, la più urgente fra tutte quelle che si pongono alla civiltà. La domanda è: c’è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra?

L’uomo ha dentro di sé il piacere di distruggere? La domanda di Einstein

Einstein si concentra su tre punti.

Nel primo punto invoca un organismo sovranazionale “che possa emettere verdetti di autorità incontestata. E imporre con la forza di sottomettersi all’esecuzione delle sue sentenze”:

Essendo immune da sentimenti nazionalistici, vedo personalmente una maniera semplice di affrontare l’aspetto esteriore, cioè organizzativo, del problema: gli Stati creino un’autorità legislativa e giudiziaria col mandato di comporre tutti i conflitti che sorgano tra loro. Ogni Stato si assuma l’obbligo di rispettare i decreti di questa autorità. Di invocarne la decisione in ogni disputa. Di accettarne senza riserve il giudizio e di attuare tutti i provvedimenti che essa ritenesse necessari per far applicare le proprie ingiunzioni.

Nel secondo punto si chiede come una minoranza che guadagna con la guerra riesca a convincere le masse.

Com’è possibile che la minoranza riesca ad asservire alle proprie cupidigie la massa del popolo, che da una guerra ha solo da soffrire e da perdere? […] Una risposta ovvia a questa domanda sarebbe che la minoranza di quelli che di volta in volta sono al potere ha in mano prima di tutto la scuola e la stampa, e perlopiù anche le organizzazioni religiose.

Nel terzo punto, ammettendo che la “massa” si lasci persuadere fino “all’olocausto di sé”, ammette che “l’uomo ha dentro di sé il piacere di odiare e di distruggere“. Quindi domanda a Freud:

Vi è una possibilità di dirigere l’evoluzione psichica degli uomini in modo che diventino capaci di resistere alle psicosi dell’odio e della distruzione?

Gli uomini per Einstein sono tutti gli uomini. Anche gli intellettuali, che per il fatto di avere, secondo lui, un contatto indiretto con la realtà, sono i primi a cedere alle “suggestioni collettive”.

Freud: i legami emotivi di una comunità possono vincere la violenza

La replica di Freud—profuso nel dichiarare modestamente la propria inettitudine a rispondere concretamente a tali domande stringenti—è molto più lunga della lettera di Einstein. Probabilmente perché espone alcune delle sue teorie, che nel 1932, a differenza di oggi, non erano di pubblico dominio.

Nella storia ha dominato “il predominio del più forte“, che è un modo per tenere insieme una comunità. C’è per Freud una sola strada per passare dalla violenza al diritto.

Lo strapotere di uno solo può essere bilanciato dall’unione di più deboli. L’union fait la force. […] Vediamo così che il diritto è la potenza di una comunità.

Tuttavia perché si compia questo passaggio “deve adempiersi una condizione psicologica”. Questa è una parte essenziale del messaggio di Freud, dove ritroviamo il concetto-chiave di identificazione.

Nel riconoscimento di una comunione di interessi s’instaurano tra i membri di un gruppo umano coeso quei legami emotivi, quei sentimenti comunitari sui quali si fonda la vera forza del gruppo. Con ciò, penso, tutto l’essenziale è già stato detto: il trionfo sulla violenza mediante la trasmissione del potere a una comunità più vasta che viene tenuta insieme dai legami emotivi tra i suoi membri.

Eros e Thanatos, vita e distruzione

Sul primo punto—l’importanza di un organismo sovranazionale—Einstein e Freud sono sostanzialmente d’accordo. Freud nota però che la Società delle Nazioni vorrebbe tenere insieme le comunità solo attraverso il richiamo a princìpi ideali, rifiutando la coercizione violenta. Se è possibile che ideali senza violenza garantiscano la pace, Freud è pessimista (come al solito). Poiché secondo lui “è un errore di calcolo non considerare il fatto che il diritto originariamente era violenza bruta e che esso ancor oggi non può fare a meno di ricorrere alla violenza”.

A questo punto Freud può rispondere all’altra domanda di Einstein, sulla tendenza all’odio e alla distruzione. Anche qui, Freud è d’accordo. Propone di darne un modello con la sua teoria delle pulsioni.

Come ti abbiamo già raccontato, Eros e Thanatos, vita e distruzione, non agiscono isolate in questo quadro.

Alla pulsione distruttiva si addice il nome di pulsione di morte, mentre le pulsioni erotiche stanno a rappresentare gli sforzi verso la vita.

Due “soluzioni indirette” di Freud contro la guerra

Freud rivendica l’importanza della pulsione distruttiva nel proporre due soluzioni “indirette” al problema della guerra.

La prima soluzione parte dalla teoria delle pulsioni:

 Se la propensione alla guerra è un prodotto della pulsione distruttiva, contro di essa è ovvio ricorrere all’antagonista di questa pulsione: l’Eros. Tutto ciò che fa sorgere legami emotivi tra gli uomini deve agire contro la guerra. Questi legami possono essere di due tipi. In primo luogo relazioni che pur essendo prive di meta sessuale assomiglino a quelle che si hanno con un oggetto d’amore. La psicoanalisi non ha bisogno di vergognarsi se qui parla di amore, perché la religione dice la stessa cosa: “ama il prossimo tuo come te stesso […] L’altro tipo di legame emotivo è quello per identificazione. Tutto ciò che provoca solidarietà significative tra gli uomini, risveglia sentimenti comuni di questo genere, le identificazioni. Su di esse riposa in buona parte l’assetto della società umana.

La seconda soluzione è per sua stessa ammissioni un’utopia.

La condizione ideale sarebbe naturalmente una comunità umana che avesse assoggettato la sua vita pulsionale alla dittatura della ragione. Nient’altro potrebbe produrre un’unione tra gli uomini così perfetta e così tenace, perfino in assenza di reciproci legami emotivi.

Sappiamo, in effetti, che gli appelli alla ragione umana nella storia sono ascoltati molto raramente.

Qui trovi il piccolo libro “Perché la guerra?”, che, oltre alle lettere, contiene anche due saggi di Freud. 

Immagini di Copertina: 1 e 2