Gaetano Scirea: il campione gentile che fece piangere l'Italia

Gaetano Scirea: il campione gentile che fece piangere l'Italia

Nella storia del calcio italiano sono pochissimi i calciatori che possono dire di avere vinto tutto a livello di club e Nazionale. E fra questi c’è Gaetano Scirea, celebre difensore della Juventus, che tolto l’Europeo per Nazionali ha vinto ogni singola competizione. E lo ha fatto distinguendosi come uno dei difensori più forti del suo tempo.

Ma al di là dei suoi meriti tecnici e sportivi, sono soprattutto l’eleganza e la correttezza che si ricordano di Gaetano Scirea. Un giocatore dai modi raffinati dentro e fuori dal campo, che ha incarnato una generazione di sportivi, e che è scomparso in modo tragico troppo giovane. Commuovendo l’Italia intera.

La carriera

Cresciuto calcisticamente nell’Atalanta, Scirea veniva impiegato inizialmente come centrocampista centrale. Dotato di ottima tecnica e visione di gioco. Debuttando nei professionisti, però, era stato arretrato nel ruolo di libero difensivo, perché da quella posizione poteva impostare il gioco fin dalle prime fasi.

Simile nelle movenze e nello stile a Franz Beckenbauer, Scirea era stato acquistato dalla Juventus nel 1974. Il presidente dell’Atalanta, molto amico di Giampiero Boniperti—dirigente della Juventus—decise di accompagnarlo personalmente alla firma del contratto. “Questo te lo porto io,” disse a Boniperti, “perché è un calciatore speciale.”

Il presidente dell’Atalanta non intendeva solo come giocatore: fin da giovane Scirea si era fatto notare anche come leader silenzioso dello spogliatoio. Era silenzioso sì, ma trovava sempre la parola giusta per incoraggiare o rincuorare i compagni. Disponibile, educato, corretto: non erano soltanto i compagni ad apprezzarlo, ma anche gli avversari.

Soprattutto perché Scirea era un calciatore estremamente corretto. Nel corso della sua lunga carriera, giocata sempre ai massimi livelli, non fu mai espulso dal campo di gioco. Una caratteristica rarissima per un difensore, obbligato a dover arginare gli attaccanti avversari anche con l’irruenza fisica. La sua correttezza, però, non era da valutare come mancanza di tenacia: la forza del gioco di Scirea stava tutta nel suo tempismo. Non aveva bisogno di contrastare con i falli gli avversari, perché li anticipava prima ancora che toccassero la palla.

Con la sua guida difensiva, in vent’anni di calcio, aiutò la Juventus e l’Italia a vincere tutto. Sette campionati italiani, due coppe Italia, più tutte le competizioni organizzate dalla Uefa per club. Oltre ovviamente al titolo di Campione del mondo nel 1982, dove ebbe modo di incarnare l’esempio per il suo successore naturale, il giovane Franco Baresi.

La tragica scomparsa

Una volta chiusa la carriera da calciatore, Scirea rimase all’interno dell’organigramma della Juventus come allenatore in seconda. Il club voleva premiare il suo esempio, e formarlo come futuro allenatore della squadra bianconera. Il suo ruolo prevedeva di andare a osservare gli avversari della Juventus prima di affrontarli. Per questo motivo il 3 settembre del 1989 si recò in Polonia, per osservare il Górnik Zabrze, avversario della squadra bianconera in Coppa Uefa.

Durante il ritorno a Varsavia, dopo la gara, l’auto su cui viaggiava fu tamponata da un camion e dopo l’impatto prese fuoco. I soccorsi furono inutili, e a causa delle gravissime ustioni riportate Scirea morì in ospedale. A soli 36 anni.

L’annuncio venne dato in diretta durante la Domenica Sportiva da Sandro Ciotti, e gelò il pubblico italiano. In studiò era presente Marco Tardelli, suo compagno di squadra per oltre un decennio, che decise di abbandonare la trasmissione per lo shock. Nei giorni seguenti tutto il mondo sportivo si unì al cordoglio. Non era scomparso soltanto un grande campione, ma un esempio di sportività e integrità umana.

Immagini: Copertina