Giochi dell'eternità: la trilogia che ha svelato il talento di Antonio Moresco

Giochi dell'eternità: la trilogia che ha svelato il talento di Antonio Moresco

Tutta la nostra cultura, la nostra forma mentis, la nostra civiltà si basa su un’antinomia—la vita da una parte, la morte dall’altra. E tutto si raffredda sempre più perché c’è un allentamento dei corpi, anche di quelli mentali. Io faccio il percorso inverso. Vado verso la contrazione, la fusione, il calore bianco. Quello che c’è nella radice della fiamma—che è così calda che non brucia, è pura luce.

Antonio Moresco è sicuramente uno degli scrittori italiani contemporanei più importanti. Uno scrittore difficile, che ha compiuto un percorso tortuoso: incurante delle mode letterarie. Ha sempre perseguito un proprio progetto narrativo, cercando di trasporre, attraverso i suoi libri, quello che per lui ha significato nell’esistenza umana.

E lo ha fatto soprattutto con la trilogia Giochi dell’eternitàUn progetto che lo ha visto impegnato in un arco di tempo lungo più di 30 anni, e che comprende i suoi tre romanzi più importanti: Gli Esordi, Canti del caos e Gli increati. È un’opera gargantuesca, che non gioca mai al ribasso e chiede al lettore uno sforzo enorme. Non soltanto di lettura, ma anche di immaginazione. Perché ricompone ed espande la visione del tutto di Moresco: la visione dell’Increato.

La vita

Nato a Mantova il 30 ottobre 1947, della prima parte della vita di Moresco si può dire che sia stata una lunga serie di apprendistati. Educato in un istituto religioso, durante l’adolescenza credeva che la sua strada si sarebbe concretizzata nel sacerdozio.

Dopo una crisi di fede, decide di lasciare il seminario e comincia la parte “politica” della sua vita. Milita per lungo tempo nella sinistra extraparlamentare, mentre si mantiene con ogni tipo di lavoro e compie una vita errabonda. Alla fine degli anni Settanta si ritrova a Milano, con una moglie e una figlia piccola, e decide di cambiare vita e chiudere anche questa seconda parentesi della sua vita.

Il terzo apprendistato di Moresco è quello letterario. Senza lavoro, e con un istruzione precaria, Moresco comincia a dedicarsi alla scrittura. Scrive a mano, di notte, seduto nel bagno del monolocale che ha affittato insieme alla famiglia a Milano. Per 15 lunghi anni i suoi tentativi di proporre i suoi lavori alle case editrici naufragano: nessuno lo considera.

Nel 1984 inizia a lavorare al suo grande progetto narrativo, partendo dall’incipit di un primo romanzo: Gli esordi. Che viene pubblicato, però, solo nel 1998. Da qui in poi la sua carriera prende una svolta inaspettata: nel giro di 20 anni pubblica altri sei romanzi e cinque raccolte di racconti. Il suo ultimo romanzo, L’addio, è uscito nel 2016

Giochi dell’eternità

Il corpus centrale della sua opera comunque—quella a cui ha dedicato quasi tutta la carriera—rimane la famosa trilogia Giochi dell’eternità. È complicato riuscire a raccontare di cosa parlano i romanzi che la compongono, perché il fulcro di questo progetto non è solo la mera trama. I romanzi di Moresco compiono un viaggio all’interno, e soprattutto all’esterno, della conoscenza umana.

Ognuno dei tre romanzi è suddiviso in tre parti. E ci sono personaggi—come il Gatto o la Pesca—e situazioni che ritornano ciclicamente all’interno della narrazione.

Gli esordi

Il primo, Gli esordi, ricostruisce appunto gli apprendistati di Moresco. Il protagonista nelle tre parti del romanzo passa attraverso tre fasi vitali: quella del sacerdozio, quella della militanza politica, e quella artistica e letteraria.

Si muove nel mondo attraverso i sensi, sperimenta e osserva. Incontra tutti i protagonisti principali del romanzo: che lo traviano, lo ispirano, e lo guidano. È una continua tensione verso la vita, anche se spesso fallimentare.

Canti del caos

Il secondo romanzo, Canti del caos, si apre con il protagonista de Gli esordi alle prese con un editore che lo circuisce. E lo spinge verso una perdizione artistica che diventa caos. A questo punto il filo lineare della narrazione di Moresco si frammenta: la seconda parte della trilogia diventa una pazza corsa di azioni e personaggi che si alternano. Con violenza, sesso e mercificazione che intasano tutto il reale. Il tempo si dilata e si contrae continuamente, e si ha una traslazione del reale: la seconda parte del romanzo, infatti, si apre con Dio che incarica un’agenzia pubblicitaria di vendere la Terra, e con tutti i personaggi che si legano in uno strano miscuglio narrativo in cui è difficile intravedere—a una prima lettura—un fine.

Ma Canti del caos è sostanzialmente una parte centrale e preliminare del finale della trilogia. Mostra il frammentarsi della vita adulta, e il dilatarsi e rattrappirsi continuo della nostra coscienza e della prospettiva della morte.

Gli increati

Il terzo romanzo, Gli increati, è interamente basato sul dualismo fra vita e morte. Il protagonista inizia il racconto dell’ultima parte della trilogia raccontando la sua morte e il suo viaggio nel mondo dei morti. Qui viene a conoscenza del fatto che il Dio dei vivi è differente dal Dio dei morti, e che sta per scoppiare una guerra fra i due mondi.

Viene quindi ritrasformato nel mondo dei vivi, dove avviene il grande scontro—in cui incontra figure storiche come Che Guevara, Pasolini, Aldo Moro e Lenin—che però non ha un culmine, se non nel concetto di increazione.

Consigli di lettura

Giochi dell’eternità è sicuramente una lettura impegnativa, anche se progressiva. Quindi il nostro consiglio è quello di assaggiare la scrittura di Moresco prima di affrontarla. Partendo magari da una delle sue opere minori, come Zio Demostene. Un romanzo biografico che sicuramente rappresenta l’opera più accessibile di Moresco.

Immagini: Copertina