I sontuosi giardini di Petra ritornati alla luce

I sontuosi giardini di Petra ritornati alla luce

Patrimonio dell’umanità, parco nazionale, meraviglia del mondo moderno. Sono solo alcuni titoli che in epoca recente sono stati attribuiti a Petra, la “Variopinta”, il più importante sito archeologico della Giordania.

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Ubicato a circa 250 chilometri dalla capitale Amman, questo luogo fu nell’antichità prima una città edomita, poi capitale dei Nabatei. Si pensa però che i primi insediamenti siano avvenuti addirittura tra l’VIII e l’inizio del VII secolo a.C.

Prima che venisse completamente abbandonata—famiglie beduine a parte—a causa della decadenza degli scambi commerciali, Petra si era affermata come fiorente centro grazie alla sua posizione strategica. Si trovava, infatti, all’incrocio di due importanti vie mercantili: una collegava il Golfo Persico a Gaza, l’altra il Mar Rosso a Damasco. In pratica, era un punto in cui i commercianti dell’epoca potevano trovare ristoro dopo lunghe traversate in mare o nel deserto.

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Panorama di Petra via

Oltre a essere dei grandi uomini d’affari, i Nabatei erano inoltre degli ottimi scultori: templi, case e perfino le tombe venivano interamente realizzate nella roccia. Oggi, il monumento più apprezzato è El Khasneh Al Faroun—che tradotto dall’arabo significa “il tesoro”. Secondo la leggenda, si tratta di una sorta di facciata dove nell’urna posta alla sommità il faraone aveva nascosto qualcosa di molto prezioso e misterioso.

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Il tempio grande di Petra via

Tra le più recenti scoperte fatte nel sito, è da citare il “ritorno alla luce” di una grande piscina e un giardino monumentale realizzati 2000 anni fa per celebrare i regnanti dell’epoca. Si tratta di un’ulteriore conferma del fatto che gli abitanti fossero egregiamente in grado di razionalizzare l’acqua nel deserto, utilizzandola addirittura per costruire impianti idraulici e di irrigazione artificiale.

“La piscina rappresenta il capolinea di un acquedotto che trasportava acqua da una delle sorgenti, situata sulle colline al di fuori di Petra”, ha spiegato Leigh-Ann Bedal, docente di antropologia al Penn State Behrend College. “L’architettura monumentale della piscina e il giardino verdeggiante celebravano visivamente il successo dei Nabatei nel fornire acqua alla città”.

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