Gabriel García Márquez: lo scrittore che ha fondato il realismo magico

Gabriel García Márquez: lo scrittore che ha fondato il realismo magico

Fra gli anni Sessanta e Settanta, il mondo dell’editoria mondiale vide il boom di una serie di autori sudamericani. Fondatori di un movimento che passerà alla storia come “magico-realista“. I quattro autori principali di questo movimento erano Julio CortázarCarlos FuentesMario Vargas Llosa e Gabriel García Márquez.

Fra questi, quello più famoso al grande pubblico è sicuramente Márquez. Il colombiano, infatti, fu il primo a vincere il premio Nobel per la letteratura nel 1982 (poi vinto anche da Llosa nel 2010). Oltre ad aver scritto uno dei romanzi simbolo di questo movimento: Cent’anni di solitudine.

La giovinezza, la passione letteraria e la carriera da giornalista

Nato ad Aracataca, in Colombia, il 6 marzo 1927, Márquez è cresciuto in una famiglia molto numerosa. Primo di sedici figli, durante l’infanzia il futuro scrittore viene affidato ai nonni materni. Il nonno, appassionato di letteratura e di fiabe, lo cresce trasmettendogli l’amore per la storie e la narrativa.

Dopo essersi diplomato, nel 1947 Márquez decide di iscriversi alla facoltà di giurisprudenza di Bogotà. Dopo pochi mesi, però, decide di abbandonare l’università. La sua vera vocazione è la scrittura, e alla fine degli anni Quaranta si trasferisce a Cartagena, e inizia a collaborare come giornalista al quotidiano El Universal.

L’attività giornalistica forma lo scrittore Márquez. Le cui collaborazioni crescono fino a farlo debuttare su grandi quotidiani impegnati politicamente, come El Espectador e Prensa Latina. Esperienze che poi lo spingeranno a trasferirsi prima in Europa come corrispondente, e infine in Messico. Nel 1955, finalmente, debutta con il suo primo romanzo: Foglie morte.

Le prime opere e Cent’anni di solitudine

Il Messico è stata la patria letteraria di Márquez. Dopo i primi lavori dallo stile minimalista—come Nessuno scrive al colonnello, e La mala ora—a Città del Messico Márquez scrive il suo più grande capolavoro: Cent’anni di solitudine, pubblicato nel 1967.

Il romanzo è una specie di manifesto del realismo magico. Vi si racconta la storia del villaggio immaginario di Macondo, e della proliferazione della famiglia Buendia. È una saga familiare che si lega al mito, e allo stesso tempo all’allegoria. Il tutto intriso di quella che diventerà una delle qualità più apprezzate di Márquez come scrittore: la capacità di raccontare anche le vicende più profonde mantenendo una vena ironica.

Questo romanzo ha il merito di far conoscere lo scrittore in tutto il mondo: un capolavoro che viene letto e riletto ancora oggi. Márquez diventa uno degli scrittori sudamericani più apprezzati, e i suoi libri cominciano a diventare best seller. Da Racconto di un naufrago (1970) a L’autunno del patriarca (1975) fino a Cronaca di una morte annunciata (1980) i suoi romanzi sono sempre un avvenimento.

Il successo mondiale

Nel 1982—lo stesso anno in cui a Stoccolma riceve il premio Nobel per la letteratura—lo scrittore pubblica poi il suo secondo capolavoro: L’amore ai tempi del colera. Il libro intreccia allo stesso tempo le vicende personali di Florentino Ariza (e il suo amore senza tempo per Fermina Daza) e ripercorre un pezzo di storia del Novecento.

Il successo di questo romanzo fu unico: tradotto in tutto il mondo, le tirature di ristampa raggiunsero cifre milionarie. Il talento immenso dello scrittore colombiano nel saper miscelare epica, storia e sentimento fece colpo sui lettori di ogni parte del pianeta.

Dal 1989 fino al 2004, Márquez pubblicherà altri quattro romanzi. Il generale nel suo labirinto (1989), Dell’amore e di altri demoni (1994), Notizia di un sequestro (1996) e Memoria delle mie puttane tristi (2004). Nel 2002, inoltre, pubblicò l’inizio della sua biografia: Vivere per raccontarla. Muore a Città del Messico, il 17 aprile 2014.

Immagini: Copertina