Gertrude Stein: guida alla scrittrice che ha lanciato Hemingway

Gertrude Stein: guida alla scrittrice che ha lanciato Hemingway

Gertrude Stein è stata una delle penne più sensibili e importanti della storia americana. Il suo contributo allo studio del linguaggio ha portato grande linfa alla letteratura modernista. Punto di riferimento di tutti gli artisti statunitensi espatriati a Parigi durante gli anni Venti, le sue opinioni e i suoi consigli furono decisivi per indirizzare il lavoro di moltissimi scrittori. Fra cui Ernest Hemingway e Francis Scott Fitzgerald.

Nata il 3 febbraio 1874 a Pittsburgh, da una facoltosa famiglia di origine ebraica, durante l’infanzia segue una rigida educazione accademica improntata sulle scienze. Studia psicologia e medicina alla Johns Hopkins. La formazione scientifica, però, le serve soprattutto per vedere con occhi diversi l’approccio alla letteratura che è in realtà la sua vera passione.

Laureata nel 1897, pochi anni più tardi decide di trasferirsi a Parigi. È una delle prima artiste americane a fondare una piccola colonia che con il passare degli anni si ingigantisce a dismisura. Qui comincia a scrivere con grande continuità, perseguendo il suo sogno di trasformare il linguaggio. Conosce colei che sarà il grande amore della sua vita, Alice B. Toklas.

Tre esistenze

Nonostante la grande prolificità della scrittrice, sono soprattutto tre i lavori che hanno contraddistinto la sua carriera. Uno è il suo primo romanzo, Tre esistenze, uscito nel 1908. I tre racconti seguono le storie di altrettante donne che conducono una vita imbrigliata dalle regole sociali. L’ottuso rispetto delle aspettative e delle norme imposte dalla cultura dominante sopprime la loro libertà. Ogni storia segue una piega tragica.

Non è soltanto il libro che più comunica la filosofia di vita di Stein—che ha sempre perseguito la massima opposizione ai costumi conservatori, sia nella propria arte che nella vita privata. Ma anche il suo manifesto artistico. Le classiche regole di trama e dello scorrere del tempo sono completamente annientate. La struttura non segue il ritmo a cui sono abituati i lettori, e la scrittura, basandosi sulla concezione del tempo di Henri Bergson, è quasi priva di punteggiatura.

C’era una volta gli americani

Il secondo libro più importante di Stein è C’era Una Volta Gli Americani, un’indagine profonda e sottile sulla psicologia sistemica. L’indagine sperimentale di Stein, però, non si ferma soltanto alla sostanza dei protagonisti, ma si estende—proseguendo la sua ricerca—anche a quella della narrativa stessa. Utilizza le tecniche della metanarrativa per riflettere sulla dinamiche che compongono un racconto e sugli obiettivi che questo si prefigge.

L’Autobiografia di Alice B. Toklas

Il terzo romanzo, simbolo di Gertrude Stein, è quello più personale e sentito che abbia mai scritto: L’autobiografia di Alice B. Toklas. In realtà di autobiografico il libro non ha niente: è il racconto della vita della sua compagna di vita. È uno stratagemma per riflettere sul modo in cui le persone ci vedono da fuori, e su come i rapporti umani condizionano la nostra identità.

È anche il libro più accessibile della scrittrice americana: che utilizzò una scrittura meno involuta sia per rendere il racconto più personale, sia perché stava cercando di rispettare delle tempistiche di consegna molto serrate. Il libro, infatti, viene scritto in sole sei settimane. È il primo lavoro di Stein pubblicato su una rivista di settore—l’Atlantic Monthly—e anche quello che ottiene il maggior successo di pubblico.

Scomparsa nel 1946, a 72 anni, nella sua casa di Parigi, l’impatto di questa eccentrica scrittrice sulla letteratura americana è stato enorme: non soltanto per il suo studio sistematico e a tratti estremo della narrativa e del linguaggio, ma anche per aver guidato e consigliato grandi talenti. Come Sherwood AndersonJohn Dos Passos.

Immagini: Copertina