Umberto Galimberti: perché quando amiamo siamo folli?

Umberto Galimberti: perché quando amiamo siamo folli?

Il filosofo Umberto Galimberti ha raccontato spesso nei suoi libri l’amore e le sue implicazioni psicologiche e irrazionali. Per esempio ha cercato di rispondere alle domande che frequentemente definiscono una relazione a due: quando si dice “ti amo” che cosa si intende di preciso? E soprattutto chi parla? Il mio desiderio, la mia idealizzazione, la mia dipendenza, il mio eccesso o la mia follia? Nel definire questo sentimento così variopinto, come tante pennellate su una tela bianca, il filosofo ne ha declinato le varie sfumature partendo dalla filosofia antica e dai suoi insegnamenti. Platone in primis ha identificato l’amore con la follia nella sua opera Il Simposio e ha stabilito che l’amore è la più eccelsa e la più divina delle follie. Ma allora come salvarsi da questa follia? Eros e follia come definiscono la relazione?

Follia, amore e filosofia: l’insegnamento di Platone

Per Galimberti, è Platone a stabilire il nesso tra amore e follia. La più divina delle follie, l’amore, parte dall’assunto che l’amore lo viviamo e lo alimentiamo non con la nostra parte razionale, ma con quella irrazionale. Non è un caso se gli innamorati usano espressioni figurate del tipo: “mi fai perdere la testa”, “mi fai impazzire”; anche nel linguaggio popolare c’è questa connessione linguistica tra amore e follia. La follia è quella parte inconscia di noi stessi che il sentimento amoroso tira fuori. Amando l’altro si rivela tutta la nostra follia e il nostro perdere ogni freno inibitore. Secondo Galimberti dire “ti amo” può voler dire molte cose: “sei la compagna della mia vita” come anche “ho una situazione economica risolta”, “me ne sono andato da casa dei genitori”, “riesco più facilmente a prender sonno”, ecc. C’è una ricca gamma di sfumature nell’enunciare questa espressione, talvolta equivoca e plurisignificante, che, sempre rimanendo nella metafora della tavolozza del pittore, può dar vita ad una tela con pennellate di molti colori, dense e pastose come quelle di Picasso oppure fluide e delicate come gli acquarelli di Monet.

L’atopia, la follia d’amore per gli antichi greci

Il termine Atopia viene dal greco “átopos” che vuol dire fuori luogo. E’ Socrate ad utilizzare questa espressione per la prima volta e lo fa per intendere un moto a luogo dell’anima: infatti quando parliamo delle cose d’amore dobbiamo necessariamente andare fuori dal proprio Io, fuori dal luogo della ragione. L’amore è una sorta di dislocazione dalla razionalità e l’atopia di cui io parla Socrate è questa. Se vuoi parlare d’amore devi per forza uscire fuori dalla razionalità dei discorsi perché l’amore non abita l’ordine razionale delle cose.

Platone ha inventato il concetto di ragione ma l’amore abita la follia: “I doni più grandi ci vengono dalla follia, data per dono divino”. La ragione è un sistema di regole utili alla società per rendere univoco il linguaggio, togliendo l’angoscia dell’imprevedibile e per prevenire il comportamento umano. La follia invece ha una polivalenza di significati e per questo non si può prevedere, non sta al principio di non contraddizione. Per i Greci, gli Dei sono folli e possono fare tutto e il contrario di tutto, gli umani invece sono razionali. Eraclito per esempio dice “Dio è giorno e notte, sazietà e fame, guerra e pace”, mentre l’uomo ritiene giusto una cosa e ingiusta l’altra: questa è la grande differenza tra dei e umani. La follia d’amore è rappresentata da Platone come un mediatore tra la parte razionale e la parte folle che ci abita. La parte folle è in ognuno di noi, è il nostro inconscio, i sogni, il teatro della follia a cui ogni notte assistiamo. Gli innamorati parlano del loro sentimento in modo ambiguo, il linguaggio diventa confuso, ansiogeno, ricco di simboli, la ragione è messa fuori gioco. Anche la dimensione erotica è una sospensione della razionalità.

Perché ci si innamora?

Perché non ci si innamora di chiunque? Ci innamoriamo solo di chi ha intercettato la qualità della nostra follia e perciò ci consente di scendere in essa, confidando che ci aiuti a riemergere. Per cui l’amore non è tra me e te, ma tra me e la mia follia, grazie a te che me l’hai svelata. E se siamo in due che ce la siamo svelata ecco che siamo in una condizione d’amore. Nella follia non ci si va da soli: all’Inferno per esempio Dante si fa accompagnare da Virgilio. Galimberti infatti spiega che quando si entra nella follia, si esce ma non si è più quelli di prima. Ecco perché Platone sostiene che l’amore è generativo: non tanto perché dà figli quanto perché rinnova il tuo io. E si può vivere finché amore accade, non quando non accade più. Non dimentichiamo che amore è a mors, almeno per l’etimologia latina, “privazione di morte”. Amore è relazione, soprattutto per i Greci che non avevano il concetto di Io. Per Aristotele l’uomo è animale sociale e se non lo fosse sarebbe o bestia o dio, un dio infelice perché non sa con chi parlare. Secondo l’antico mito greco dell’androgino, esposto nel Simposio di Platone: “L’uno è una mutilazione del due, che viene prima. Ciascuno di noi è un due di partenza, nasciamo da un due. E allora, divisi in due, ognuno cerca l’altro, la ricomposizione dell’antica unità“.

L’amore platonico non è un sentimento spirituale

Infine per Galimberti bisogna diffidare di chi intende l’amore platonico come una cosa spirituale, un incontro di sguardi. In Platone e in generale nel mondo greco, si parla chiaramente di sessualità che non è vissuta negativamete, come nella tradizione culturale degli ultimi secoli. La sessualità è bellezza e gioia: e non è un caso che le statue greche siano nude, senza alcun tipo di problema legato alla pudicizia. L’uomo originario, dice Platone, si ricompone proprio nell’atto amoroso. Tragicamente, però: ogni abbraccio, ogni amplesso è memoria dell’antica unità, l’antica unità del mito dell’androgino, un tentativo di ricomporla ma anche una sconfitta. Finisce sempre così: due corpi si separano e tornano a essere non più un essere umano, ma il simbolo di un essere umano diviso.

Per approfondire: ti consigliamo la lettura dei libri del professore Galimberti: Le cose dell’amore e Eros e Follia (con dvd), che raccontano le declinazioni dell’amore in tutte le sue sfumature, psicologiche e filosofiche.

Cover: Wikipedia