Gian Maria Volonté, l'attore simbolo del cinema di impegno civile

Gian Maria Volonté, l'attore simbolo del cinema di impegno civile

I grandi interpreti del cinema italiano si sono sempre distinti perché, ognuno a modo proprio, hanno saputo rappresentare intere generazioni. Anna Magnani, Alberto Sordi e Marcello Mastroianni sono diventati famosi non solo per il loro talento, ma anche perché gli italiani si rivedevano in loro. E in questa tipologia di attori, rientra anche Gian Maria Volonté.

Attore estremamente versatile e camaleontico—riusciva a passare senza problemi dai ruoli negli spaghetti western ai film di impegno civile—Volonté è stato uno degli interpreti più importanti del nostro cinema.

Nato a Milano il 9 aprile 1933, Volonté si diploma all’Accademia d’arte drammatica di Roma nel 1957 e fin da subito inizia a lavorare per la televisione e soprattutto per il teatro. Interpreta i drammi di Shakespeare e le commedie di Goldoni, diretto dai maggiori registi teatrali, tra cui Luca Ronconi.

Esordisce sul grande schermo nel 1960 con Sotto dieci bandiere di Duilio Coletti, e l’anno successivo appare nel provocatorio A cavallo della tigre di Luigi Comencini.

Nel 1962 Gian Maria Volonté ottiene il suo primo ruolo da protagonista nel film Un uomo da bruciare, diretto dai fratelli Taviani e da Valentino Orsini e viene premiato dalla critica al festival di Venezia. Dopo aver recitato ed essersi fatto notare con Il terrorista di Gianfranco De Bosio, Volonté accetta il ruolo offertogli da Sergio Leone in Per qualche dollaro in più (1965).

Poliedrico e versatile, sempre perfetto nei toni e mai sopra le righe, Gian Maria Volonté inizia così una rapida ascesa, interpretando una galleria di personaggi indimenticabili per stile e misura. Nel 1967 interpreta “l’intellettuale distaccato” di A ciascuno il suo, grazie al quale conquista il Nastro d’Argento.

Dopo Banditi a Milano (1968) e I senza nome (1970), Gian Maria Volonté si cimenta nel ruolo che probabilmente lo rende immortale per il pubblico italiano: il capolavoro di Elio Petri, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Premiato nel 1970 con l’Oscar per il miglior film straniero, in questo lavoro Volonté interpreta il ruolo di un poliziotto corrotto.

A questo punto della carriera, l’attore milanese si presta soprattutto al cinema di impegno civile: recita in film come Uomini controSacco e Vanzetti (insieme al grande Riccardo Cucciolla), Giordano BrunoLa classe operaia va in paradiso, Sbatti il mostro in prima paginaIl caso Mattei e Todo Modo.

Le sue apparizioni negli anni Ottanta diminuiscono, ma riesce comunque a conquistare un premio a Cannes, con La morte di Mario Ricci (1983). Successivamente veste i panni di Aldo Moro ne Il caso Moro (1986) di Giuseppe Ferrara e si distingue con un’altra delle sue indimenticabili interpretazioni in L’opera in nero (1988).

Nel 1990 riceve il premio Felix come miglior attore europeo con Porte aperte di Gianni Amelio, ma la sua grande carriera purtroppo è alla fine. Il 6 dicembre 1994 Gian Maria Volonté muore in Grecia, sul set de Lo sguardo di Ulisse di Theodoro Angelopoulos, lasciando un vuoto incolmabile nel cinema italiano.

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